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SpaceX chiede a tutti gli operatori satellitari di condividere i dati su posizioni e manovre dei propri veicoli, dopo una serie di incontri ravvicinati in orbita con i satelliti Starlink. Lo spazio ha ancora parecchio margine per accogliere nuove megacostellazioni, ma solo se ognuno rende noto dove si trovano i suoi satelliti e dove stanno andando. L’appello arriva da Michael Nicolls, vicepresidente di SpaceX per Starlink e presidente di xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. Nicolls è intervenuto all’International Astronautical Congress di Antalya, in Turchia, martedì 6 ottobre.
I numeri aiutano a capire la questione. Starlink conta oggi più di 11.000 satelliti, circa due terzi di tutti i veicoli attivi in orbita bassa, mentre radar e telescopi seguono di routine altre migliaia di frammenti di detriti. Ed è solo la punta dell’iceberg. SpaceX ha annunciato l’intenzione di lanciare fino a un milione di satelliti per una nuova costellazione chiamata Starmind, pensata per portare capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale in orbita. Amazon sta muovendo i primi passi con una rete concorrente di migliaia di unità e due megacostellazioni cinesi sono già in pieno dispiegamento.
SpaceX: il rischio collisioni e la legge dei grandi numeri
Tutto questo solleva un problema concreto, cioè come ridurre il rischio di collisione. Un impatto potrebbe generare migliaia di nuovi detriti e avviare un ciclo che si autoalimenta. Le probabilità in un singolo giorno sono bassissime perché lo spazio è immenso e l’orbita bassa è ancora lontana dalla saturazione. SpaceX e gran parte degli operatori occidentali fanno inoltre rientrare razzi e satelliti a fine missione. “Detto questo, la legge dei grandi numeri dice che se qualcosa può succedere, succederà”, ha osservato Nicolls.
Sul fronte della gestione del traffico spaziale la strada è ancora lunga. Nessun trattato o regolamento globale obbliga i satelliti a comunicare posizione e manovre, né impone un coordinamento tra operatori. Senza un codice della strada tocca a governi e aziende stabilire le regole di comportamento. Secondo Nicolls i detriti ben tracciati sono come ostacoli su una strada, che si possono misurare, prevedere ed evitare. Il vero guaio sono gli operatori che manovrano senza avvisare, e su Starlink gli esempi purtroppo non mancano.
Durante la presentazione sono stati mostrati diversi casi di satelliti altrui avvicinatisi molto agli Starlink, che sfrecciano attorno alla Terra a circa 8 chilometri al secondo. Nessun intento ostile o tentativo di spionaggio, semplicemente cambi di traiettoria non comunicati. “O non ci pubblicavano le loro effemeridi, o non consideravano quelle altrui durante le manovre, e questo ha portato a congiunzioni da decine a centinaia di metri”, ha spiegato Nicolls. Decisamente troppo vicine.
Il sistema Stargaze e il nodo della condivisione
Le effemeridi descrivono posizione e movimento di un satellite e alcuni operatori preferiscono tenerle segrete, convinti di ricavarne un vantaggio competitivo o strategico. Per Nicolls lo standard minimo deve essere conoscere con previsioni affidabili dove si trova il proprio satellite e dove sta andando. SpaceX pubblica le effemeridi dei suoi veicoli e ha abbassato l’intera costellazione attiva sotto i 500 chilometri, lontano dalle zone più trafficate. I nuovi Starlink V3, lanciati dal mese scorso con Starship, voleranno ancora più in basso, a circa 350 chilometri.
Quando i dati mancano entrano in gioco le telecamere di navigazione di bordo. Il sistema si chiama Stargaze e oggi individua circa il 90% dei satelliti in manovra che incrociano le orbite Starlink. Ormai capita abbastanza spesso che un satellite si sposti in autonomia oppure, se manca il margine, si orienti per ridurre le probabilità d’impatto. Gli Starlink eseguono circa 1.000 manovre anticollisione al giorno e negli ultimi mesi hanno schivato circa 650 satelliti attivi di altri operatori, solo la metà dei quali condivide le effemeridi con SpaceX.
Con gli operatori internazionali la collaborazione resta complicata. Qualche passo avanti c’è stato, per esempio con la stazione spaziale cinese e alcuni operatori cinesi, ma di molti altri non si sa nulla. Il grafico mostrato da Nicolls indicava soprattutto satelliti cinesi e russi, anche se alcuni operatori di Stati Uniti, Europa e Giappone non condividono i dati. Diversa la linea di Amazon Leo, che secondo il responsabile Rajeev Badyal si coordina con SpaceX a ogni lancio e organizza incontri regolari per scambiare informazioni. Amazon ha 396 satelliti in orbita, una prima generazione prevista di 3.232 unità e il via libera della FCC, arrivato a febbraio, per una seconda generazione da 4.504. Sulla Cina Badyal non ha voluto commentare, pur riconoscendo che prima o poi un coordinamento sarà inevitabile, soprattutto se quelle reti cresceranno di scala.
Fonte: TecnoAndroid








