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Spotify lancia speaker-urna in edizione limitata con Liquid Death

Quando un’azienda costruisce la propria identità attorno alla musica, prima o poi finisce per esplorare territori inaspettati. Stavolta Spotify ha deciso di spingersi decisamente oltre il solito perimetro digitale, presentando un oggetto che sembra uscito da una campagna di Halloween più che da un catalogo tech: uno speaker Bluetooth a forma di urna funeraria. Il progetto nasce da una collaborazione con Liquid Death, marchio noto per il suo marketing ironico e provocatorio, e il risultato è qualcosa che sta a metà tra gadget, operazione di branding e provocazione culturale.

L’urna Bluetooth di Spotify è marketing esperienziale, non hardware

Il dispositivo si chiama Eternal Playlist Urn e, almeno per ora, sarà disponibile solo negli Stati Uniti in una tiratura minuscola: appena 150 pezzi, al prezzo di 495 dollari. Le dimensioni sono tutt’altro che simboliche, circa 18 per 29 centimetri, e l’aspetto è esattamente quello che il nome suggerisce. L’azienda, però, ha chiarito subito un punto: non è progettato per contenere ceneri. L’urna è solo una forma, un elemento estetico e narrativo. Tutta l’elettronica, dal ricevitore Bluetooth allo speaker vero e proprio, è integrata nel coperchio. Più che un oggetto commemorativo, è uno speaker travestito da oggetto funerario, con tanto di slogan che gioca apertamente sull’idea: la vita ha bisogno di musica, e a quanto pare anche l’aldilà. Il funzionamento è semplice ma costruito intorno al concetto che rende l’operazione memorabile. Dopo l’acquisto, l’utente può creare una propria Eternal Playlist, una selezione musicale pensata come colonna sonora definitiva. Per generarla, la piattaforma propone una serie di domande volutamente sopra le righe, del tipo quale sarebbe il proprio suono da fantasma preferito. Le risposte, insieme alla cronologia di ascolto, permettono di costruire una playlist personalizzata che può essere sincronizzata con lo speaker e condivisa con amici e familiari. È un modo per trasformare un oggetto ironicamente macabro in qualcosa di personale, quasi narrativo. Per Spotify non si tratta della prima incursione nell’hardware, anche se la storia in questo campo è stata finora piuttosto irregolare. In passato l’azienda ha sperimentato con dispositivi come Car Thing, un accessorio per l’auto poi abbandonato, e con collaborazioni mirate, come quella con IKEA per uno speaker integrato nel mondo dell’arredamento. Nessuno di questi tentativi ha dato vita a una linea stabile di prodotti proprietari, e anche questa urna sembra più un progetto speciale che l’inizio di una nuova strategia industriale.

Oggetti cult per restare nella conversazione

Dal lato di Liquid Death, invece, l’operazione è perfettamente coerente con il proprio posizionamento. Il marchio ha costruito la sua notorietà su un’estetica dark e su campagne volutamente esagerate, spesso accompagnate da prodotti in edizione limitata pensati più per far parlare di sé che per diventare articoli di massa. In passato ha già proposto oggetti fuori scala, come una ghiacciaia a forma di bara venduta a cifre da collezione. Al di là dell’effetto sorpresa, l’Eternal Playlist Urn racconta qualcosa di interessante su come stanno cambiando le strategie dei brand digitali. Non si tratta tanto di vendere hardware, quanto di creare esperienze tangibili che rafforzino il legame emotivo con il servizio. In un mercato dello streaming sempre più affollato, anche un oggetto bizzarro e volutamente provocatorio può diventare un modo per restare al centro della conversazione. E forse è proprio questo il punto: più che uno speaker, è un pezzo di storytelling da mettere su uno scaffale. O su un altare personale dedicato alla propria musica preferita.  
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