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Riscaldamento globale e uomo: lo studio che smentisce Trump

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Il riscaldamento globale è causato dall’uomo e le prove a sostegno di questa tesi sono ormai definite “schiaccianti”. A ribadirlo con forza è una nuova ricerca condotta dall’Università dell’East Anglia, che di fatto smentisce la linea portata avanti da Donald Trump. Due visioni che più lontane non potrebbero essere. Per il presidente degli Stati Uniti si tratta di una truffa, per la comunità scientifica di un’emergenza vera e propria, da affrontare con serietà e senza sconti.

Il punto centrale dello studio è chiaro e non lascia molto spazio alle interpretazioni. Le emissioni di gas serra prodotte dall’attività umana sono responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Non si parla quindi di semplici oscillazioni naturali o di cicli che il pianeta avrebbe sempre conosciuto, ma di un’influenza diretta e misurabile delle attività antropiche sul clima della Terra.

Cosa dice lo studio pubblicato su Earth’s Future

Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Earth’s Future e non si basa su un singolo esperimento. I ricercatori hanno infatti passato in rassegna i principali studi fondati sull’impronta climatica, un metodo che permette di separare gli impatti ambientali generati da fattori naturali da quelli provocati dall’uomo. Detto in parole semplici, si tratta di uno strumento capace di riconoscere quale “firma” lascia ciascuna causa nei dati sul clima, così da capire chi o cosa abbia davvero innescato un determinato cambiamento.

Le conclusioni raggiunte vanno in direzione opposta rispetto al rapporto 2025 redatto dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. In quel documento i rischi legati all’aumento delle temperature vengono ridimensionati, ma secondo il gruppo di ricerca britannico questa lettura poggia su dati non oggettivi e su citazioni parziali. La smentita è categorica e riguarda proprio le basi su cui il rapporto americano è stato costruito.

C’è poi un altro aspetto che rende la ricerca particolarmente significativa. Negli ultimi anni il metodo dell’impronta climatica ha ridotto sensibilmente i margini di errore. Un progresso che ha reso ancora più solide le evidenze scientifiche sul clima e, allo stesso tempo, ha trasformato le prove sulla responsabilità umana in qualcosa di difficilmente contestabile. Gli autori parlano apertamente di prove inconfutabili, un termine che in ambito scientifico non viene usato alla leggera.

L’Endangerment Finding e i rischi per la ricerca sul clima

Il contesto politico rende il quadro ancora più delicato. Negli Stati Uniti è stato revocato l’Endangerment Finding del 2009, lo storico documento con cui l’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, aveva riconosciuto i gas serra come una minaccia per la salute pubblica. Quel testo rappresentava un pilastro su cui si reggevano molte delle misure adottate negli anni per contenere l’inquinamento atmosferico.

Con la sua cancellazione il rischio concreto è quello di un rallentamento delle politiche pensate per limitare le emissioni. Nello scenario peggiore queste politiche potrebbero addirittura essere smantellate del tutto. Una prospettiva che preoccupa chi da tempo studia gli effetti del cambiamento climatico e ne misura le conseguenze sul territorio e sulla popolazione.

Ma non è soltanto la regolamentazione ambientale a trovarsi sotto pressione. Anche la cosiddetta scienza dell’attribuzione, ovvero il campo di ricerca che si occupa di collegare fenomeni climatici specifici alle loro cause, viene considerata in pericolo. È proprio grazie a questo tipo di studi che oggi è possibile stabilire con precisione crescente quanto pesi l’intervento umano sulle trasformazioni del clima.

Sul tema si è espresso il professor Benjamin Santer dell’Università dell’East Anglia, che ha descritto la scienza dell’attribuzione come “una scienza scomoda per coloro che auspicano un futuro basato sui combustibili fossili”.

Fonte: TecnoAndroid

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