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La mappa dei cavi sottomarini è cambiata parecchio negli ultimi 40 anni, e oggi l’Europa guarda verso nord con un obiettivo preciso: la Groenlandia. L’enorme rete di fibra ottica adagiata sul fondo di mari e oceani, distribuita lungo tutto il pianeta, è diventata uno snodo fondamentale per un mondo che ha bisogno di restare iperconnesso in ogni momento. Non è un caso che proprio queste linee trasportino il 99% del traffico internet mondiale. Basta questo dato per capire quanto pesi la loro protezione e perché Bruxelles abbia deciso di muoversi.
Negli ultimi tempi queste infrastrutture sono finite al centro di tensioni geopolitiche e di diversi episodi di sabotaggio. In questo scenario l’Europa sta valutando la posa di un nuovo collegamento nell’Artico, un’area che si è trasformata in un corridoio strategico per le comunicazioni e che ormai nessuno considera più una zona periferica.
Un nuovo cavo per collegare la Groenlandia all’Europa
Stando a un documento interno, l’Unione Europea si trova in fase di pianificazione di un nuovo cavo sottomarino ad alta sicurezza destinato a unire la Groenlandia al continente europeo. Il progetto però non si ferma lì. In un secondo momento la rete dovrebbe allungarsi fino al Giappone e alla Corea del Sud, passando per il Canada, così da creare una dorsale che attraversi l’emisfero settentrionale.
Non si tratta di un’opera isolata. Il nuovo collegamento rientra in una strategia molto più ampia, pensata per rafforzare la sicurezza europea e la sua infrastruttura digitale in un periodo in cui le linee sottomarine sono diventate il bersaglio di attacchi di vario tipo. Proteggere i cavi significa, in sostanza, proteggere la continuità di servizi che ogni giorno vengono dati per scontati, dalle comunicazioni alle transazioni online.
L’Artico, in particolare, è oggi una delle aree più complicate da gestire. Pesano le condizioni naturali estreme, certo, ma soprattutto le minacce che la regione ha dovuto affrontare di recente. Si va dalle interferenze con la navigazione satellitare fino alle prove di un possibile sabotaggio attribuito alla Russia. Un insieme di fattori che rende la zona tanto preziosa quanto vulnerabile, e che spiega l’attenzione crescente delle istituzioni europee verso queste rotte polari.
Rompighiaccio e sorveglianza, un piano che va oltre i cavi
La Groenlandia è diventata un punto d’interesse per le principali potenze mondiali. Si tratta di un territorio su cui oggi esercitano il loro dominio gli Stati Uniti e sul quale Bruxelles ha già acceso i riflettori. L’idea è quella di costruire rotte più resilienti, capaci di non dipendere da aree coinvolte in conflitti e quindi meno esposte a rischi improvvisi.
Il collegamento che unirà Europa, Groenlandia, Canada e Giappone rappresenta soltanto una parte del progetto. Lo stesso documento interno prevede infatti anche l’ampliamento della flotta di rompighiaccio, navi indispensabili per muoversi lungo percorsi di questo genere, dove il ghiaccio rende la navigazione tutt’altro che semplice. Senza mezzi adeguati qualsiasi intervento in quelle acque, dalla posa alla manutenzione, diventerebbe molto più lento e difficile.
Accanto alle nuove unità navali il piano punta poi a potenziare il sistema di vigilanza. L’obiettivo è individuare in modo più efficace le imbarcazioni della cosiddetta flotta fantasma, ossia quelle navi che sfuggono ai controlli e che rappresentano una delle preoccupazioni più concrete per la sicurezza dei cavi sottomarini europei. Un controllo più capillare delle acque artiche dovrebbe permettere di riconoscere per tempo movimenti sospetti nelle vicinanze delle infrastrutture e di rafforzare così la protezione dell’intera rete che collegherà l’Europa alla Groenlandia e, in prospettiva, all’Asia.
Fonte: TecnoAndroid


