In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Chi condivide l’abbonamento Spotify Family con persone che non abitano sotto lo stesso tetto farebbe bene a prestare un po’ più di attenzione nelle prossime settimane. La piattaforma ha deciso di intensificare i controlli sulla verifica della residenza condivisa e parecchi utenti si sono già ritrovati fuori dal piano, senza aver ricevuto preavvisi particolarmente chiari. Non si tratta di un semplice avvertimento: il nuovo sistema è più rigido rispetto al passato e le conseguenze per chi non lo rispetta sono tutt’altro che leggere.
Il metodo messo in campo da Spotify è piuttosto ingegnoso. Si basa su un QR code dinamico che cambia ogni pochi secondi e che va scansionato fisicamente tra il dispositivo del gestore del piano e quello del membro da verificare. Il principio è quasi elementare: chi vive davvero nella stessa casa può completare l’operazione di persona senza alcuna difficoltà. Chi invece si trova a 200 km di distanza, ovviamente, non ha modo di farlo. Ed è proprio su questa differenza che l’azienda punta per separare le famiglie reali dai gruppi di amici che dividono la spesa mensile.
Sette giorni per mettersi in regola, poi scatta il blocco
Quando arriva la notifica di nuova verifica, il conto alla rovescia parte subito. Gli utenti coinvolti hanno sette giorni di tempo per completare la scansione del codice. Se la procedura non viene portata a termine entro la scadenza, l’account viene retrocesso in automatico al piano gratuito, quello con la pubblicità tra un brano e l’altro e le classiche limitazioni della versione free.
Ma la parte più pesante arriva dopo. Insieme al declassamento scatta anche un blocco di 12 mesi che impedisce di entrare in qualsiasi altro piano Family o Duo. La restrizione resta valida persino nel caso in cui, nel frattempo, si decida di sottoscrivere un abbonamento individuale. In pratica, chi viene escluso non può semplicemente spostarsi su un altro gruppo condiviso e ricominciare da capo come se nulla fosse: per un anno intero quella strada resta chiusa.
Naturalmente c’è già chi ha trovato il modo di aggirare l’ostacolo. Visto che il codice si rinnova troppo in fretta per poter essere catturato con uno screenshot, alcuni utenti hanno iniziato a sfruttare lo screen sharing tra dispositivi, così da far inquadrare il QR anche a distanza. Il trucco funziona, almeno per il momento. Niente però garantisce che continuerà a farlo, perché Spotify potrebbe chiudere questa scappatoia in qualsiasi momento con un semplice aggiornamento.
Un tentativo che arriva da lontano
Per l’azienda non è certo la prima volta. Già nel 2018 Spotify aveva sperimentato i controlli GPS per accertarsi che i membri del piano vivessero davvero allo stesso indirizzo. All’epoca, però, le proteste degli utenti legate alla privacy avevano spinto la piattaforma ad ammorbidire parecchio quel sistema. Questa volta la musica è diversa, perché il meccanismo del QR dinamico risulta molto più complicato da eludere rispetto a una semplice verifica della posizione.
Del resto la stretta non riguarda soltanto Spotify. Anche altri servizi di streaming, sia musicali che video, impongono da tempo controlli periodici sulla rete domestica per essere sicuri che chi condivide un abbonamento abiti effettivamente sotto lo stesso tetto. L’obiettivo di fondo, per Spotify come per i suoi concorrenti, è convincere chi divide il proprio piano con estranei o amici lontani a passare a un abbonamento individuale, aumentando in questo modo i ricavi per singolo utente.
Fonte: TecnoAndroid


