C’è un nodo che torna a pesare sul futuro dell’industria automobilistica italiana, e ha a che fare con il costo dell’energia. Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, lo ha messo nero su bianco davanti al Parlamento, scegliendo la Sala del Mappamondo di Montecitorio per spiegare cosa attende l’Italia dentro il piano strategico FaSTLAne 2030. Il messaggio, riassunto senza troppi giri di parole, è che l’energia costa troppo e che servono regole nuove per non zavorrare gli stabilimenti del Paese.
Davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, Filosa ha rivendicato il pieno rispetto degli impegni del Piano Italia presentato un anno fa dal predecessore Carlos Tavares. E già che c’era ha annunciato una serie di novità che vanno oltre quanto messo a verbale in passato, segno che l’azienda non vuole limitarsi a confermare la rotta già tracciata.
Numeri in crescita e impegni sui marchi
Il punto di partenza, va detto, è incoraggiante. Nei primi cinque mesi del 2026 le immatricolazioni Stellantis in Italia sono cresciute di quasi il 15%, con un guadagno di circa 1,5 punti di quota di mercato. La Fiat Pandina resta l’auto più venduta nel Paese, mentre i veicoli commerciali del marchio Pro One continuano a fare da capofila nel segmento dei leggeri. Sul fronte industriale i numeri parlano chiaro: la produzione negli stabilimenti italiani è salita di oltre il 16%, e questo ha permesso di tagliare del 30% il ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte dei siti.
Capitolo brand. Filosa ha confermato che Fiat resta il marchio italiano più importante per volumi a livello globale, mentre Lancia proseguirà in sinergia strategica con la casa torinese. Alfa Romeo rafforzerà il proprio posizionamento nei segmenti delle vetture di grandi dimensioni, mentre Maserati completerà la strategia globale del gruppo nel ruolo di icona dello stile italiano. Un mosaico in cui ogni marchio ha un compito preciso, insomma, senza sovrapposizioni.
Investimenti, brevetti e filiera italiana
A sostegno della filiera, l’azienda ha messo sul piatto cifre di un certo peso. Sono confermati investimenti per oltre 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nei prossimi cinque anni, di cui circa un miliardo già speso nel 2025. A questi si aggiungono acquisti per 7 miliardi di euro l’anno da fornitori italiani, una boccata d’ossigeno non da poco per tutto l’indotto.
C’è poi il fronte della ricerca pura. Nel 2025 sono state depositate quasi 400 nuove domande di brevetto, spesso in collaborazione con le università italiane. I temi su cui si lavora vanno dalla guida autonoma ai motopropulsori, passando per la sicurezza e la scienza dei materiali. Un lavoro che intreccia industria e mondo accademico, e che racconta una Stellantis decisa a tenere in Italia una fetta importante del proprio cervello tecnologico.