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I robot per la consegna dei pacchi senza conducente hanno appena ottenuto in Francia quello che finora mancava un po’ a tutti: un timbro ufficiale. Un provvedimento del Ministero dei Trasporti francese apre infatti la strada all’omologazione di questi mezzi autonomi per il trasporto merci, portando una tecnologia rimasta per anni nel recinto delle sperimentazioni dentro il perimetro della circolazione stradale vera e propria. Non marciapiedi, non aree private, ma strada pubblica.
Il tempismo non è casuale. Il commercio elettronico continua a spingere sulla domanda di consegne rapide e l’ultimo miglio resta il tratto più caro e complicato di tutta la catena logistica. La Francia, del resto, ci lavora da tempo: il governo cita oltre 200 sperimentazioni condotte sul territorio dal 2015, con una strategia nazionale sulla mobilità automatizzata attiva dal 2018.
Cosa prevedono davvero le nuove regole francesi
Il cuore della faccenda è l’inquadramento normativo, che è la parte meno spettacolare e più decisiva. I nuovi robot vengono ricondotti alla categoria L, quella che di norma raccoglie tricicli e quadricicli a motore. Una scelta curiosa, perché quella categoria non nasce pensando a veicoli privi di conducente, però offre una base regolamentare su cui appoggiare la circolazione.
I mezzi potranno essere elettrici, viaggiare sulla carreggiata e arrivare a dimensioni massime di 4 metri di lunghezza, 2 metri di larghezza e 2,5 metri di altezza. La portata utile può toccare una tonnellata, numeri che raccontano scenari molto diversi dai piccoli robot da marciapiede visti in giro per il mondo. E i percorsi potranno estendersi per diverse decine di chilometri.
Qui sta lo scarto rispetto al modello classico di consegna autonoma: la Francia non punta a occupare i marciapiedi ma la strada, con itinerari e aree di circolazione che dovranno essere individuati dalle autorità locali.
Dalla sperimentazione alla logistica su scala industriale
I piccoli robot come quelli sviluppati da Starship Technologies hanno già dimostrato che affidare un pacco a una macchina senza conducente a bordo è tecnicamente possibile. Il limite è sempre stato lo stesso, però: tragitti brevi, carichi leggeri, contesti piuttosto controllati.
Il quadro francese guarda invece a mezzi più grandi, capaci di movimentare carichi consistenti su distanze maggiori. Il vantaggio economico si intuisce senza troppi calcoli: un robot non ha turni di guida da rispettare, può lavorare senza pause e gestire più consegne una dopo l’altra, abbattendo il costo operativo del last mile. Negli Stati Uniti e in Cina, intanto, sono già attivi programmi che mescolano robot terrestri, veicoli autonomi e droni, scegliendo di volta in volta il mezzo più adatto in base a distanza, peso e tipo di consegna. In Cina la robotizzazione della logistica viaggia già integrata con reti di droni e sistemi automatizzati.
Il vero banco di prova resta il traffico
L’omologazione non equivale a città invase dai robot da un giorno all’altro. Il controllo remoto è previsto, ma alcuni nodi restano aperti e sono tutt’altro che secondari: quanti robot potrà seguire un singolo operatore nello stesso momento, e con quale rapidità dovrà intervenire davanti a un guasto, un ostacolo o un incidente.
Poi c’è il capitolo amministrazioni locali, che dovranno decidere zone e itinerari aperti alla circolazione. Il rischio è una geografia a macchia di leopardo, con regole e sensibilità diverse da un comune all’altro. Sul piano dell’accettazione sociale le esperienze internazionali sono già state chiare: i robot finiscono nel mirino del vandalismo e creano frizioni nello spazio urbano. L’esclusione dei marciapiedi evita lo scontro diretto con pedoni e ciclisti, ma sposta la questione sulla carreggiata, dove un mezzo autonomo e lento dovrà convivere con auto, furgoni, moto e biciclette.
Sul fronte internazionale il movimento è nella stessa direzione. Nel giugno 2026 l’UNECE ha adottato le prime regole globali per i sistemi di guida completamente automatizzati, con requisiti dedicati alla gestione della sicurezza, alla validazione e al monitoraggio dei veicoli autonomi. Per i corrieri in carne e ossa, comunque, il mestiere non sembra in pericolo imminente: tra un via libera normativo e una presenza capillare nelle strade la distanza resta ampia, e questi robot dovranno ancora dimostrare di essere sicuri, efficienti e tollerati da automobilisti e cittadini.











