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Silent Hill Townfall, Zoe Ellis è la vera eroina del gioco

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Nelle strade nebbiose di St. Amelia, cuore di Silent Hill Townfall, le donne sembrano ovunque e al tempo stesso da nessuna parte. Nelle prime battute dell’avventura c’è soprattutto una voce femminile, morbida e lontana, che raggiunge il protagonista Simon attraverso il suo CRTV portatile. È una presenza che non si tocca, quasi un’eco che attraversa tempo e spazio. Eppure proprio lì si nasconde la vera eroina del gioco, ed è una scoperta che arriva solo più avanti, quando la prospettiva cambia del tutto.

Da questo punto di vista il titolo ha un sapore decisamente gotico, e non solo per via di tutta quella nebbia. Nell’horror gotico classico le figure femminili finiscono quasi sempre in tre categorie: la fanciulla in pericolo come Lucy in Dracula, la femme fatale come Carmilla, oppure l’assenza pura e semplice per gran parte del racconto, come accade in Frankenstein. Durante la prima ora e mezza di gioco viene spontaneo pensare che le donne di Townfall appartengano all’ultimo gruppo, semplici cornici narrative messe lì per sostenere il percorso di redenzione dell’eroe maschile. Poi arriva la Parte 2, intitolata Zoe, e lo sguardo di Screen Burn sulle donne si rivela molto più profondo della solita bellezza tragica e passeggera.

Zoe Ellis, un’infermiera nella Scozia degli anni Novanta

La voce che implora Simon di “tornare” e di “liberarla” appartiene a Zoe Ellis. Sembra un’impostazione molto vicina a Silent Hill 2, finché la storia non prende un’altra strada. Il suo ruolo di infermiera emerge solo quando gli indizi portano alla clinica abbandonata di St. Amelia. Frugando tra i suoi oggetti parte un flashback e il controllo passa a lei. Stanca, Zoe consulta il cercapersone: è stata chiamata in una casa di Church Avenue per assistere un anziano malato, uno dei suoi pazienti abituali, che non era riuscita a visitare perché travolta da un carico di lavoro cresciuto all’improvviso.

L’ambientazione nella Scozia di metà anni Novanta permette di toccare il tema del sessismo nella gerarchia medica. Zoe non è un medico. Pur facendosi carico di compiti ben oltre il suo ruolo, non verrà mai considerata alla pari dei dottori, uomini istruiti e rispettati, mentre alle donne resta il compito di prendersi cura del villaggio. Un lavoro che non riceve ringraziamenti né comprensione e che non concede margini di errore. Se qualcosa va storto la colpa ricade su di lei, anche quando non le appartiene affatto. Camminando per St. Amelia nei panni di Zoe il cambio di prospettiva si avverte subito. Con Simon la paura procede a fuoco lento, tra fasi in cui nascondersi e brevi momenti di combattimento. Con Zoe, armata solo di un cercapersone e di un indirizzo, il mondo diventa davvero pericoloso. Arrivata a casa del signor Stewart il suo respiro si fa tremante mentre esplora un’abitazione apparentemente vuota. Non vuole perdere un altro paziente. Poi sul cercapersone arriva il messaggio: è “troppo tardi”.

Mostri umani e una forza tutta interiore

Qui sta il nodo della condizione di Zoe come vera protagonista. Le donne, nei momenti di crisi, si ritrovano a sostenere sia la fatica emotiva sia quella fisica. I suoi incubi lo mostrano chiaramente. Al posto dei demoni con la testa a martello e i polsi legati dietro la schiena che affronta Simon, Zoe è perseguitata da figure umane, nude, gonfie e segnate da cicatrici. Anche nei sogni peggiori la sua compassione resiste, perché non riesce a vedere le persone come mostri.

Simon dispone di armi, seppur con possibilità limitate di difendersi. Zoe no. Per cavarsela può solo lanciare oggetti come bottiglie di birra abbandonate, utili a distrarre o stordire le creature mentre attraversa la nebbia il più in fretta possibile. Se viene individuata, dalle ferite chirurgiche riaperte dei nemici spuntano aghi cannula legati a lunghi tubi che scattano come serpenti velenosi. Sono il simbolo di un sistema sanitario fallito che si accanisce sui lavoratori meno prestigiosi e proteggendo chi sta al potere. Il momento più duro arriva in una cabina telefonica, dove il dottor Glenn la aggredisce verbalmente: la morte del signor Stewart è colpa sua, anzi è colpa sua la morte di tutti.

Zoe porta così sulle spalle il peso della colpa dell’intera città, eppure non si arrende e vuole ancora provare a salvare St. Amelia, e forse sé stessa. Il confronto con Silent Hill f rende tutto più evidente. Il percorso di Hinako è segnato da combattimenti brutali, specchio della lotta di una donna contro la propria psiche e contro le aspettative della società. Quelle di Zoe invece sono battaglie interiori. Non potendo difendersi con il corpo, va avanti grazie alla pura forza di volontà.

Fonte: TecnoAndroid

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