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Euro digitale, l’Italia chiede zero commissioni sotto i 10 euro

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L’Italia ha portato al tavolo dei negoziati europei una richiesta piuttosto netta sull’euro digitale: niente commissioni per i piccoli esercenti sulle transazioni sotto i 10 euro, oppure, in alternativa, un tetto massimo fissato a 2 centesimi. Una proposta pensata per chi incassa cifre piccole decine di volte al giorno, il bar sotto casa, l’edicola, il fruttivendolo, e che secondo quanto emerso dai corridoi di Bruxelles avrebbe già incontrato il favore della Banca Centrale Europea.

Vale la pena chiarire subito un punto che genera parecchia confusione. Per il cittadino comune l’euro digitale sarà gratuito, punto. Le commissioni riguardano soltanto i commercianti, che le pagheranno al proprio prestatore di servizi di pagamento, esattamente come accade oggi con carte e circuiti tradizionali. Il regolamento in fase di limatura serve proprio a stabilire quanto basse dovranno essere queste cifre, per evitare che il nuovo strumento nasca già poco conveniente rispetto alle alternative esistenti.

Perché l’Europa ha deciso di costruirsi una moneta digitale

L’idea non è nata ieri. Tutto parte da un rapporto della BCE del 2020, diventato poi proposta legislativa della Commissione Europea nel 2023. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza del continente dai grandi circuiti di pagamento con sede negli Stati Uniti, Visa e Mastercard in testa, sui quali oggi poggia buona parte dei pagamenti elettronici europei. Chiamatela sovranità economica, chiamatela autonomia strategica. Il concetto è che in un periodo di rapporti commerciali e tecnologici piuttosto instabili, dipendere da infrastrutture straniere per qualcosa di basilare come pagare il caffè comincia a sembrare un rischio concreto. I sostenitori del progetto insistono molto su questo aspetto, che negli ultimi anni ha guadagnato peso nel dibattito politico ben più delle questioni tecniche.

Negoziati, sperimentazione e le prime banche coinvolte

Il Parlamento Europeo ha approvato il mandato negoziale il 9 luglio, aprendo il confronto con Consiglio e Commissione. Un primo trilogo si è tenuto a metà luglio, il secondo era in programma per il 10 settembre e avrebbe dovuto affrontare i nodi ancora aperti. Il traguardo delle istituzioni resta chiudere l’accordo sul regolamento entro la fine del 2026.

Nel frattempo la macchina si muove già. La BCE ha selezionato 36 prestatori di servizi di pagamento per la fase di test e per l’Italia ci saranno Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, isybank e Nexi, quest’ultima impegnata da anni sul fronte dell’euro digitale come fornitore di soluzioni per gli esercenti. Il progetto pilota dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare dodici mesi. Transazioni reali, ma dentro un perimetro controllato, con un numero di volontari compreso tra 5 e 10 mila, scelti soprattutto tra i dipendenti delle banche centrali nazionali e della stessa BCE.

Le tutele previste e chi invece storce il naso

L’entusiasmo non è unanime. A luglio il fronte contrario ha raccolto 169 voti in plenaria, un gruppo eterogeneo che va da chi teme un indebolimento del sistema bancario tradizionale a chi mette in dubbio la solidità delle garanzie sulla privacy promesse dalle istituzioni.

Il testo del regolamento, in ogni caso, mette nero su bianco alcune protezioni. I pagamenti effettuati in modalità offline non coinvolgeranno terze parti e garantiranno un livello di riservatezza paragonabile a quello del contante fisico, perché la BCE non avrà modo di tracciare i singoli movimenti. L’euro digitale non potrà maturare interessi e sarà soggetto a un limite massimo di detenzione nel portafoglio, con un tetto che dovrebbe collocarsi tra i 3.000 e i 5.000 euro. Sulla proposta italiana delle commissioni azzerate sotto i 10 euro si gioca insomma una partita concreta, quella dell’accettazione da parte dei negozi più piccoli, storicamente restii ai pagamenti elettronici proprio per il peso dei costi sulle transazioni minime. Se il quadro legislativo verrà approvato nei tempi previsti, la BCE potrà arrivare pronta a una possibile prima emissione nel 2029.

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