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Il primo The Witcher compie 19 anni e CD Projekt Red ha scelto di festeggiare il compleanno ricordando un debito mai nascosto. Senza BioWare il viaggio di Geralt nel mondo dei videogiochi non sarebbe mai cominciato. Lo storico studio non c’è più, ma la sua eredità sopravvive nei tantissimi sviluppatori cresciuti con i suoi giochi di ruolo. Nel caso della software house polacca, però, non si parla di una vaga ispirazione ma di un sostegno diretto e molto concreto.
“19 anni fa un sogno ambizioso, portare un’iconica saga letteraria nel mondo dei videogiochi, ha preso vita con l’uscita di The Witcher. È stato l’inizio di un percorso indimenticabile, che non sarebbe stato possibile senza i nostri amici di BioWare” si legge in un post pubblicato dallo studio su Bluesky. E ancora: “Dal prestito del loro Aurora Engine alla condivisione delle loro conoscenze, fino allo spazio offerto nel loro stand all’E3, il loro supporto ci ha aiutato a trasformare la nostra visione nella prima avventura interattiva di Geralt.”
Da Baldur’s Gate alla nascita di The Witcher
Gli autori di The Witcher hanno riconosciuto più volte il ruolo di BioWare. Per capire il legame bisogna tornare agli inizi, quando CD Projekt era solo un distributore di giochi per PC in una Polonia completamente dominata dalla pirateria. “Il software è gratis, è l’hardware che si paga” raccontava il cofondatore Marcin Iwiński in un’intervista del 2017, descrivendo la mentalità dell’epoca.
La svolta arrivò con le localizzazioni in polacco di titoli provenienti da tutto il mondo, curate con una qualità che i pirati non potevano eguagliare. Tra i primi colpi messi a segno ci fu l’accordo per pubblicare il primo Baldur’s Gate, il classico del 1998 che aveva reso famosa BioWare. Un’operazione che faceva paura, visto che l’azienda doveva sobbarcarsi tutto il rischio di un ordine iniziale di 3.000 copie. “Prima di firmare io e Michał Kiciński eravamo terrorizzati all’idea che quelle 3.000 copie potessero mandarci in bancarotta” ha spiegato Iwiński. “Perché se falliamo siamo finiti. Non vedremo mai grandi guadagni e magari non ne venderemo 3.000, o nemmeno 1.000.”
Le cose andarono in tutt’altro modo. Grazie a un’edizione curatissima, con doppiaggio professionale in polacco, una lussuosa confezione da collezione e un accordo con l’editore locale di Dungeons & Dragons, il gioco diventò un successo. Prima ancora dell’uscita gli ordini avevano raggiunto quota 18.000 e nel primo anno le vendite arrivarono a 50.000 unità. Forte di un’attività editoriale ormai solida, l’azienda decise di passare allo sviluppo di giochi originali e si assicurò la licenza di una serie di racconti fantasy leggendari tra i lettori polacchi.
La demo a Edmonton e lo stand condiviso con Jade Empire
Mentre cercava affannosamente un editore per The Witcher, la società fondò una sussidiaria dedicata allo sviluppo chiamata proprio CD Projekt Red, nome che oggi identifica l’intera azienda. Lo studio si rivolse poi a BioWare per ottenere in licenza l’Aurora Engine, il motore usato per realizzare Neverwinter Nights.
Un anno dopo il team volò a Edmonton per mostrare ai vertici di BioWare la versione del gioco basata su quel motore. La demo, mezza rotta, durante la presentazione funzionò “magicamente” e riuscì a colpire nel segno. “Parli con gli dei dei giochi di ruolo e saranno loro a giudicare se la tua demo è buona o no. Immaginate lo stress” ha ricordato Iwiński.
Il prototipo piacque talmente tanto che BioWare invitò lo studio polacco a presentarlo nel proprio stand all’E3. Una realtà minuscola, sconosciuta quasi a tutti fuori dalla Polonia, si ritrovò così accanto alla sfavillante dimostrazione di quello che sembrava il prossimo grande successo della casa canadese, ovvero Jade Empire. Alla fine The Witcher avrebbe lasciato un segno ben più profondo, anche se entrambe le aziende hanno poi conquistato il grande pubblico, BioWare con Mass Effect e CD Projekt Red con The Witcher 3. Le loro storie sono strettamente intrecciate e c’è stato persino un momento in cui lo studio polacco avrebbe potuto aiutare BioWare a sfidare Steam. Intanto, dopo la chiusura dello studio, quasi 200.000 appassionati di Mass Effect hanno firmato una petizione per salvare la serie, e i due interpreti del Comandante Shepard si sono schierati al fianco dei fan.
Fonte: TecnoAndroid


