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Uno tsunami in Alaska ha spinto acqua e detriti fino a 481 metri di altezza lungo il fianco di una montagna, diventando il secondo più alto mai registrato nella storia. A innescarlo è stata una gigantesca frana precipitata in un fiordo poche ore dopo il passaggio di una nave carica di turisti. Secondo un nuovo studio, il disastro era stato preceduto da diversi segnali premonitori che, con un sistema di monitoraggio adeguato, avrebbero potuto far scattare un allarme con almeno un giorno di anticipo.
La sera del 9 agosto 2025 i passeggeri della Hanse Explorer avevano appena finito di scattare foto e girare video davanti al South Sawyer Glacier, prima che la nave ripercorresse il fiordo verso l’uscita. Dodici ore più tardi una porzione della montagna adiacente è crollata all’improvviso in acqua. L’onda ha risalito la parete opposta del fiordo fino a 481 metri, più in alto dell’ultimo piano del grattacielo Taipei 101, per poi proseguire lungo Tracy Arm. La violenza dell’acqua ha letteralmente ripulito le pareti rocciose fino alla roccia nuda. Erano da poco passate le cinque del mattino di una giornata grigia e per fortuna nessuna imbarcazione si trovava nei paraggi. Nei mesi successivi alcune compagnie di crociera hanno iniziato a evitare la zona, anche se le condizioni che hanno portato all’evento non riguardano soltanto quel fiordo.
Il legame tra ghiacciai in ritirata e frane
Nelle montagne costiere dell’Alaska gli smottamenti sono frequenti. Qui il sollevamento rapido del terreno, legato alle forze tettoniche e alla perdita di ghiaccio di lungo periodo, si somma all’erosione provocata dalle precipitazioni e dai ghiacciai in movimento. Negli ultimi anni però i ricercatori dell’Alaska Earthquake Center hanno notato una tendenza curiosa, con diverse grandi frane avvenute esattamente in corrispondenza della fronte di un ghiacciaio in ritirata. I meccanismi non sono ancora del tutto chiari ma sembra che i versanti diventino instabili quando il ghiaccio scompare. Nel momento in cui la massa rocciosa impatta sull’acqua, l’energia di milioni di tonnellate di roccia si trasforma in onde di tsunami.
Lo stesso fenomeno si osserva dall’Alaska alla Groenlandia fino alla Norvegia, talvolta con conseguenze mortali. Le alternative non sono allettanti perché si tratta di rinunciare a lunghi tratti di costa oppure convivere con un rischio poco compreso. A Tracy Arm la frana è arrivata ad agosto, quando le acque oceaniche più calde e le piogge abbondanti favoriscono sia il ritiro dei ghiacci sia il cedimento dei pendii. Nei due mesi precedenti il ghiacciaio sottostante aveva subito un intenso distacco di blocchi ed era arretrato di oltre 500 metri. La pioggia, infiltrandosi nelle fratture della montagna, aveva aumentato la pressione dell’acqua nelle crepe avvicinandole al punto di rottura. L’elemento più sorprendente restano comunque le migliaia di piccole scosse sismiche registrate nell’area nei giorni prima del crollo.
Come potrebbe funzionare un sistema di allerta
Gli autori dello studio propongono una scala progressiva su tre livelli, giallo, arancione e rosso, simile a quelle già usate per valanghe o attività vulcanica. All’inizio di agosto 2025 la combinazione tra meteo e rapido ritiro del ghiacciaio avrebbe giustificato un allerta gialla per segnalare un pericolo temporaneamente più alto in una zona generica. Nelle ore precedenti la frana, l’aumento esponenziale degli eventi sismici e il passaggio a un tremore continuo, una sorta di ronzio costante di energia, sarebbero bastati per un’allerta arancione su un’area precisa, con la raccomandazione di tenere le imbarcazioni fuori dal fiordo. Una volta avviato un grande smottamento è possibile rilevarlo e misurarlo nel giro di un paio di minuti, stimandone le dimensioni e capendo se è avvenuto vicino al mare aperto. A quel punto scatterebbe l’allerta rossa.
Il programma di allerta tsunami della National Oceanic and Atmospheric Administration lavora da decenni per diffondere rapidamente i messaggi. Per le navi vicinissime al crollo un avviso sarebbe servito a poco, mentre chi si trovava più lontano avrebbe potuto contare forse su 10 minuti di preavviso. Negli Stati Uniti non esiste ancora un sistema di monitoraggio delle frane su questa scala e costruirlo richiederà la collaborazione tra agenzie statali e federali oltre a reti di osservazione e comunicazione più solide. Il 9 agosto i visitatori hanno attraversato senza saperlo un paesaggio sul punto di cedere e un sistema di allerta avrebbe potuto fornire a loro e agli operatori turistici le informazioni necessarie per evitare di essere colti di sorpresa.
Fonte: TecnoAndroid


