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TikTok, da Oxford Street a Milano: la stessa sequenza di proteste

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Proteste scolastiche nate quasi per caso, capaci di contagiare in pochi giorni diversi istituti, e poi l’assalto alle vetrine del centro per portare via merce firmata. Sembra la cronaca dell’ultimo fine settimana a Milano, e in parte lo è, ma la stessa sequenza si era già vista tre anni fa in Inghilterra. Lì un video girato in una scuola del Merseyside aveva innescato una catena di proteste, mentre un invito diffuso online aveva spinto centinaia di ragazzi verso Oxford Street per un furto di massa annunciato sui social. A legare i due episodi c’è TikTok.

Il ritrovo milanese contro il carovita era circolato soprattutto su questa piattaforma e in piazza sono arrivati anche centinaia di giovani, molti dei quali minorenni, estranei al movimento. La Bbc aveva ricostruito i fatti inglesi nel documentario The TikTok Effect, firmato dalla giornalista Marianna Spring e trasmesso da Bbc Three, per capire che ruolo abbiano avuto i social nel portare in strada i giovanissimi.

Dalla protesta per una gonna al saccheggio annunciato

Tutto era cominciato da una gonna. Nel febbraio 2023 le studentesse della Rainford High School avevano contestato i controlli sulla lunghezza delle divise e il loro filmato aveva superato sette milioni di visualizzazioni. Nel giro di pochi giorni scene simili erano spuntate in altre scuole di Inghilterra e Galles, quasi sempre contro le regole su uniformi e comportamento. Le motivazioni erano spesso concrete. A farle rimbalzare da un istituto all’altro però è stato il formato, fatto di clip brevi e facili da replicare con il proprio cortile sullo sfondo, che ripagava chi le girava con visualizzazioni e commenti.

L’azienda aveva assicurato che i suoi team controllavano i contenuti e rimuovevano quelli violenti o offensivi. Qualche mese dopo, a scuole chiuse, il 9 agosto 2023 ha preso a circolare sui social, a partire da TikTok, l’invito a un furto di massa nella via dello shopping londinese, con il consiglio di coprirsi il volto. Diversi negozi hanno abbassato le serrande e la polizia ha disperso la folla con gli agenti a cavallo, in scene che a molti britannici hanno ricordato gli anni più duri della Thatcher. Forse proprio lì, anche in Europa, ci si è cominciati a chiedere fino a che punto un social possa spingere dei teenager oltre il confine della legge.

Il peso degli algoritmi

Che le piattaforme, Telegram compresa, abbiano fatto girare inviti e filmati è documentato, mentre il peso diretto degli algoritmi sulla partecipazione non è ancora stato misurato. Spring ha accostato questi episodi ai disordini in Francia chiamandoli TikTok frenzies, ondate collettive che nascono da un video e crescono con la sua visibilità. Visibilità che su un social viene decisa dal sistema di raccomandazione. Nel marzo 2026 la Bbc è tornata sul tema con Inside the Rage Machine, basata sulle testimonianze di ex dipendenti e informatori di TikTok e Meta.

Un ex ingegnere di Meta ha raccontato che i superiori chiesero più spazio nei feed per i contenuti al limite delle regole, così da reggere la concorrenza, indicando come motivo il calo del titolo in Borsa. Ruofan Ding, che dal 2020 al 2024 ha lavorato agli algoritmi della piattaforma di ByteDance, li ha descritti come una scatola nera in cui ogni video è solo un numero identificativo. Per la macchina una protesta scolastica e un appello al saccheggio peserebbero allo stesso modo. Meta ha negato di amplificare di proposito materiale dannoso per guadagnare e TikTok ha definito inventate le accuse.

Le accuse degli ex dipendenti

Che il problema fosse noto da tempo lo confermerebbero le deposizioni di alcuni ex dipendenti, rese pubbliche negli Stati Uniti il 20 ottobre e depositate a marzo in una causa federale che riunisce centinaia di denunce contro TikTok, Meta, Google e Snap per i danni ai minori. Reagen Maher, ai vertici della sicurezza e delle indagini interne fra il 2021 e il 2024, ha raccontato di aver cercato per mesi di segnalare ai dirigenti i contenuti sessuali a pagamento che coinvolgevano anche minorenni. Un’indagine interna citata negli atti ha contato ragazzi fra i 13 e i 15 anni in 112 mila dirette nel solo gennaio 2022, più di 3.600 al giorno.

La testimonianza che riporta al punto di partenza è però quella di Eric Han, responsabile della sicurezza dal 2019 al 2023. Già nell’aprile 2020 si era accorto dei rabbit hole, come in azienda venivano chiamate le tane in cui l’algoritmo si incastra riproponendo all’utente lo stesso tipo di contenuto. Una bozza del rapporto annuale sulla sicurezza dei minori arrivava ad ammettere che i social sono pericolosi per natura e che tutti i ragazzi che li usano sono a rischio. I genitori però non sarebbero stati avvisati. TikTok smentisce questa ricostruzione, che a suo giudizio considera solo alcuni passaggi delle testimonianze e restituisce un’immagine inesatta del suo impegno per la tutela dei più giovani, affidata negli ultimi anni a interi team dedicati.

Fonte: TecnoAndroid

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