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L’Italia ha preso le redini di un progetto europeo da 3 milioni di euro dedicato alle reti 6G, le infrastrutture del futuro pensate per far comunicare persone, robot e sistemi intelligenti riducendo gli sprechi di risorse ed energia. L’iniziativa porta il nome di Magic 6G e a guidarla è Andrea Zanella, del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Padova. Un ruolo di coordinamento che mette il nostro Paese in prima fila nella preparazione della prossima tecnologia mobile.
Si parla infatti della sesta generazione delle reti cellulari, quella destinata a raccogliere il testimone dall’attuale 5G. Il passaggio non sarà immediato ma graduale, e le prime applicazioni commerciali sono attese intorno al 2030. Con il 6G le reti non si limiteranno più a trasportare dati da un punto all’altro. Dovranno integrare sempre di più comunicazione, intelligenza artificiale e capacità di calcolo, fondendo in un unico sistema funzioni che oggi viaggiano su binari separati. Per chi userà queste infrastrutture il cambiamento potrebbe tradursi in servizi più avanzati di assistenza a distanza, in strumenti capaci di gestire la mobilità e i consumi energetici, ma anche in nuovi modi di studiare e di lavorare.
Quando un’informazione è più urgente delle altre
Il cuore del progetto sta in una domanda all’apparenza semplice: quali dati servono davvero? Lo spiega lo stesso Zanella. “La sfida di Magic 6G“, osserva il ricercatore, “è capire quali dati servano davvero per svolgere un compito e farli arrivare al momento giusto. Pensiamo a due robot che lavorano fianco a fianco in una fabbrica: per coordinarsi devono conoscere i rispettivi movimenti, e un’informazione necessaria a evitare una collisione può essere più urgente di altre”. Il progetto, aggiunge l’esperto, “studia come permettere alla rete di riconoscere queste esigenze e adattare di conseguenza le comunicazioni”.
L’esempio della fabbrica rende bene l’idea. Oggi una rete tratta in modo piuttosto uniforme i pacchetti che la attraversano, mentre l’obiettivo è insegnarle a distinguere ciò che conta in un dato istante. Questo nuovo approccio ha un nome preciso, Goal oriented Networking, e orienta il funzionamento dell’infrastruttura verso il risultato da raggiungere. In pratica la rete non punta a spostare quante più informazioni possibili, ma quelle giuste. I vantaggi riguardano anzitutto la sicurezza, perché un dato critico arriva quando serve. Poi c’è la riduzione delle trasmissioni superflue, dei tempi di risposta e del consumo energetico, tre aspetti che nelle reti del futuro peseranno parecchio.
Il lavoro del gruppo padovano e i tempi del progetto
Al team dell’Università di Padova spetta una parte decisamente centrale. Il gruppo dovrà sviluppare i modelli matematici e gli algoritmi che permetteranno ai dispositivi di prendere decisioni in autonomia, stabilendo quali informazioni scambiare, in quale momento inviarle e come sfruttare al meglio le risorse a disposizione. È il livello più profondo dell’intero sistema, quello che trasforma un principio teorico in un meccanismo concreto e funzionante all’interno delle reti 6G.
Sul fronte dei tempi il calendario è già tracciato. Magic 6G è partito nel giugno 2026 e proseguirà fino al novembre 2028. Il finanziamento arriva attraverso la Smart Networks and Services Joint Undertaking, nell’ambito del programma Horizon Europe, il principale strumento con cui l’Unione europea sostiene ricerca e innovazione. A lavorare sul progetto c’è un consorzio che riunisce università e aziende di diversi Paesi, tra cui anche Nokia.
Fonte: TecnoAndroid


