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Il Giappone ha lanciato con successo la sonda MMX, la missione che punta a riportare sulla Terra i primi campioni mai raccolti da una delle lune di Marte. La partenza è avvenuta a bordo del razzo H3 numero 10 della JAXA, l’agenzia aerospaziale giapponese. Il volo si è svolto senza intoppi e il vettore si è separato correttamente dalla sonda circa un’ora, 11 minuti e 13 secondi dopo il decollo.
La destinazione è Fobos, il più noto dei due satelliti marziani. Il piano prevede di atterrare sulla sua superficie, prelevare oltre 10 grammi di sabbia e riportarli a casa nel 2031. Finora nessun materiale proveniente dal sistema marziano è mai arrivato sulla Terra, quindi un esito positivo rappresenterebbe un traguardo senza precedenti. Il progetto è frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge NASA, l’agenzia spaziale francese CNES, il centro aerospaziale tedesco DLR e l’Agenzia Spaziale Europea, per una durata complessiva di circa cinque anni.
Sonda MMX in volo: una sfida a distanza con la Cina
L’idea di riportare campioni marziani sulla Terra è stata a lungo un cavallo di battaglia degli Stati Uniti. Il programma sviluppato da NASA ed ESA avrebbe dovuto recuperare il materiale raccolto dal rover Perseverance, ma nel 2024 l’agenzia americana ha comunicato che i costi erano lievitati fino a un massimo di circa 10 miliardi di euro e che i reperti non sarebbero arrivati prima del 2040. Il bilancio approvato a gennaio 2026 ha poi chiarito che il Congresso non sosteneva il piano, destinando appena 100 milioni di euro circa alle missioni future. Anche l’ESA ha fatto sapere di non voler proseguire e così oltre 30 campioni sono ancora fermi su Marte.
In questo vuoto acquista peso la missione cinese Tianwen 3, il cui lancio è previsto intorno al 2028. Pechino conta di riportare materiale marziano sulla Terra attorno al 2031 grazie a due lanci separati, con l’obiettivo di raccogliere più di 500 grammi. A settembre 2026 è emerso che il progetto è entrato nella fase iniziale di prototipo. Le tempistiche coincidono quasi con quelle di MMX e questo mette Giappone e Cina in una gara serrata, anche se gli scopi sono diversi. La sonda cinese mira al suolo del pianeta rosso, quella giapponese alla sabbia di Fobos.
Cinque anni tra orbite, rover e atterraggi
La prima tappa sarà l’arrivo in orbita marziana, atteso nel 2027, circa un anno dopo il lancio. A quel punto MMX si libererà del modulo che ha trasportato carburante e sistema di propulsione, per poi inserirsi in una pseudorbita che le permetterà di sorvolare da vicino Fobos, studiarne il terreno e scegliere dove posarsi. Dei circa tre anni trascorsi attorno a Marte, due e mezzo saranno dedicati proprio all’osservazione della luna.
Prima della discesa entrerà in scena il rover IDEFIX, realizzato insieme da CNES e DLR. Per circa 100 giorni analizzerà caratteristiche e topografia della superficie, fornendo dati utili a preparare l’atterraggio del veicolo principale. Secondo il DLR il dispiegamento è previsto tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029. Se tutto andrà bene sarà il primo rover a ruote a muoversi su una luna marziana.
La parte più delicata resta l’atterraggio. Sono previsti due tentativi. Il primo combinerà il campionatore, un dispositivo cilindrico che si inserisce nel terreno, con il sistema pneumatico che soffia azoto per sollevare la sabbia. Il secondo userà solo il campionatore. Dal contatto al decollo passeranno circa due ore e mezza, di cui 90 minuti dedicati al prelievo, e in questo margine stretto la sonda dovrà gestire discesa e ripartenza in modo autonomo. Il sistema è in grado di ottenere i 10 grammi previsti con un solo prelievo, ma l’operazione verrà divisa in due passaggi per raccogliere materiale più vario.
Questa fase è programmata dopo il 2029. Seguirà un sorvolo di Deimos, l’altra luna di Marte, prima della separazione del modulo di esplorazione. Nel 2030 il modulo di rientro lascerà la sfera di influenza marziana e viaggerà per circa un anno verso la Terra, dove nel 2031 la capsula con i campioni dovrebbe attraversare l’atmosfera ed essere recuperata.
Il riscatto del razzo H3
Per portare in orbita i 4.480 kg della sonda, il razzo H3 ha adottato la configurazione “24”, quella di massima spinta, con due motori nel primo stadio e quattro propulsori a combustibile solido. Un risultato atteso, dopo un periodo complicato per il vettore di punta giapponese.
Il 22 dicembre 2025 l’ottavo H3, che trasportava il satellite quasi zenitale Michibiki 5, aveva subito lo spegnimento prematuro del secondo stadio alla seconda accensione, mancando l’orbita prevista. L’indagine della JAXA ha attribuito il problema a una delaminazione nell’adattatore di aggancio del satellite, probabilmente amplificata dall’urto durante la separazione dell’ogiva. Alcune parti avrebbero superato la temperatura prevista durante il riscaldamento prima dell’assemblaggio, indebolendo l’adesivo. Dopo le correzioni i lanci sono ripresi il 12 giugno 2026 e l’11 agosto è arrivato il successo del nono volo. Quello di MMX è il terzo lancio dalla ripresa e arriva circa 10 mesi dopo il fallimento, segnando l’avvio del viaggio quinquennale della sonda.
Fonte: TecnoAndroid


