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Per la prima volta in Ucraina un soldato ferito è stato portato via dal fronte appeso a un velivolo senza pilota. Questa evacuazione con drone trasforma in realtà un’idea di cui si discute da anni negli ambienti militari e dimostra ancora una volta come le necessità della guerra possano accelerare l’innovazione. L’operazione è stata resa pubblica pochi giorni dopo l’invio al fronte di altri droni ucraini progettati proprio per il recupero dei feriti e destinati a una fase di test. Si tratta di un passo che va oltre quanto le forze armate statunitensi hanno sperimentato per decenni con concetti simili.
Il recupero è avvenuto in un luogo e in un momento mai rivelati, lungo un tratto di linea dove la presenza di droni russi e di mine terrestri rendeva impraticabile l’impiego di un robot terrestre su ruote. Il 19 ottobre l’esercito ucraino ha diffuso un video dell’operazione. Nelle immagini si vede il militare che si assicura a un’imbracatura sospesa sotto un pesante esacottero a sei rotori, poco prima di essere trasportato in salvo.
«Questo è un evento storico, la prossima fase dell’evacuazione dei feriti, a cui arriveremo tutti» ha dichiarato Napalm, programmatore della compagnia di sistemi terrestri senza pilota della 92ª brigata d’assalto separata, identificato con il suo nome in codice come vuole la prassi militare ucraina. «Ora comincia il lavoro serio e sistematico, perché missioni del genere vengano svolte con continuità».
Evacuazione con drone in Ucraina: un volo di 62 chilometri agganciati a un verricello
Per portare a termine questo soccorso aereo improvvisato la 92ª brigata ha preparato e collaudato un drone pesante modello Heavy Shot AYUDAG 6, messo a disposizione gratuitamente dal produttore ucraino Gurzuf Defence. Al soldato sono stati prima recapitati dei moschettoni speciali, così da potersi agganciare al velivolo, che era dotato di verricello.
Il militare, in servizio con la 30ª brigata meccanizzata separata, aveva trascorso quasi 500 giorni in una postazione avanzata sotto la costante minaccia del fuoco russo. Come molti commilitoni schierati in prima linea, dipendeva dalle consegne dei droni amici per munizioni e altri rifornimenti. Il volo di evacuazione è durato 1 ora e 14 minuti in tutto e ha coperto una distanza di quasi 62 chilometri. L’esacottero impiegato sarebbe in grado di trasportare fino a 90 chilogrammi.
I droni pesanti garantiscono un’evacuazione rapida e possono aumentare le probabilità di sopravvivenza dei feriti. In molti casi rappresentano anche l’unica opzione realistica per estrarre i soldati dalle posizioni più esposte. Riducono inoltre i rischi per le squadre di soccorso, dato che i piloti li controllano a distanza da postazioni più arretrate. Pavlo Feldblium, cofondatore di Gurzuf Defence, ha però avvertito che questo tipo di recupero comporta pericoli anche per chi viene trasportato e andrebbe usato solo come ultima risorsa.
StarGate e la lezione che arriva al Pentagono
Il primo soccorso di un ferito tramite drone arriva appena una settimana dopo la presentazione di StarGate, l’esacottero sviluppato da un altro produttore ucraino, SkyFall. Il velivolo è stato pensato con un contenitore a barella per trasportare i soldati feriti ed è stato affidato a una brigata ucraina per i test al fronte a partire da ottobre. Il drone sfrutta in parte il servizio satellitare Starlink, ma dispone anche di un sistema di comunicazione proprietario di riserva. Quest’ultimo potrebbe rivelarsi particolarmente utile visti i recenti rallentamenti del servizio Starlink fornito dagli Stati Uniti in Ucraina. A bordo c’è poi un sistema di intelligenza artificiale che aiuta il mezzo a rientrare in una zona sicura se perde ogni collegamento.
L’esperienza ucraina potrebbe offrire spunti preziosi al Pentagono, che da decenni sviluppa e collauda aerei senza equipaggio per l’evacuazione dei feriti senza averli mai davvero messi in servizio. Le forze armate americane hanno avuto la fortuna di operare su campi di battaglia dove godevano di superiorità aerea e capacità di sorveglianza, condizioni che rendevano più sicuri i soccorsi sanitari.
Nella guerra in Ucraina la realtà è molto diversa. I feriti restano spesso bloccati nelle postazioni avanzate per lunghi periodi perché la sorveglianza e gli attacchi dei droni nemici mettono a rischio qualsiasi operazione di recupero. Persino i veicoli robotici terrestri possono impiegare ore ad attraversare terreni accidentati e finire facilmente nel mirino dei droni avversari. Secondo Kai Gilmour Gath, ex ricognitore dell’esercito britannico e delle forze armate ucraine che ha servito nella contesa regione di Donetsk, molti soldati feriti finiscono per morire oppure vengono dichiarati dispersi in azione.
Per il momento l’esercito statunitense continua ad affidarsi soprattutto agli elicotteri con equipaggio per evacuare i feriti, anche se a giugno 2026 la Marina ha inviato un drone navale per aiutare a recuperare in mare alcuni aviatori abbattuti nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Fonte: TecnoAndroid


