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Nel 2026 Suzuki Italia festeggia cinquant’anni di presenza diretta sul mercato nazionale. È un traguardo che racconta una storia costruita su tre fronti diversi come moto, auto e nautica, tenuti insieme da un’idea che la Casa di Hamamatsu rivendica da sempre con orgoglio, cioè la capacità di trasformare la tecnologia in soluzioni concrete, accessibili e pensate per durare nel tempo.
Il legame tra il marchio giapponese e il nostro Paese, a dire il vero, affonda le radici ancora più indietro. Già nel 1970 la società SAIAD, acronimo di Suzuki Articles Import And Distribution, comincia a importare e distribuire motociclette nipponiche sul territorio italiano. Tra i primi modelli capaci di conquistare gli appassionati c’è la Titan 500, una bicilindrica a due tempi semplice ed efficace che incarnava alla perfezione lo spirito giapponese di quegli anni. Dopo di lei arrivano la GT500 e, a breve distanza, la GT750.
La nascita ufficiale e lo sbarco nel mondo delle auto
La svolta vera e propria porta la data del 23 giugno 1976, giorno in cui nasce ufficialmente Suzuki Italia, che da quel momento si occupa della distribuzione diretta dei prodotti del marchio nel nostro Paese. Nello stesso periodo prende forma anche il terzo ramo di attività, quello Marine, con l’arrivo dei motori fuoribordo DT a due tempi. Un dettaglio che dice molto, perché la filiale italiana nasce fin da subito con una vocazione multisettoriale, ben prima che questa diventasse una strategia diffusa tra i costruttori generalisti.
Gli anni Ottanta segnano l’ingresso ufficiale nel settore delle quattro ruote, affidato inizialmente alla rete Autexpò. A trainare il marchio ci pensa la Samurai, vero cavallo di battaglia che in poco tempo costruisce un discreto successo e lega il nome Suzuki a una reputazione di solidità e affidabilità che resiste ancora oggi.
Per gli amanti delle due ruote il 1981 resta un anno impossibile da dimenticare. Debutta infatti la GSX1100 Katana, destinata a diventare una delle moto simbolo della Casa, e arriva anche il titolo mondiale nella classe 500 conquistato da Marco Lucchinelli in sella alla RG500 del Team Gallina. L’anno seguente il successo si ripete con Franco Uncini. Nemmeno la nautica rimane ferma, visto che vengono introdotti il sistema di iniezione dell’olio per i due tempi e le prime motorizzazioni in grado di superare la soglia dei 100 cavalli.
Dagli anni Novanta al titolo in MotoGP
Il decennio successivo completa il percorso di maturazione su tutti e tre i fronti. Nel 1995 la distribuzione delle auto passa direttamente sotto il controllo di Suzuki Italia, rafforzando ancora di più la presenza diretta del costruttore sul territorio. In pista, nel 1993, Kevin Schwantz si laurea campione del mondo della classe 500 con la RGV500. Verso la fine degli anni Novanta compaiono poi due modelli che lasciano il segno. Il Burgman 400, nel 1998, contribuisce in modo decisivo alla diffusione dei maxi scooter in Europa, mentre l’anno dopo la leggendaria Hayabusa diventa la prima moto di serie capace di superare la soglia psicologica dei 300 km/h.
Sul fronte marino, intanto, debutta l’iniezione elettronica con il DT150 EFI e nel 1994 arrivano i primi fuoribordo a quattro tempi, nelle taglie da 9,9 e 15 cavalli. Si tratta di un salto tecnologico che anticipa quello che negli anni successivi sarebbe diventato lo standard dell’intero settore.
Con l’inizio del nuovo millennio per il marchio si apre una stagione di consolidamento e rilancio. La gamma a due ruote si allarga fino a conquistare pubblici molto diversi tra loro, dalle supersportive più estreme alle moto da viaggio fino al Burgman, e l’identità di Suzuki continua a poggiare su un’offerta ampia e trasversale. Nel 2015 arriva anche il ritorno in MotoGP, un percorso che culmina nel 2020 con il titolo mondiale conquistato da Joan Mir.
Fonte: TecnoAndroid








