Steven Seagal è tornato a occupare le cronache per una dichiarazione che ha del clamoroso, e la parola clamoroso qui è quasi un eufemismo. A 74 anni, l’attore che ha avuto la sua stagione d’oro negli anni Novanta sostiene con assoluta certezza che il ruolo da protagonista de L’ultimo samurai sarebbe dovuto toccare a lui, e non a Tom Cruise. Insomma, secondo Seagal quel personaggio gli calzava meglio addosso rispetto alla star che poi lo ha reso indimenticabile sul grande schermo.
La reputazione di Seagal a Hollywood non è mai stata brillante, e definirla così significa comunque essere generosi. Già negli anni del successo veniva considerato una persona difficile con cui lavorare. Oggi finisce sui giornali per motivi che nessuno vorrebbe mai vedere associati al proprio nome, come la sua amicizia con Vladimir Putin. Quello che di certo non gli manca è l’ego, e parliamo di un ego smisurato.
I numeri del film e le accuse di Seagal
Diretto da Edward Zwick, L’ultimo samurai ha incassato circa 454,6 milioni di dollari in tutto il mondo, pari a poco più di 420 milioni di euro, e ha regalato a Tom Cruise una candidatura ai Golden Globe come miglior attore. La pellicola, che vanta una delle scene di battaglia più memorabili di sempre, racconta la storia di Nathan Algren, un ufficiale statunitense che arriva in Giappone alla fine dell’Ottocento per addestrare l’esercito imperiale. Il suo destino cambia quando viene catturato dai samurai ribelli e finisce per abbracciare i loro valori, combattendo poi al loro fianco.
In una vecchia intervista, riemersa qualche anno fa, a Seagal era stata posta una domanda sugli eroi d’azione contemporanei. La sua risposta è stata di quelle che lasciano il segno. Ha raccontato di essere cresciuto in Giappone, di essersi formato nelle arti marziali e di aver ottenuto il titolo di maestro. Poi l’attacco frontale a Tom Cruise, descritto come un tipo basso di un metro e cinquantasette, che non era mai stato in Giappone, non parlava giapponese e non aveva mai impugnato una spada. Eppure lo hanno trasformato nell’ultimo samurai.
Il bello è che Seagal non si è fermato lì. Ha sostenuto che moltissime persone erano scontente del fatto che la scelta non fosse ricaduta su di lui. Ha parlato di aver ricevuto 450.000 chiamate da ogni parte del mondo, con la gente che gli diceva che quel ruolo era perfetto per lui e chiedeva come mai fosse andata diversamente. Secondo l’attore, la maggior parte delle persone che conosce non ha nemmeno gradito il film e non è andata a vederlo. Un classico esempio, ha detto, di Hollywood e di politica.
Le imprecisioni nel racconto
Andiamo con ordine, perché la storia raccontata da Seagal fa acqua da diverse parti. Tom Cruise è alto 1,70 metri e in Giappone c’era stato eccome, anche prima del 2003, per promuovere alcuni dei suoi film. Seagal, al contrario, non è affatto cresciuto nel paese nipponico ma tra il Michigan e la California, trasferendosi in Asia orientale soltanto a 22 anni.
Ha dichiarato di essere stato allievo di Morihei Ueshiba, fondatore dell’aikido, ma quest’ultimo è morto nel 1969, quando Seagal aveva 17 anni e cinque anni prima che si trasferisse in Giappone per evitare la leva durante la guerra del Vietnam, sposando poi una cittadina giapponese. Anche sulle presunte 450.000 chiamate restano parecchi dubbi. Difficile immaginare che qualcuno abbia davvero pensato a Steven Seagal guardando quel film.











