Il blocco delle auto diesel Euro 5 nel bacino della Pianura Padana scatterà dal 1° ottobre 2026, ma il Piemonte ha deciso di chiamarsi fuori. Una mossa che ha sorpreso, perché significa togliere dalla lista degli stop circa 307.000 veicoli tra l’area metropolitana di Torino e Novara. In totale, parliamo di un provvedimento che avrebbe toccato qualcosa come 3,5 milioni di auto in circolazione tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, tutte obbligate a fermarsi nei comuni sopra i 100mila abitanti.
La Regione Piemonte ha cancellato quel divieto dopo aver approvato l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria. Dentro ci sono nuove misure antismog e interventi che, secondo l’amministrazione, permettono di raggiungere lo stesso equilibrio emissivo richiesto dall’Unione Europea senza dover spegnere i motori di centinaia di migliaia di auto.
Il punto di equilibrio scelto dal Piemonte
Invece di bloccare la circolazione, la Regione ha puntato su altro. Lo stop al divieto, fanno sapere da Torino, è reso possibile grazie a incentivi per i biocarburanti e per le nuove stufe, a risorse destinate agli arredi urbani e alle coltivazioni capaci di abbattere gli inquinanti, oltre a bandi per il car sharing e nuove postazioni per le biciclette. Insomma, si è scelto di intervenire su più fronti piuttosto che fermare 307.000 vetture in un colpo solo.
Il Piemonte diventa così la prima Regione del Bacino padano ad adottare le misure compensative chieste dall’Europa. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati hanno spiegato che, dopo il lavoro della Struttura speciale, l’aggiornamento del piano serve a rafforzare e anticipare alcune misure già previste e a introdurne di nuove, scientificamente validate, in grado di garantire una riduzione delle emissioni equivalente a quella che sarebbe arrivata dal blocco strutturale degli Euro 5. Una strategia, dicono, che mette insieme innovazione, tecnologia, incentivi e ricerca, dai carburanti rinnovabili alle sperimentazioni per abbattere gli inquinanti, fino al riscaldamento domestico e alla mobilità sostenibile.
Come si evita davvero lo stop
Sul piatto la Regione mette 14 milioni di euro per incentivare l’uso dei biocarburanti diesel di origine rinnovabile, sia per i mezzi del trasporto pubblico sia sulle auto private diesel Euro 5 e 6, per un totale di oltre 300mila veicoli, con bonus che vanno dai 50 ai 100 euro all’anno. C’è poi un accordo con le compagnie petrolifere che farà salire la quota di biocarburante disponibile fino a 130-140 milioni di tonnellate l’anno.
Altri 44 milioni serviranno a finanziare bandi pensati per rendere le città più pulite, con la promozione di car sharing, biciclette e mezzi pubblici. In fase di studio ci sono anche i cubi filtranti modulari, alimentati da fonti rinnovabili, per pulire l’aria, insieme a sistemi di nebulizzazione d’acqua capaci di catturare il particolato. E ancora, sperimentazioni con vernici e rivestimenti fotocatalitici per le strutture stradali.
Cosa faranno le altre regioni
La domanda ora è cosa decideranno Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Difficile dire se seguiranno la strada piemontese o se tireranno dritto con il blocco diesel Euro 5 previsto per il 1° ottobre 2026. Una soluzione già praticabile c’è e si chiama Move-In, il sistema che monitora il chilometraggio dell’auto. Ogni regione ha pubblicato tabelle con la percorrenza massima annuale per tutte le diesel che non siano Euro 6. Installando il dispositivo si ottiene una deroga, più o meno ampia, che consente comunque di circolare con la propria auto.