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I produttori di memorie stanno vivendo una fase di profitti in forte crescita, ma quando si tratta di presentare il conto ai clienti più redditizi, cioè i data center, non tutti giocano alla pari. Sul mercato delle memorie HBM è Samsung a chiedere di più, con un sovrapprezzo stimato fino al 25% rispetto ai concorrenti. A fare la differenza non è soltanto la tecnologia ma soprattutto la capacità di garantire forniture costanti e affidabili. Aziende come Samsung, Micron, SK hynix e CXMT possono alzare i listini solo nella misura in cui riescono a dimostrare di saper rispettare le consegne, e il colosso coreano, stando a quanto emerso da un’intervista a un esperto del settore, sembra essere quello più in grado di sostenere questa promessa.
Quanto costa la memoria HBM di Samsung rispetto ai rivali
I numeri raccontano bene la situazione. Samsung avrebbe fissato per le sue memorie HBM un prezzo di EUR 4, circa 3,90 euro, posizionandosi come il fornitore più caro tra i tre grandi nomi del comparto. Micron si fermerebbe invece intorno ai EUR 4, poco meno di 3,45 euro, mentre SK hynix avrebbe scelto una quotazione compresa tra 3,60 e EUR 3, vale a dire tra circa 3,10 e 3,25 euro.
Il risultato è che i data center di fascia alta, se vogliono rifornirsi dall’azienda coreana, devono mettere mano al portafoglio con maggiore generosità. Una scelta che non dipende solo dalla bravura tecnica del produttore ma anche dalla tranquillità di avere un approvvigionamento stabile, aspetto tutt’altro che secondario in un momento in cui la domanda di memoria è altissima.
C’è però un dettaglio che non è stato chiarito. Non si sa con precisione a quale variante di HBM faccia riferimento la cifra di EUR 4. In precedenza era emerso che HBM4 di Samsung venisse proposta in una fascia di prezzo medio alta attorno ai EUR 4, quindi grosso modo tra 3,90 e 4,20 euro, ovvero tre volte la quotazione applicata dall’azienda per la generazione HBM3E.
Fonderia e rese produttive, il vero vantaggio coreano
Il punto di forza principale che Samsung può vantare nei confronti di Micron e SK hynix è l’accesso diretto alla propria fonderia, a cui si aggiungono gli sforzi fatti per stabilizzare le rese produttive di HBM4. Secondo una stima precedente il gruppo coreano avrebbe raggiunto rese dell’80% su questa memoria, un traguardo importante considerando la complessità del processo.
Per Micron la strada è stata diversa. Le difficoltà di produzione hanno spinto l’azienda statunitense a continuare a puntare con decisione sugli ordini di DRAM tradizionale. Una strategia che comunque sembra pagare, visto che per il 2027 si parla di margini lordi pari al 95%, un dato che lascia pochi dubbi sull’efficacia dell’approccio scelto.
Samsung dal canto suo dispone di diversi nodi produttivi avanzati. Il processo a 4 nm è ormai abbastanza maturo da gestire la produzione di HBM4 con un numero ridotto di difetti, e questo permette di liberare risorse. Risorse che sono state dirottate verso lo sviluppo di un modem 5G a 2 nm all’avanguardia, con il doppio effetto di aumentare l’utilizzo degli impianti e di costruire una posizione molto interessante per attirare clienti come Qualcomm.
La combinazione tra attività legate alla memoria e quelle che con la memoria non hanno nulla a che fare garantisce a Samsung più livelli di vantaggio rispetto a Micron e SK hynix. Ed è proprio questa struttura stratificata a giustificare il sovrapprezzo che i data center più esigenti si trovano oggi a pagare.
Fonte: TecnoAndroid


