La leader dell’opposizione taiwanese Cheng Li-wun ha deciso di andare in Cina per incontrare Xi Jinping, e il tempismo di questa mossa racconta molto più delle parole ufficiali. Cheng guida il Kuomintang (Kmt), principale forza d’opposizione a Taipei e da sempre favorevole al dialogo con il Partito comunista cinese. Viaggi del genere sono rarissimi. L’ultimo di un leader in carica del Kmt risale al 2016, quando Hung Hsiu-chu incontrò lo stesso Xi Jinping.
Sono passati quasi dieci anni, e il contesto geopolitico è cambiato radicalmente. Il viaggio si colloca durante la tregua nella guerra in Iran, poco più di un mese prima del previsto vertice tra Xi Jinping e Donald Trump, e poche settimane dopo che Pechino ha proposto a Taiwan una sorta di “stabilità energetica” in cambio della riunificazione pacifica. In più, crescono i dubbi sulla reale affidabilità degli Stati Uniti nella difesa dell’isola, mentre le tensioni legate alle rotte energetiche del golfo Persico e dello stretto di Hormuz non fanno che alimentare l’incertezza. Il colloquio tra Xi e Cheng dovrebbe tenersi tra il 10 e l’11 aprile, probabilmente venerdì pomeriggio, con possibili ripercussioni sia sulla politica interna taiwanese sia sui rapporti tra Cina e Stati Uniti.
Cheng ha definito il suo un “viaggio della pace”, iniziato il 7 aprile. L’obiettivo dichiarato è riaprire i canali di comunicazione ai massimi livelli tra Kmt e Partito comunista cinese, interrotti dal 2016, quando a Taipei è salito al potere il Partito progressista democratico (Dpp), prima con Tsai Ing-wen e poi con Lai Ching-te. Per Pechino, il Dpp è un partito “secessionista”, soprattutto per il rifiuto del cosiddetto “consenso del 1992”. Quel principio secondo cui esiste una sola Cina, ma con interpretazioni diverse tra le due sponde dello Stretto.
Il significato strategico per Xi Jinping e per il Kuomintang
Per Xi Jinping, ricevere Cheng Li-wun è una mossa che funziona su più piani. Sul fronte interno cinese, serve a dimostrare che il dossier della riunificazione è vivo e gestito con continuità, evitando che le pressioni nazionaliste spingano verso azioni più radicali. L’incontro permette anche di scaricare sul Dpp la responsabilità della mancata unificazione, alimentando la narrazione secondo cui il problema non è Taiwan nel suo insieme, ma il suo governo attuale.
Sul piano taiwanese, Xi punta a legittimare il Kmt come interlocutore credibile, contrapponendolo al Dpp senza passare dall’escalation militare. Questa strategia però ha i suoi rischi. Storicamente, una percezione di eccessiva vicinanza a Pechino tende a penalizzare il Kuomintang nelle urne.
A livello internazionale, il messaggio è ancora più chiaro. Pechino vuole presentarsi come “potenza responsabile”, che privilegia il dialogo rispetto alla forza, soprattutto in un momento in cui gli Stati Uniti appaiono più imprevedibili. Mentre Washington agisce militarmente, la Cina dialoga persino su Taiwan.
Dal canto suo, Cheng utilizza il viaggio per costruirsi una doppia legittimazione. In patria, vuole apparire come l’unica figura capace di parlare direttamente con Xi, rafforzando la propria posizione in vista delle prossime elezioni. All’estero, cerca di mostrarsi anche agli americani come una garante di stabilità nello Stretto.
La partita interna a Taiwan tra riarmo e dialogo
Il viaggio arriva in un momento di forte tensione sul fronte del riarmo. Il presidente Lai Ching-te spinge per un aumento significativo della spesa militare e per nuovi acquisti di armi dagli Stati Uniti. Il piano però è bloccato in parlamento dall’opposizione guidata dal Kmt. Cheng propone una linea alternativa. Una deterrenza “ibrida”, fondata su un mix tra capacità militari e soprattutto dialogo politico con Pechino. Per il Dpp questa posizione è pericolosa perché accetta implicitamente le condizioni poste dal Partito comunista cinese. Per il Kmt, invece, è una strategia pragmatica per ridurre il rischio di conflitto.
A complicare il quadro c’è la pressione americana: una delegazione bipartisan di senatori è arrivata a Taipei proprio per spingere il parlamento a sbloccare il budget militare, nonostante i ritardi nelle consegne già accumulati. Il clima politico taiwanese è reso ancora più incandescente dalla condanna a 17 anni per corruzione di Ko Wen-je, leader del Partito popolare e alleato del Kmt, che ha scatenato proteste e rafforzato la narrativa dell’opposizione su un presunto uso politico del sistema giudiziario. Il viaggio di Cheng si inserisce perfettamente in questo contesto di polarizzazione estrema. In cui ogni mossa viene letta come parte dello scontro tra blocchi, e il nodo della sicurezza di Taiwan resta il tema più divisivo e probabilmente più decisivo per il futuro politico dell’isola.