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Tesla Cybercab, il primo esemplare con catodo prodotto in Texas

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Tesla ha completato il primo esemplare di Cybercab costruito con materiale catodico prodotto interamente in casa, negli Stati Uniti. Può sembrare un dettaglio da addetti ai lavori ma non lo è affatto, perché il catodo arriva a pesare da solo oltre un terzo del costo complessivo di una cella agli ioni di litio.

Il robotaxi biposto aveva già debuttato ad Austin lo scorso 4 settembre, quando sono partite le prime corse pubbliche prenotabili tramite app. Questa volta però la novità riguarda una fase che precede di molto l’arrivo dell’auto su strada, cioè il modo e il luogo in cui nasce uno dei componenti più cari della sua batteria.

Il Project Cathode nato accanto alla Gigafactory Texas

Il materiale esce dal nuovo stabilimento di Austin, sorto proprio accanto alla Gigafactory Texas. Secondo l’azienda si tratta del punto d’arrivo di un progetto annunciato già nel 2020 durante il Battery Day, con un obiettivo preciso: portare sotto il proprio controllo un numero sempre maggiore di fasi della produzione delle batterie. Nel 2022 la casa di Elon Musk aveva depositato i permessi per quello che internamente veniva chiamato Project Cathode, su un terreno vicino alla fabbrica. Da allora il sito è cresciuto parecchio, grazie a investimenti nell’ordine di centinaia di milioni di euro destinati all’ampliamento.

In origine l’impianto doveva affiancare la produzione delle celle 4680, il formato proprietario del costruttore americano con dimensioni più generose rispetto alle celle cilindriche usate in passato. Anche queste erano state presentate in occasione di quel Battery Day, all’interno di un piano pensato per abbattere in modo drastico il costo delle batterie nel medio periodo.

L’ultimo passo ha portato quel materiale direttamente su una vettura finita. Appena un mese dopo l’avvio della produzione del catodo, Tesla ha infatti completato il primo Cybercab con componenti provenienti dal proprio impianto. Musk lo ha sottolineato il 24 settembre con un messaggio molto asciutto, spiegando che l’auto è stata realizzata con catodo al nichel prodotto localmente nella Gigafactory Texas.

Una filiera più corta ma non ancora del tutto interna

Fabbricare il catodo in casa consente all’azienda di accorciare parecchio la catena di approvvigionamento delle batterie. In parallelo il gruppo lavora anche sulla produzione di litio negli Stati Uniti, compresa la materia prima che arriva dal suo impianto di raffinazione sulla costa del Golfo. La filiera comunque è ancora lontana dall’essere completamente interna, visto che per alcuni materiali e per diverse lavorazioni a monte Tesla continua ad appoggiarsi a fornitori esterni.

Nel frattempo il robotaxi si trova in una fase decisamente più concreta del suo sviluppo. I primi passeggeri sono già saliti a bordo negli Stati Uniti e diversi esemplari sono stati avvistati sulle strade americane, in vista di un possibile allargamento del servizio nelle zone dove arriveranno le autorizzazioni necessarie.

Settimane fitte di annunci per Tesla

La notizia arriva in un periodo di grande attivismo per il marchio. Solo nelle ultime settimane sono partiti i test pubblici del Cybercab ad Austin, si avvicina l’inaugurazione di un nuovo impianto dedicato al Tesla Semi ed è già stata confermata la presentazione della nuova Roadster per il 1° ottobre.

Sul piano tecnico il Cybercab resta un mezzo piuttosto insolito. Monta un solo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 219 CV e si affida a una batteria da 47,6 kWh, che garantisce un’autonomia dichiarata di circa 472 km. Il peso a vuoto si ferma a 1.412 kg, valori studiati per un veicolo che non dovrà mai ospitare un guidatore e che punta soprattutto su efficienza e costi di produzione contenuti.

Fonte: TecnoAndroid

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