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Lo stop a benzina e diesel dopo il 2035, almeno nella forma conosciuta finora, non c’è più. Una nuova intesa nell’UE rimette mano all’obiettivo fissato per le auto nuove e porta la riduzione della CO2 prevista per quella data dal 100% all’87,5%. Praticamente il traguardo delle emissioni zero assolute viene ammorbidito e si apre uno spazio che fino a poco fa sembrava escluso, quello dei carburanti rinnovabili. Il cambio di rotta non è un dettaglio da addetti ai lavori. Con un taglio del 100% la strada era una sola e portava dritta verso veicoli capaci di non emettere nulla allo scarico. Con un obiettivo all’87,5% invece resta un margine, e proprio dentro quel margine possono trovare posto motori che continuano a funzionare con un combustibile.
Cosa cambia con il nuovo obiettivo all’87,5%
Per capire la portata della novità basta guardare i numeri. La differenza tra il vecchio e il nuovo target sulle emissioni è di 12,5 punti percentuali. Sembra poco sulla carta, eppure è la distanza che separa un divieto di fatto da una possibilità concreta di sopravvivenza per le auto termiche oltre il 2035. Con il vincolo del 100% ogni grammo di anidride carbonica emesso dalle vetture nuove sarebbe stato di troppo. L’87,5% lascia invece una quota residua che non obbliga più i costruttori a eliminare del tutto il motore a combustione dalla propria gamma. Ed è qui che entra in gioco l’altro pilastro dell’accordo, vale a dire l’apertura verso i combustibili definiti “rinnovabili”.
Va detto però che il verbo da usare è ancora il condizionale. L’intesa indica che la soglia potrebbe scendere all’87,5%, quindi si parla di una direzione tracciata più che di un capitolo chiuso. Una sfumatura che conta, perché il quadro normativo sulle emissioni delle auto in Europa ha già mostrato in passato di poter cambiare forma strada facendo.
Il ruolo dei carburanti rinnovabili nel dopo 2035
La parte più interessante della vicenda riguarda proprio i carburanti rinnovabili. Fino a ieri l’idea dominante era che dal 2035 in avanti i listini europei sarebbero stati popolati quasi soltanto da modelli a zero emissioni. Oggi lo scenario si fa più sfumato, perché la nuova impostazione lascia spazio a soluzioni alternative capaci di alimentare i motori tradizionali con un impatto ridotto.
Per chi guida e per chi produce automobili il messaggio è abbastanza chiaro. Il motore a combustione non viene più messo alla porta in modo definitivo, ma viene accompagnato verso un futuro in cui dovrà convivere con regole comunque severe sulla CO2. Non si torna indietro rispetto all’obiettivo di tagliare le emissioni, si cambia piuttosto il modo di arrivarci.
È un passaggio che modifica in profondità il racconto attorno al 2035, quella data per anni considerata il punto di non ritorno per benzina e diesel. Con la nuova intesa europea quella linea netta si trasforma in una soglia più flessibile, fissata all’87,5% di riduzione delle emissioni e affiancata dalla possibilità di impiegare carburanti rinnovabili.
Fonte: TecnoAndroid


