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Un regime a base di testosterone seguito con costanza è finito per trasformarsi in qualcosa di molto diverso da quello che l’uomo si aspettava, fino a sfociare in un episodio di psicosi durante il quale sosteneva di sentire la voce di Dio parlare dentro il proprio corpo. Un caso limite, certo, ma abbastanza eclatante da essere finito sotto la lente della letteratura medica, perché tocca un nervo scoperto. Quello dell’uso sempre più disinvolto degli ormoni fuori dai binari della necessità clinica.
La storia, letta a freddo, ha i contorni di qualcosa che sembra appartenere più a un racconto che a una cartella clinica. Un uomo comincia ad assumere testosterone, prosegue nel tempo, e a un certo punto la percezione della realtà si incrina. Le voci non arrivano da fuori, non provengono da una stanza accanto o dalla strada. Vengono descritte come interne, collocate nel corpo, e identificate con una presenza divina. È il tipo di sintomo che in psichiatria fa scattare immediatamente l’allarme, perché indica una rottura profonda con la realtà condivisa.
Testosterone: quando gli ormoni toccano il cervello
Il punto che rende questo caso interessante per i medici non è l’aspetto pittoresco della vicenda, ma il collegamento tra assunzione ormonale e sintomi psichiatrici. Il testosterone non lavora soltanto su muscoli, peli e voce. Agisce anche sul sistema nervoso centrale, influenza l’umore, la soglia di irritabilità, la percezione di sé. Quando le quantità in circolo superano di parecchio quelle fisiologiche, gli effetti collaterali possono spostarsi dal terreno fisico a quello mentale.
Chi lavora nei reparti di emergenza psichiatrica lo sa bene: dietro un esordio improvviso di allucinazioni in una persona senza storia clinica precedente si nasconde spesso una sostanza. A volte è una droga ricreativa, altre volte un farmaco assunto in modo scorretto, altre ancora un integratore comprato senza troppe domande. Gli steroidi anabolizzanti e gli ormoni rientrano in pieno in questa categoria, anche se nell’immaginario comune vengono percepiti come qualcosa di innocuo, quasi un potenziamento fitness come un altro.
Il confine tra terapia e fai da te
Va detta una cosa importante, perché il rischio di fraintendimento è alto: la terapia ormonale sostitutiva prescritta e monitorata da uno specialista è un’altra faccenda. Esiste, serve, funziona, e viene usata in situazioni cliniche precise dove i livelli di ormone sono realmente insufficienti. Il problema nasce quando il confine si sfuma, quando il dosaggio viene deciso in autonomia o su consiglio di qualcuno che medico non è, e quando i controlli periodici semplicemente non ci sono.
Negli ultimi anni la richiesta di testosterone è cresciuta parecchio, spinta anche da una narrazione che associa l’ormone a energia, virilità, prestazioni, lucidità mentale. Una promessa attraente, che però tende a raccontare solo metà della storia. L’altra metà comprende alterazioni cardiovascolari, problemi epatici, soppressione della produzione naturale dell’ormone e, come mostra questo caso, la possibilità concreta che a saltare sia l’equilibrio psichico.
Nel momento in cui una persona arriva a descrivere una voce divina che risuona all’interno del proprio corpo, il quadro non è più quello di un semplice effetto collaterale fastidioso. È una condizione che richiede intervento immediato e, nella maggior parte dei casi documentati, la sospensione della sostanza responsabile insieme a un trattamento mirato. Il recupero dipende molto dalla rapidità con cui il legame tra sintomi e assunzione ormonale viene individuato, e questo è esattamente il motivo per cui casi del genere finiscono pubblicati e discussi tra addetti ai lavori.










