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Un tassello atteso da parecchio tempo è finalmente andato al suo posto. ReactOS, il sistema operativo open source che da anni lavora per offrire piena compatibilità con Windows, adesso può essere installato direttamente su una partizione NTFS, cioè sul file system che Microsoft utilizza di solito nelle installazioni del proprio sistema. Si tratta di una novità concreta, perché riduce una delle differenze più evidenti che separavano il progetto dagli ambienti Windows tradizionali.
Il traguardo è arrivato grazie alla maturazione del driver NTFS sviluppato appositamente per ReactOS. Non tutte le difficoltà tecniche spariscono però di colpo, e qualche ostacolo rimane ancora sul tavolo. Il cambiamento riguarda soprattutto sviluppatori e appassionati di sistemi operativi che amano sperimentare alternative a Windows. Serve comunque una buona dose di prudenza, visto che il progetto si trova ancora in fase alpha e non può essere considerato un sostituto pronto per qualsiasi computer.
Niente più obbligo di passare da FAT16 o FAT32
Fino a questo momento per installare ReactOS bisognava normalmente affidarsi a una partizione FAT16 o FAT32. Un limite tutt’altro che marginale per chi voleva ricreare un ambiente il più possibile simile a quello dei classici PC Windows. NTFS, sigla che sta per New Technology File System, fa parte della storia di Windows NT ed è una componente fondamentale dell’infrastruttura di archiviazione del sistema Microsoft.
Il miglioramento tocca due aspetti distinti. Da una parte c’è la possibilità di installare e usare il sistema operativo su una partizione NTFS, dall’altra quella di formattare direttamente i dischi con questo file system. Il lavoro svolto sul driver colma così una lacuna che il progetto inseguiva da tempo. Tra gli obiettivi tecnici di ReactOS resta centrale la compatibilità con Windows Server 2003, con l’idea di far girare applicazioni e driver pensati per la famiglia Windows NT.
Il percorso è stato lento e graduale. Il supporto alla sola lettura di NTFS era già comparso nel 2016, mentre nel 2022 FreeLoader, il componente che si occupa dell’avvio del sistema, aveva imparato a leggere partizioni di questo tipo. Queste funzioni, tuttavia, non erano sufficienti per completare l’installazione dell’intero sistema operativo sullo stesso file system.
Prestazioni e sicurezza ancora da sistemare
Il nuovo driver ha ancora dei limiti che non permettono di metterlo sullo stesso piano delle implementazioni più mature. Il team di ReactOS ha segnalato l’assenza di caching, di journaling e di funzionalità di sicurezza. Sono mancanze che possono pesare sia sulle prestazioni sia sull’affidabilità nella gestione dei dati, e gli sviluppatori mettono in guardia anche sulla possibile comparsa di altri problemi non ancora individuati.
Per capire meglio di cosa si parla basta guardare all’uso quotidiano. Senza caching le operazioni di accesso ai file possono risultare più lente, mentre il journaling serve a mantenere coerente il file system dopo interruzioni impreviste, come uno spegnimento improvviso. La mancanza di specifiche funzionalità di sicurezza è un ulteriore elemento da valutare con attenzione prima di adoperare il sistema in contesti che contengono informazioni importanti.
Questo passo avanti va letto alla luce della natura stessa di ReactOS, un progetto comunitario portato avanti in larga parte da volontari che puntano a ricostruire un sistema compatibile con Windows attraverso un’implementazione del tutto indipendente. Per chi desidera metterlo alla prova, la scelta più saggia rimane una macchina virtuale, tenuta ben separata dai dati personali e dai computer usati ogni giorno.
Fonte: TecnoAndroid


