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Starlink diventa operatore mobile: sfida a Verizon, e non solo

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Starlink punta dritto verso un terreno finora dominato da pochi colossi, quello della telefonia mobile statunitense. Dopo aver cambiato le carte in tavola nel mondo della connettività satellitare, SpaceX ha deciso di alzare l’asticella e trasformare il suo servizio in qualcosa di più simile a un vero operatore telefonico. L’annuncio è arrivato durante la prima conference call sui conti dopo l’IPO, e la reazione non si è fatta attendere. Molti però avvertono che la salita sarà ripida.

SpaceX vuole una rete mobile fatta e finita

A mettere le cose in chiaro è stata Gwynne Shotwell, presidente di SpaceX, che ha confermato l’intenzione di usare le frequenze wireless prese da EchoStar per costruire anche una presenza a terra, andando oltre l’attuale servizio direct-to-cell. L’idea è chiara e pure abbastanza spavalda, portare Starlink al livello di un servizio mobile completo, capace di strappare clienti ai tre grandi del settore americano, ovvero Verizon, AT&T e T-Mobile.

Per farcela, l’azienda conta sui 65 Hz di spettro wireless ottenuti grazie agli accordi con EchoStar, un’operazione da 19,6 miliardi di dollari, circa 18 miliardi di euro, annunciata lo scorso anno. L’infrastruttura terrestre lavorerà a braccetto con la costellazione di satelliti, permettendo di offrire qualcosa di più solido rispetto alla semplice connettività pensata per le zone senza copertura cellulare. Shotwell non si è sbilanciata sui costi, ha solo lasciato intendere che SpaceX ha idee brillanti per contenere le spese. Tra le ipotesi circola quella di puntare su tante stazioni radio a basso costo abbinate alle antenne, al posto delle classiche torri cellulari.

Wall Street trema, ma gli esperti frenano

Sono bastate poche parole per far muovere i mercati. Dopo la conference call le azioni di Verizon, AT&T e T-Mobile hanno perso tra il 2% e il 4%, segnale che nessuno prende alla leggera l’ipotesi di vedere Starlink Mobile come futuro rivale. Del resto la connettività è già oggi uno dei motori economici principali di SpaceX e finanzia buona parte degli investimenti, dai razzi di nuova generazione ai data center fino ai progetti di intelligenza artificiale. Per questo l’ingresso nel mobile viene letto come un passo naturale nella strategia dell’azienda di Elon Musk.

Gli analisti però invitano a non farsi prendere dall’entusiasmo. In trent’anni Verizon, AT&T e T-Mobile hanno speso centinaia di miliardi per comprare frequenze, costruire reti nazionali e conquistare milioni di clienti. Colmare quel divario non sarà una passeggiata. Craig Moffett di MoffettNathanson sostiene che senza un accordo MVNO, cioè la possibilità di appoggiarsi alla rete di un operatore già esistente, è difficile immaginare Starlink competitiva entro cinque anni. Matt Britzman di Hargreaves Lansdown la vede allo stesso modo, dubita che uno dei grandi voglia cedere capacità a un futuro concorrente e suggerisce piuttosto l’acquisto di un operatore più piccolo come scorciatoia. David Barden di New Street Research aggiunge un dettaglio non da poco, i 65 Hz presi da EchoStar sono pochissimi rispetto agli oltre 1.000 MHz complessivi che hanno in mano i big del settore.

Il debutto è fissato per il 2027

Nonostante i dubbi, SpaceX ha già una roadmap. L’azienda prevede di lanciare i satelliti Starlink Mobile di nuova generazione nel corso del 2027, con l’obiettivo di avere entro la fine dell’anno un servizio fino a 100 volte migliore rispetto all’attuale direct-to-cell. C’è da ricordare che la collaborazione con T-Mobile esiste già, tramite il servizio T-Satellite, che usa i satelliti Starlink per dare connettività diretta agli smartphone compatibili quando manca la rete tradizionale. Quella però è una soluzione di supporto all’infrastruttura dell’operatore, mentre il nuovo progetto vuole essere qualcosa di autonomo e molto più ambizioso.

Se i piani andranno in porto, il mercato americano della telefonia potrebbe vedere spuntare un protagonista inedito, capace di mettere insieme rete satellitare e infrastrutture terrestri. Per ora restano aperti parecchi punti interrogativi sui tempi, sui costi e sulla reale capacità di reggere il confronto con operatori che hanno costruito le loro reti nell’arco di decenni.

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