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Tesla Roadster, i razzi? Bugatti li aveva studiati nel 2020

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Le idee più spettacolari della nuova Tesla Roadster, a partire dai tanto discussi propulsori a razzo, potrebbero non essere così inedite come sembrava. Mentre l’attenzione del mondo dell’auto si concentrava sulla sportiva americana, da Bugatti Rimac è arrivata una precisazione piuttosto chiara. Quelle soluzioni erano già finite sui tavoli dei progettisti qualche anno fa, per poi restare chiuse in un cassetto a prendere polvere.

A sollevare il velo è stato direttamente Mate Rimac, numero uno dell’azienda, che ha deciso di dimostrare con i documenti alla mano come certe trovate ingegneristiche non siano un’esclusiva di Elon Musk. In un video pubblicato sui social il manager ha condiviso una mail interna del 2019 dedicata alla static downforce, cioè la deportanza statica, quella forza pensata per tenere la vettura letteralmente incollata all’asfalto. Accanto a questa comparivano i dettagli di uno studio del 2020 che valutava l’installazione di propulsori a gas freddo sulla Nevera, la hypercar elettrica del marchio.

L’obiettivo di lungo periodo era ambizioso, per usare un eufemismo. Gli ingegneri volevano sperimentare soluzioni estreme capaci di abbattere i tempi dell’accelerazione da 0 a 100 km/h fino a livelli mai visti prima, arrivando persino a far staccare le ruote da terra. Un’idea che oggi, vista la direzione presa da Tesla, assume un sapore decisamente diverso.

Dalla carta alla strada: la scelta del V16

Tesla Roadster, i razzi? Bugatti li aveva studiati nel 2020

Credits: TecnoAndroid

Conviene però chiarire subito un punto. Quelle ricerche erano spunti di sviluppo e obiettivi di laboratorio, niente che somigliasse a un optional pronto da inserire nel listino. I tecnici avevano preso in esame questi sistemi pensando alla futura erede della Nevera, ma alla fine il senso di realtà ha avuto la meglio. Sviluppare tutto contemporaneamente sarebbe stato semplicemente impossibile, e qualcosa andava per forza sacrificato.

Così la casa ha tirato il freno a mano su quel filone di studi. Invece di inseguire i razzi, le energie sono state concentrate sulla Bugatti Tourbillon e sul suo imponente V16 aspirato, un motore che rappresenta quasi l’opposto concettuale delle spinte a gas freddo immaginate qualche anno prima. Una decisione che racconta bene quanto anche nel mondo delle supercar più esclusive le priorità debbano fare i conti con tempi e risorse a disposizione.

Due filosofie a confronto

Nessuna polemica nei confronti di Tesla, comunque. Il tono del manager croato non è stato quello di chi rivendica un primato con fastidio, anzi. Rimac si è detto sinceramente entusiasta del coraggio mostrato dai rivali americani e dell’audacia delle loro scelte tecniche sulla Tesla Roadster, che considera una ventata di energia per tutto il settore.

Per il numero uno di Bugatti Rimac il fascino del mercato attuale sta proprio in questa convivenza di approcci così lontani. Da una parte c’è l’estremismo tecnologico portato avanti da Musk, con i propulsori a razzo come simbolo più evidente. Dall’altra il ritorno alla purezza meccanica incarnato dal dodici più quattro cilindri della Tourbillon, un sedici cilindri che guarda alla tradizione. Due strade quasi inconciliabili che, secondo Rimac, rendono il futuro delle hypercar maledettamente interessante.

Fonte: TecnoAndroid

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