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SpaceX ha lanciato per la seconda volta Starfall, una capsula pensata per condurre esperimenti e attività di produzione direttamente in orbita, con l’obiettivo di riportare poi sulla Terra materiali e campioni. Il punto di partenza è semplice ma ambizioso, cioè rendere la microgravità qualcosa di accessibile e soprattutto utile, non più un ambiente riservato a pochi progetti eccezionali. Il veicolo ha lasciato la rampa il 20 ottobre 2026 da Cape Canaveral, a bordo di un Falcon 9. Non si tratta quindi di un debutto assoluto. La capsula aveva già affrontato un primo volo e questo nuovo lancio segna un passo successivo nel percorso di un progetto che punta a trasformare lo spazio in una sorta di laboratorio e officina a disposizione di chi ha bisogno di lavorare in condizioni impossibili da ricreare sul nostro pianeta. Starfall nasce proprio con questa vocazione, quella di andare in orbita, svolgere il proprio compito e tornare indietro con il risultato del lavoro.
Un laboratorio orbitale che torna a casa
L’idea alla base di Starfall ruota attorno a un concetto preciso. Far salire in orbita un esperimento è solo metà dell’opera, perché il vero valore sta spesso nel poter recuperare quello che è stato prodotto o osservato lassù. La capsula è progettata esattamente per chiudere questo cerchio, ospitando le attività durante la permanenza nello spazio e riportando poi a terra materiali e campioni da analizzare o utilizzare.
È qui che entra in gioco la produzione in orbita, un ambito in cui l’assenza quasi totale di peso cambia le regole del gioco. In un contesto di microgravità certi processi si comportano in modo diverso rispetto a quanto accade sulla superficie terrestre, ed è proprio questa differenza a rendere interessante l’idea di sfruttare lo spazio non solo per osservare ma anche per realizzare qualcosa di concreto. L’intenzione dichiarata è far diventare questo ambiente qualcosa di pratico, alla portata di più soggetti, e non un’opportunità rara o limitata a missioni di grande scala.
Una tecnologia del genere, almeno nelle premesse, potrebbe incidere sul modo in cui verranno pensate le future missioni. Avere a disposizione un veicolo capace di andare e tornare con il proprio carico apre la strada a un uso più flessibile dell’orbita, dove gli esperimenti non restano confinati lassù ma rientrano fisicamente sulla Terra.
Il lancio con la missione condivisa Bandwagon 5
Il viaggio di Starfall non è stato solitario. La capsula ha preso posto sul Falcon 9 insieme ad altri 31 carichi, tutti parte della missione condivisa Bandwagon 5. Una formula che permette di distribuire un singolo lancio tra più clienti e più progetti, sfruttando lo stesso razzo per portare in orbita una varietà di payload diversi.
Questo approccio si sposa bene con la filosofia stessa del progetto. Se l’obiettivo è rendere la microgravità più accessibile, condividere il passaggio verso lo spazio con decine di altri carichi rappresenta una scelta coerente, perché riduce la necessità di un lancio dedicato e inserisce la capsula in una missione più ampia. Starfall è dunque partita come uno dei 32 carichi complessivi trasportati dal vettore di SpaceX.
La base di partenza è stata ancora una volta Cape Canaveral, da cui il Falcon 9 è decollato il 20 ottobre 2026 portando con sé la capsula e gli altri 31 carichi della missione Bandwagon 5.
Fonte: TecnoAndroid


