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Trump e Big Tech: firmato l’accordo sulla Superintelligenza

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A Washington l’intelligenza artificiale si è seduta a tavola con il potere politico. Il presidente Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca i leader di Big Tech per un pranzo che si è chiuso con un patto di autoregolamentazione firmato da tutti i presenti. Nello stesso momento a San Francisco OpenAI teneva la sua conferenza annuale, e il clima generale oscillava tra allarmi sui rischi esistenziali della tecnologia e promesse di innovazione senza precedenti.

Al tavolo, accanto a Trump, c’erano il vicepresidente Vance e diversi ministri. Sul fronte delle aziende la lista era impressionante: Mark Zuckerberg per Meta, Jensen Huang per Nvidia, Sundar Pichai per Google, Satya Nadella per Microsoft, Greg Brockman per OpenAI, Dario Amodei per Anthropic, Alex Karp per Palantir e Lisa Su per Amd, oltre a Elon Musk e Jeff Bezos. Praticamente tutti i titani del settore nella stessa stanza. Presenti anche Tom Brown, cofondatore di Anthropic, il segretario al Commercio Howard Lutnick, lo speaker della Camera Mike Johnson, Jay Clayton come direttore dell’Intelligence nazionale e la capostaff della Casa Bianca Susie Wiles.

L’accordo sulla Superintelligenza e il ruolo delle aziende

Il messaggio del presidente è stato diretto. «Siamo avanti, dominanti sulla Cina e su tutti gli altri e voglio che le cose restino così», ha dichiarato, aggiungendo che il Paese non intende arrendersi davanti alle paure su quello che la tecnologia potrebbe fare. A fine pranzo è arrivato l’annuncio di un’intesa con le aziende che rinomina l’AI, perché secondo Trump «non è artificiale, e su questo siamo tutti d’accordo».

Il cosiddetto accordo sulla Superintelligenza è una dichiarazione di principi pensata per fissare alcuni standard di autodisciplina. Trump lo ha descritto come «quasi una Costituzione» e lo ha definito moralmente vincolante. L’accento però resta tutto sulla capacità delle imprese di controllarsi da sole. Uscendo tra i giornalisti insieme agli amministratori delegati, il presidente ha passato più volte la parola a Jensen Huang, che sostiene un monitoraggio tecnico interno e non una regolamentazione da parte del governo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Anche altri manager sono intervenuti. Zuckerberg ha spiegato che le società si sono impegnate a creare controlli interni «robusti» con più livelli di revisione. Trump ha avuto parole di elogio persino per Dario Amodei, la voce più critica sui pericoli della tecnologia («È fantastico. Siamo tutti d’accordo»). Ha poi escluso una collaborazione con il presidente cinese Xi sul controllo dell’AI, perché a suo dire renderebbe più difficile sviluppare prodotti migliori di quelli di Pechino.

Gli americani preoccupati e il debutto di America.gov

Fuori dalla Casa Bianca l’umore è diverso. Secondo un sondaggio della Cnn il 75% degli americani prova paura o preoccupazione nei confronti dell’intelligenza artificiale, mentre solo il 25% la guarda con speranza o entusiasmo. Il 71% ritiene inoltre che le istituzioni non stiano regolamentando abbastanza il comparto.

In passato Trump aveva liquidato come una «bufala» l’idea che l’AI rappresenti una minaccia per l’umanità. Stavolta ha corretto leggermente la rotta, ammettendo che quei timori non sono una bufala. Quella vera, ha precisato, sarebbe che i democratici non vogliono vedere la straordinaria crescita del settore. Il presidente ha anche promesso che, in cambio della costruzione dei contestati data center, i colossi tecnologici faranno importanti donazioni alle comunità locali.

Nella stessa giornata la Casa Bianca ha lanciato America.gov, un sito pensato per mostrare ai cittadini i vantaggi dell’intelligenza artificiale. Al momento permette di cercare tra i documenti federali, ma l’obiettivo è trasformarlo in un unico punto di accesso a tutti i servizi pubblici. Il debutto non è andato esattamente come previsto. Diversi utenti lo hanno subito messo alla prova con domande come «Chi ha vinto le elezioni del 2020?» e si sono visti rispondere Biden, smentendo così l’attuale presidente. Poco dopo il sistema ha cominciato a rifiutare le domande di carattere politico.

Fonte: TecnoAndroid

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