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SpaceX Starship, primo tentativo di recupero dei due stadi

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SpaceX ha deciso di alzare l’asticella proprio mentre dalla Cina arrivano segnali di una concorrenza sempre più agguerrita. L’azienda di Elon Musk proverà infatti a fare ciò che finora nessuno è riuscito a ottenere, cioè recuperare entrambi gli stadi di Starship grazie al sistema di bracci meccanici della torre Mechazilla. Un annuncio che non arriva per caso. La società cinese Deep Blue Aerospace aveva già manifestato da tempo l’intenzione di recuperare un razzo con una torre dotata di “bacchette”, molto simile a quella americana, e di recente ha comunicato che i primi componenti del suo vettore stanno uscendo dalla catena di montaggio e che il lavoro procede senza intoppi. Per Musk era il momento perfetto per rilanciare con qualcosa di ancora più complicato.

Fino a oggi né SpaceX né qualsiasi altra compagnia spaziale è riuscita a recuperare e riutilizzare un razzo completo. Di solito il primo stadio viene riportato a terra, analizzato e preparato per un nuovo volo, mentre il secondo finisce perso. È esattamente l’approccio che vuole adottare anche l’azienda cinese. Così i costi scendono, certo, ma con un recupero totale calerebbero ancora di più. Ed è per questo che SpaceX si dice pronta ad avviare i test sul secondo stadio. Secondo quanto spiegato da Musk, il primo tentativo avverrà durante il volo 15 di Starship, previsto per il prossimo novembre. Se l’operazione non dovesse riuscire subito, seguiranno molti altri tentativi.

Una sfida tecnica tutt’altro che semplice

Starship è il razzo più grande del mondo, con i suoi 122 metri di altezza quando è completamente assemblato, ed è anche il più potente mai costruito. Proprio per queste dimensioni, realizzare un nuovo secondo stadio a ogni lancio diventa una spesa eccessiva perfino per SpaceX. La soluzione sarebbe recuperarlo dopo ogni missione, ma l’impresa è parecchio complessa perché questa parte del vettore viaggia più in alto, più lontano e a velocità maggiori rispetto al primo stadio. Il sistema scelto resta quello delle “bacchette cinesi” della torre Mechazilla. Dei 14 voli di prova effettuati finora con Starship, il primo stadio è stato recuperato in 3 occasioni. Adesso tocca al passo successivo.

Il volo 14, andato in scena il 28 settembre, è stato un successo pieno perché per la prima volta il razzo ha raggiunto l’orbita e ha rilasciato il suo carico utile. A bordo c’erano 26 satelliti Starlink V3, una nuova costellazione destinata a contare circa 100.000 dispositivi. Per il volo 15 non esiste ancora una data precisa, si sa soltanto che è in programma per novembre. Musk vorrebbe proseguire la serie positiva e stima che le probabilità di riuscita siano tra il 50 e il 60%.

Lanci sempre più frequenti e conti in forte crescita

Il numero uno di SpaceX ha assicurato che l’azienda manterrà un buon ritmo di lanci per quel che resta del 2026 e che la cadenza aumenterà ulteriormente nel 2027. La strategia rimane quella di sempre, lanciare e lanciare ancora, quindi è ragionevole aspettarsi che prima o poi uno di questi tentativi porti al tanto atteso recupero del secondo stadio. Ogni fallimento servirà a imparare dagli errori, perché l’obiettivo finale è catturare la nave completa a ogni missione futura. In questo modo diventerebbe più semplice puntare a traguardi come la colonizzazione di Marte.

Accanto a questo annuncio, la compagnia ha reso noti anche i suoi risultati economici relativi al terzo trimestre del 2026. Un periodo molto positivo, con ricavi pari a circa 12,6 miliardi di euro, il 161% in più rispetto all’anno precedente. L’utile netto ha toccato circa 3,8 miliardi di euro, contro perdite di circa 950 milioni registrate nello stesso periodo del 2025. Solo 1,5 miliardi di euro circa sono arrivati dai lanci e dal resto del segmento spaziale. La fetta più consistente proviene dalla connettività di Starlink e dai centri dati dedicati all’intelligenza artificiale.

Fonte: TecnoAndroid

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