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Scontrini elettronici, stretta sui velocizzatori: rischio blocco

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Sugli scontrini elettronici l’Agenzia delle Entrate ha deciso di alzare il livello di guardia. Nel mirino ci sono i cosiddetti velocizzatori, programmi che alcuni esercenti utilizzano per gestire e inviare più in fretta gli scontrini telematici passando dalla procedura web Documento commerciale online. Sono strumenti comodi, almeno sulla carta, ma l’amministrazione finanziaria non li ha mai autorizzati. Proprio per questo sono destinati a finire sotto una lente sempre più attenta.

A illustrare la stretta è stata la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, intervenuta durante un’interrogazione a risposta immediata in commissione Finanze alla Camera. Il quadro tracciato è piuttosto chiaro. L’Agenzia ha già invitato i commercianti a fare a meno di questi applicativi e nel frattempo ha messo a punto alcune soluzioni tecniche pensate per scovarli e impedirne l’utilizzo. Queste contromisure sono ancora in fase di sperimentazione, quindi non ancora pienamente operative, ma il messaggio rivolto agli esercenti non lascia spazio a dubbi e invita a evitare le scorciatoie nella gestione degli scontrini elettronici.

Come funzionano i velocizzatori e perché sono un problema

Il meccanismo non è difficile da capire. I velocizzatori non sostituiscono il sistema ufficiale, ci si appoggiano sopra. In pratica si sovrappongono alla procedura Documento commerciale online e propongono un’interfaccia alternativa attraverso cui generare e trasmettere i documenti commerciali. L’obiettivo è rendere più rapide operazioni che, ripetute più volte nel corso della giornata, possono pesare sulla gestione del negozio. Chi li usa continua comunque a dialogare con la piattaforma pubblica, solo che lo fa tramite un intermediario che l’Agenzia non riconosce.

Ed è qui che le cose si complicano. Secondo quanto spiegato dal ministero, ogni volta che l’Agenzia riesce a intercettare l’interazione tra questi software e il proprio portale, gli applicativi possono andare in blocco. Non è un dettaglio da poco, perché le conseguenze non ricadono su chi ha sviluppato il programma ma direttamente sull’esercente. Il commerciante può ritrovarsi da un momento all’altro nell’impossibilità di adempiere in modo corretto agli obblighi di certificazione fiscale. Per un’attività aperta al pubblico un inconveniente del genere rischia di trasformarsi in un problema serio, proprio nel momento in cui servirebbe emettere il documento al cliente.

Registratore telematico e procedura web, gli unici strumenti ufficiali

Per memorizzare e trasmettere per via telematica i corrispettivi oggi esistono soltanto due canali riconosciuti. Il primo, di gran lunga il più diffuso, è il registratore telematico, scelto da circa il 95% degli esercenti. Si tratta della soluzione che la stragrande maggioranza dei negozi conosce bene e che rappresenta di fatto lo standard per l’invio dei dati all’amministrazione.

Il restante 5% si affida invece alla procedura web gratuita Documento commerciale online. È questa la fetta di commercianti più esposta al fenomeno dei velocizzatori, dato che i programmi non autorizzati agiscono esattamente su questo strumento. Proprio perché ufficiale e gratuita, la procedura è anche l’unica via online riconosciuta dall’Agenzia delle Entrate per questo tipo di adempimento. Si trova nell’area riservata del portale Fatture e corrispettivi e vi si accede tramite Spid, Cie, Cns oppure con le credenziali Entratel/Fisconline.

Fonte: TecnoAndroid

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