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Le case del futuro potrebbero avere una forma che oggi ci sembra quasi bizzarra, e la prova arriva dall’Iran, dove un gruppo di ricercatori ha messo a punto un tetto a ciotola capace di rinfrescare gli edifici senza consumi esagerati. Niente tecnologie complicate o impianti costosi, solo un principio semplice e furbo, quello che gli addetti ai lavori chiamano low-tech. Di notte questa superficie curva raccoglie la rugiada e l’umidità presente nell’aria, di giorno invece sfrutta la sua geometria particolare per creare ombra e abbassare la temperatura interna.
L’idea è pensata soprattutto per le regioni più secche, quelle in cui la crisi idrica è un problema quotidiano e ogni goccia conta. Il meccanismo permette di mettere da parte una piccola riserva d’acqua e, allo stesso tempo, di tagliare almeno in parte i costi della climatizzazione. Un doppio vantaggio che in certi territori fa una differenza enorme, dove il caldo può diventare davvero difficile da sopportare.
Case del futuro: dalle scuola di Jiroft al riconoscimento internazionale
Il primo banco di prova è stato una scuola nella provincia di Jiroft, nel Sud dell’Iran. Da lì il progetto ha preso il volo, tanto da farsi notare ben oltre i confini nazionali. A firmarlo è lo studio di Teheran BMDesign, che con questa visione ha conquistato la giuria dell’Aga Khan Award for Architecture, uno dei premi più prestigiosi nel campo dell’architettura.
Quello che colpisce è quanto sia lontano dal concetto classico di casa con tetto a spiovente. Anzi, l’approccio è proprio all’opposto. Invece di far scivolare via l’acqua, questa struttura la accoglie, comprese le rare pioggerelle che ogni tanto bagnano quelle zone. E non la spreca. La sfrutta anche per il raffreddamento dell’edificio, che diventa così attivo o comunque semi-attivo a seconda di come lo si voglia definire.
Il funzionamento è ingegnoso ma facile da capire. Alla base del cono c’è un foro, collegato a una serie di tubi che portano l’acqua verso alcuni serbatoi integrati direttamente nelle pareti. Lì il liquido viene immagazzinato e trasformato in una sorta di scudo termico, capace di mantenere le stanze fresche anche quando fuori il sole picchia forte. Una barriera naturale contro il calore, insomma, ottenuta senza dipendere da condizionatori sempre accesi e bollette che lievitano.
L’aspetto interessante è che tutto questo nasce da una necessità concreta più che da una fantasia futuristica. In territori dove l’acqua scarseggia e le temperature diventano ostili, ripensare la forma di un edificio a partire dalle risorse disponibili è una strada che unisce architettura, sostenibilità e buon senso. Il tetto a ciotola raccoglie ciò che il cielo offre e lo restituisce sotto forma di comfort, dimostrando che a volte le soluzioni più efficaci non sono quelle più tecnologiche.









