Sony ha alzato il sipario sul Lytia 910, il suo nuovo sensore fotografico di punta che porta in casa giapponese un debutto piuttosto atteso. È il primo modello dell’azienda a montare la tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor), pensata per affrontare uno dei grattacapi più classici della fotografia digitale, ovvero la saturazione dei fotodiodi quando la luce che li colpisce diventa davvero troppa.
L’idea di fondo è tutt’altro che complicata. Accanto a ogni singolo fotodiodo viene piazzato un piccolo condensatore, un componente che aumenta in modo netto la capacità di accumulo di carica di ciascun pixel, la cosiddetta full well capacity. Ogni pixel, in pratica, può raccogliere più luce prima di arrivare al limite, e questo si traduce in una resa molto più generosa sia nelle zone luminose sia nelle ombre dentro la stessa immagine.
Come lavora la tecnologia LOFIC
Il risultato più evidente di tutto questo è che il Lytia 910 arriva a una gamma dinamica di 100dB con un solo scatto. Un dato che va letto con la giusta lente. I sensori della generazione precedente, come il Lytia 901, per toccare livelli simili dovevano scattare più fotogrammi e poi fonderli insieme, con tutti i compromessi del caso.
Qui entra in gioco una tecnica chiamata Triple Conversion Gain, in breve TCG. Ogni singolo pixel viene letto tre volte di seguito, in rapida sequenza, con tre livelli diversi di guadagno: basso, medio e alto. I tre dati raccolti vengono poi combinati elettronicamente in un’unica immagine HDR. È proprio questo a permettere di evitare i difetti tipici dell’HDR multi scatto, come gli artefatti da movimento che spuntano quando soggetto o fotocamera si spostano tra un fotogramma e l’altro. Basta una sola esposizione, dalla quale il sensore tira fuori comunque tre letture distinte. Lo stesso principio vale anche per i video, dove il sensore riesce a registrare filmati HDR in 4K a 60 fotogrammi al secondo. Tra i vantaggi dei sensori LOFIC, motivo per cui sono già diffusi nelle fotocamere automotive, c’è anche la minore sensibilità allo sfarfallio delle luci artificiali.
Meno rumore digitale anche al buio
Sony non si è concentrata solo sull’alta luminosità, ma ha lavorato anche sul fronte opposto, quello degli scatti con poca luce. Il Lytia 910 integra circuiti ad altissimo guadagno di conversione che si attivano da soli quando la luce a disposizione cala. Stando all’azienda, questi circuiti abbattono il rumore casuale di circa il 30% rispetto ai sensori precedenti della stessa famiglia, un passo avanti che dovrebbe notarsi soprattutto negli scatti notturni o negli interni poco illuminati.
Sul piano tecnico parliamo di un sensore di formato 1/1.28 di pollice con risoluzione da 50 megapixel. Usa un filtro Quad Bayer e ha pixel da 1,22 per 1,22 micrometri. Roba di fascia altissima, pensata per gli smartphone top di gamma del prossimo futuro, in linea con dimensioni e risoluzioni dei sensori principali montati sui flagship più recenti. La produzione in serie partirà nel corso dell’estate, quindi è realistico aspettarsi i primi smartphone equipaggiati già dal quarto trimestre dell’anno, periodo in cui i produttori tirano fuori i modelli più ambiziosi in vista delle festività.
Non è la prima azienda ad arrivarci
Va detto che Sony non è la prima a portare questa tecnologia sugli smartphone. Già nel 2024 Honor Magic6 Ultimate montava un sensore LOFIC, l’OV50K da 50 megapixel firmato OmniVision. Più di recente anche Xiaomi 17 Ultra ha adottato un sensore LOFIC concorrente, sempre di OmniVision, il Light Fusion 1050L, anch’esso da 50 megapixel. Sony arriva quindi con un po’ di ritardo rispetto ai rivali, ma con un sensore che promette prestazioni di primissimo livello.
In queste settimane erano circolate indiscrezioni secondo cui vivo X500 Pro Max avrebbe usato un sensore LOFIC Sony da 50 megapixel e formato 1/1.28 di pollice. Caratteristiche che combaciano alla perfezione con quelle del Lytia 910 appena annunciato, a conferma di quei rumor. Anche Samsung, stando a diverse fonti, starebbe lavorando a una propria tecnologia LOFIC, con un primo sensore che potrebbe debuttare a bordo del Galaxy S27 Ultra.