In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un taglio netto ha colpito il reparto realtà virtuale di Apple, con almeno 60 posti di lavoro eliminati all’interno del team che si occupava proprio di questa tecnologia. Non è un dettaglio da poco, perché arriva nello stesso momento in cui la categoria dei visori viene messa in pausa dall’azienda, una scelta che porta la firma di John Ternus, destinato a prendere le redini come amministratore delegato. La direzione, adesso, sembra un’altra: gli occhiali connessi.
Il numero, per quanto contenuto rispetto alle dimensioni complessive dell’azienda, racconta bene il cambio di passo. Sessanta persone che lavoravano su un progetto considerato fino a poco tempo fa uno dei più ambiziosi della casa di Cupertino. Un progetto che aveva assorbito anni di ricerca, prototipi, brevetti. E che ora viene rimesso in un cassetto, almeno per il momento.
Perché Apple frena sui visori
La messa in pausa della categoria visori non è arrivata come un fulmine a ciel sereno per chi seguiva da vicino le dinamiche interne. Il segmento della realtà virtuale ha faticato a trovare quel pubblico di massa che molti davano per scontato, e Apple si è ritrovata con un prodotto costoso, tecnicamente notevole ma difficile da trasformare in un fenomeno di consumo quotidiano. Quando un’azienda decide di spostare le risorse, in genere lo fa perché ha già individuato dove conviene metterle.
Ed è qui che entra in scena John Ternus. Il futuro numero uno di Apple ha scelto di dare priorità agli occhiali connessi, una categoria che promette meno ingombro, meno isolamento dall’ambiente circostante e, potenzialmente, molta più diffusione. La logica è abbastanza lineare: un dispositivo che si indossa come un normale paio di occhiali ha barriere d’ingresso molto più basse rispetto a un visore che copre tutto il campo visivo e che richiede di ritagliarsi uno spazio e un tempo dedicati.
La scommessa sugli occhiali connessi
Il passaggio dai visori agli occhiali non è soltanto una questione di forma. Cambia il modo in cui il dispositivo entra nella vita di chi lo usa, cambia il tipo di contenuti che ha senso proporre, cambiano i consumi energetici e le sfide ingegneristiche. Per Apple significa in pratica ricostruire una parte importante della propria roadmap hardware, e i licenziamenti nel team realtà virtuale vanno letti proprio in questa chiave: risorse che si liberano da un fronte per essere convogliate altrove.
Va detto che questo tipo di riorganizzazioni, dentro le grandi aziende tecnologiche, raramente avviene in modo indolore. Sessanta posizioni cancellate significano competenze molto specifiche che escono dall’orbita di Cupertino, spesso pronte a essere raccolte dalla concorrenza. E la concorrenza, nel campo degli occhiali connessi, non sta certo ferma ad aspettare.
Resta il fatto che la decisione porta con sé un messaggio chiaro verso l’esterno. Apple non abbandona il computing indossabile, lo ridefinisce. Il visore come lo si è conosciuto finora esce di scena, o quantomeno viene accantonato, mentre il baricentro si sposta su un formato più leggero e più quotidiano. Una correzione di rotta che John Ternus ha voluto imprimere prima ancora di sedersi ufficialmente sulla poltrona più importante dell’azienda, e che ridisegna gli equilibri interni dei team dedicati alle tecnologie immersive.










