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Tianwen-3, la Cina rinuncia ai droni per il suolo marziano

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Con Tianwen-3 la Cina si avvicina a un traguardo che nessuno ha ancora raggiunto, riportare sulla Terra campioni di suolo marziano, ma l’architettura della missione ha appena perso uno dei suoi elementi più affascinanti. I piccoli droni volanti pensati per esplorare le zone attorno al punto di atterraggio non compaiono più nei piani. Al loro posto un unico lander equipaggiato con un braccio robotico, che raccoglierà il materiale nelle immediate vicinanze. La novità è emersa all’inizio di settembre durante la Conferenza Internazionale sull’Esplorazione dello Spazio Profondo, quando sono state mostrate nuove informazioni sullo stato di sviluppo del progetto.

La scelta ha una logica precisa. Meno sistemi da trasportare, controllare e coordinare a centinaia di milioni di chilometri di distanza significa meno costi, meno rischi e una complessità operativa ridotta. Il prezzo da pagare, però, si vede subito, perché il lander non potrà andare a cercare materiale interessante lontano dal proprio sito di atterraggio.

Due lanci nel 2028 e il rientro atteso intorno al 2031

La finestra di lancio del 2028 sarà piuttosto affollata per quanto riguarda le missioni dirette verso Marte. Oltre alla missione europea ExoMars con il rover Rosalind Franklin, dovrebbe partire anche Tianwen-3, progetto decisamente più ambizioso rispetto a tutto quello che la Cina ha tentato finora verso il Pianeta Rosso.

Serviranno due lanci separati. Il primo porterà il lander insieme al sistema che dovrà spedire i campioni dalla superficie marziana verso l’orbita. Il secondo trasporterà un orbiter e la capsula destinata al rientro atmosferico sulla Terra. Un’architettura che resta complicata, nonostante lo sfoltimento di alcuni elementi ipotizzati in passato.

Hou Zengqian, capo scienziato della missione, ha spiegato che lo sviluppo procede attraverso la realizzazione di diversi prototipi, con più componenti portati avanti in parallelo. L’obiettivo dichiarato è completare l’intera sequenza e riportare a casa il materiale intorno al 2031. Si parla di circa 500 grammi di suolo marziano, quantità che permetterebbe agli scienziati di analizzare la composizione del terreno con strumenti molto più potenti e sofisticati di quelli imbarcabili su un rover.

Il braccio robotico prende il posto dei droni

Nei piani precedenti erano comparsi piccoli velivoli simili a Ingenuity, l’elicottero della NASA, pensati per allontanarsi dal sito di atterraggio e raggiungere aree altrimenti inaccessibili. Le immagini più recenti raccontano un’altra storia, con il braccio robotico come unico strumento di raccolta.

Questo rende la scelta del punto di atterraggio ancora più decisiva di quanto già non fosse. Perché la qualità e l’interesse scientifico dei campioni dipenderanno quasi interamente da ciò che si trova a portata di braccio. Nessuna possibilità di correggere la rotta, nessun piano B a qualche centinaio di metri di distanza.

Un primato che l’Occidente ha lasciato sul tavolo

Il ridimensionamento pesa ancora di più se si guarda a come stanno le cose altrove. La missione Mars Sample Return, sviluppata insieme da Stati Uniti ed Europa, è stata sostanzialmente cancellata nella sua configurazione originale, dopo anni di lavoro e a fronte di costi e difficoltà tecniche diventati insostenibili. Il che lascia alla Cina una strada piuttosto libera per diventare la prima nazione a riportare sulla Terra campioni provenienti da un altro pianeta.

Materiale extraterrestre ne è già arrivato, dalla Luna e da alcuni asteroidi. Ma Marte è un’altra categoria di problema. Anche con una gravità molto più bassa di quella terrestre, decollare dalla superficie, trasferire il carico in orbita, intercettare il veicolo di ritorno e infine rientrare nell’atmosfera del nostro pianeta richiede una catena di operazioni che non lascia margini di errore.

Rinunciare ai droni non cancella nessuna di queste difficoltà, ma racconta il tentativo di trovare un punto di equilibrio tra ambizione scientifica e fattibilità tecnica. Raccogliere in un’area più ristretta vuol dire perdere flessibilità, in cambio di maggiori probabilità di arrivare in fondo. Se il calendario verrà rispettato, il primato cinese potrebbe durare diversi anni, almeno fino all’arrivo di nuove missioni occidentali o dei programmi con equipaggio umano, che secondo le prospettive attuali difficilmente diventeranno realtà prima degli anni Quaranta.

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