Dietro la comodità dei dispositivi smart home che ormai riempiono le nostre abitazioni potrebbe nascondersi qualcosa di poco rassicurante. Un’indagine del Wall Street Journal ha messo in luce una minaccia difficile da notare, eppure potenzialmente enorme. Il bello, o il brutto, è che tutto avviene senza che il proprietario si accorga di nulla.
Trovare oggi una casa senza qualcosa di smart o domotico è praticamente impossibile. Box per lo streaming, smart TV, proiettori, assistenti vocali. Il problema è che questi prodotti possono diventare strumenti per attività informatiche illecite, alimentate da terzi che agiscono nell’ombra. Al centro di tutto ci sono le cosiddette reti di proxy residenziali, sistemi che sfruttano la connessione Internet di apparecchi presenti nelle case private per far passare traffico di altri.
Come finisce il software dove non dovrebbe
Il meccanismo è più subdolo di quanto sembri. In certi casi il software necessario arriva tramite applicazioni sospette, scaricate magari con la promessa di un piccolo guadagno. In altri casi, però, è già installato di fabbrica all’interno di dispositivi a basso costo comprati online, spesso di marchi che nessuno ha mai sentito nominare. Si parla di box per lo streaming, proiettori, prodotti elettronici economici che attirano per il prezzo e poi nascondono brutte sorprese.
Chi gestisce queste reti vende o affitta l’accesso alle connessioni domestiche reali a clienti che vogliono far sembrare il proprio traffico web come proveniente da una normale abitazione. A volte serve per scopi del tutto legittimi, certo. Ma altrettanto spesso si usa per aggirare controlli, mascherare la propria posizione geografica o portare avanti attività che con la legalità c’entrano poco. L’inchiesta tira in ballo anche alcune aziende accusate di diffondere software indesiderato su milioni di apparecchi connessi.
L’intervento di Google e cosa si può fare davvero
La faccenda è seria al punto che a inizio 2026 Google ha annunciato un’azione legale e tecnica contro una rete legata a software proxy. Secondo le ricostruzioni, questa infrastruttura operava in silenzio su milioni di dispositivi Android e altri prodotti collegati. L’intervento ha portato alla disattivazione di numerosi domini usati dalla rete, e soprattutto ha acceso un faro su un fenomeno che fino a ieri restava in larga parte invisibile.
Cosa fare, allora, per non ritrovarsi la propria connessione in mano a qualcun altro. Il primo consiglio è diffidare delle applicazioni che promettono soldi facili in cambio della condivisione della banda Internet. Niente è gratis, e quando lo è c’è quasi sempre un motivo. Meglio evitare anche i dispositivi troppo economici venduti da produttori sconosciuti, perché il risparmio iniziale rischia di costare caro. E poi c’è la regola che vale sempre, banale ma efficace: tenere aggiornati software e firmware di tutto ciò che si collega alla rete.