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Il cosiddetto sessismo botanico è una di quelle teorie che sembrano fatte apposta per finire nei titoli. L’idea è che le allergie stagionali che tormentano tanta gente in città siano colpa degli urbanisti, che avrebbero scelto di piantare soprattutto alberi maschi lungo strade e parchi. Detta così suona convincente, quasi scandalosa. Le cose però non stanno davvero in questi termini, e prima di abbattere gli alberi che producono polline varrebbe la pena guardare con calma i fatti.
Una teoria che funziona bene sui giornali
Il successo del sessismo botanico si spiega abbastanza facilmente. C’è un colpevole preciso, c’è una scelta presa a tavolino da qualcuno e c’è una conseguenza che milioni di persone sperimentano ogni primavera tra starnuti e occhi gonfi. È il tipo di racconto che si capisce al volo e che si condivide con altrettanta rapidità. Il meccanismo alla base sembra lineare: gli esemplari maschili rilasciano il polline, quindi più piante maschili significa più polline nell’aria e di conseguenza più persone che soffrono di allergie.
Il problema è che una spiegazione semplice non coincide per forza con una spiegazione corretta. Dare la responsabilità agli urbanisti e alla loro presunta preferenza per gli alberi maschi trasforma una questione complessa in una storia con un cattivo ben riconoscibile. Funziona molto bene come titolo, molto meno come descrizione di quello che succede davvero nelle nostre città. La teoria, insomma, regge finché non la si mette alla prova dei fatti.
Perché tagliare gli alberi non è la soluzione
Il punto più delicato riguarda le conclusioni pratiche che qualcuno potrebbe trarre da questa narrazione. Se il colpevole è l’albero maschio, allora la tentazione è quella di eliminarlo. Ma abbattere le piante che producono polline sulla base di una teoria che non trova riscontro nei fatti rischia di essere una scelta affrettata. Un albero tagliato non si rimette al suo posto dall’oggi al domani, e il verde urbano ha un valore che va ben oltre la stagione dei pollini.
Prima di intervenire sul patrimonio arboreo delle città, quindi, serve capire bene come stanno le cose. L’idea che le allergie siano il frutto di una scelta deliberata a favore degli alberi maschi resta appunto un’idea, molto efficace dal punto di vista comunicativo ma non sufficiente a giustificare decisioni drastiche. La raccomandazione è chiara: informarsi sui fatti prima di mettere mano alla motosega.
Il dibattito sul sessismo botanico continua a circolare con una certa insistenza, spinto proprio dalla sua capacità di attirare l’attenzione. Chi soffre di allergie cerca comprensibilmente una ragione per il proprio disagio, e una spiegazione che punta il dito contro gli urbanisti appare subito plausibile. Eppure la risposta alla domanda se le allergie dipendano davvero da pianificatori urbani con una preferenza per gli alberi maschi è negativa. E proprio per questo gli alberi che producono polline non dovrebbero essere abbattuti prima di aver verificato i fatti.
Fonte: TecnoAndroid


