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Synology: novità per l’accesso ai modelli NAS della Serie Plus
Nel mondo delle PMI e dell’utenza domestica avanzata, la flessibilità nella scelta dell’hardware è spesso una necessità. La possibilità di acquistare dischi rigidi da produttori terzi consente di ottimizzare il budget. Senza necessariamente sacrificare qualità o affidabilità. Eppure, Synology sembra voler ribaltare tale paradigma, puntando tutto su un ecosistema controllato. Qui l’integrazione perfetta tra hardware e software giustifica, secondo l’azienda, eventuali costi aggiuntivi.
Non si tratta solo di una questione di compatibilità. La scelta di Synology implica che alcune funzioni avanzate del NAS siano disponibili solo con dischi certificati. Tra tali funzionalità spiccano i report sullo stato di salute dei dischi, le stime sulla durata residua, gli aggiornamenti automatici del firmware e persino la deduplicazione a livello di volume.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la gestione degli storage pool. Limitare la loro creazione in presenza di dischi non certificati significa, di fatto, impedire la costruzione di volumi RAID misti, potenzialmente meno affidabili. Anche se l’intento può sembrare orientato alla sicurezza, il risultato potrebbe essere percepito come una forzatura che riduce la libertà dell’utente. Synology, però, ha previsto una sorta di via di fuga. Ovvero i dischi non certificati configurati su modelli precedenti continueranno a funzionare. Ciò anche se migrati su un NAS Plus di nuova generazione.










