C’è un momento, aprendo la scatola di questo SSD, in cui ti fermi un secondo e pensi: ma il nome? Perché in casa Samsung, di roba che comincia per 990, ce n’è ormai un piccolo esercito. E qui arriva quello liscio, senza suffissi, senza PRO, senza EVO. Solo Samsung 990. Che poi è proprio questo il punto della faccenda, e ci arrivo tra un attimo.
Partiamo dalla sostanza. Siamo davanti a un’unità NVMe M.2 2280 di fascia mainstream, un PCIe 4.0 che Samsung stessa descrive come il suo “punto di equilibrio”: non l’ammiraglia da record, ma il drive pensato per la maggioranza delle persone, con un occhio ai consumi e uno (teorico) al prezzo. L’ho infilato nel mio JARVIS (Ryzen 9 7950X, tanta RAM, scheda madre con slot sia Gen5 sia Gen4) e poi, per curiosità, dentro la PlayStation 5. Volevo capire se, in un 2026 in cui gli SSD costano un occhio, questa unità avesse ancora senso.
Ammetto che all’inizio ero prevenuto. Un drive di fascia media, per giunta senza DRAM, in un periodo in cui i listini delle memorie sono impazziti? Sulla carta sembrava un’operazione poco entusiasmante. Poi l’ho usato per giorni, tra lavoro vero e qualche sessione di gioco, e la mia idea si è fatta più sfumata. Non tutto mi ha convinto, sia chiaro. Ma qualcosa mi ha sorpreso. Andiamo con ordine, che di cose da dire ce ne sono.
Unboxing: minimalismo spinto
La confezione è piccola e sobria, il classico cartoncino Samsung. Dentro, il drive nel blister e il foglietto di garanzia. Fine. Niente dissipatore, niente adattatori, niente extra. Per un’unità di questa fascia ci sta, per carità, ma se venite dai modelli con heatsink integrato l’impatto è diverso: qui è tutto ridotto all’osso.
La prima cosa che ho notato tirandolo fuori è stata la leggerezza. Pesa pochissimo, meno di dieci grammi, e girandolo si capisce subito il perché: è single-sided, con tutti i componenti su una sola faccia. Sul retro Samsung ha applicato una sottile etichetta metallica che fa un minimo da dissipatore passivo, ma nulla di più. Devo dire che questa scelta costruttiva, per quanto figlia del risparmio, ha un vantaggio concreto: un drive a faccia singola entra dove altri non entrano, dai portatili sottili allo slot della PS5. Di questo però parlo dopo.
Sul packaging in sé non c’è molto altro da raccontare. È arrivato sigillato, protetto a dovere, con l’etichetta che riporta la sigla completa (nel mio caso la MZ-V9V2T0BW). Insomma, un unboxing da tre minuti scarsi. Che non è un difetto: è semplicemente coerente con quello che questa unità vuole essere.
Design e costruzione: essenziale, ma sensato
Esteticamente non c’è granché da dire, ed è giusto così. È una barretta scura con l’etichetta Samsung, pulita, senza fronzoli. Nessun RGB, nessun dissipatore vistoso. La cosa interessante, come dicevo, è sotto: il layout single-sided è la scelta progettuale più importante di tutto il pacchetto.
Prendetela in mano e capirete: la PCB è poco popolata, ci sono meno chip del previsto rispetto ai Gen4 muscolari di qualche anno fa, e questo perché mancano sia i moduli di memoria sul retro sia, soprattutto, il chip di DRAM dedicato. Al suo posto c’è una gestione via HMB, cioè il drive prende in prestito una fettina della RAM del vostro PC per tenere le sue mappe. Ne parlo in dettaglio più avanti, perché è il cuore di tutta la recensione.
Sul piano pratico, la costruzione è solida nella sua semplicità. L’etichetta metallica posteriore aiuta un filo con le temperature, ma non fatevi illusioni: non sostituisce un dissipatore vero. Sulla mia scheda madre l’ho fatto scivolare sotto il Thermal Guard in dotazione, quello col pad già applicato, e lì è rimasto senza problemi. Montaggio banale, una vite, trenta secondi. E qui si intravede la vera vocazione del drive: leggero, freddo, poco ingombrante. Un profilo che, vedrete, torna utile in più di uno scenario. Se avete una scheda recente con slot M.2 coperto (come le Gigabyte di cui abbiamo parlato qui) siete già a posto così.
Specifiche tecniche
Ecco la scheda del Samsung 990 2TB, con i dati ufficiali e quelli emersi dai primi test approfonditi.
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | Samsung 990 2TB (MZ-V9V2T0BW) |
| Capacità | 2TB (anche 1TB a listino) |
| Formato | M.2 2280, single-sided |
| Interfaccia | PCIe 4.0 x4, NVMe 2.0 (retrocompatibile PCIe 3.0) |
| Lettura sequenziale | fino a 7.250 MB/s |
| Scrittura sequenziale | fino a 6.450 MB/s |
| Lettura casuale (4K) | fino a 850.000 IOPS |
| Scrittura casuale (4K) | fino a 1.200.000 IOPS |
| Controller | Samsung in-house (nome in codice “Piccolo” / SALY028) |
| Memoria NAND | Samsung V-NAND (tipo non dichiarato, si comporta da QLC) |
| Cache | senza DRAM, usa HMB (Host Memory Buffer) |
| Cache pSLC | Intelligent TurboWrite (circa il 20% della capacità) |
| Endurance (TBW) | 800 TB |
| Garanzia | 3 anni (o entro il limite TBW) |
| Cifratura | AES 256-bit, TCG/Opal 2.0, IEEE1667 |
| Consumo | circa 4 W sotto carico (tra i più bassi della categoria) |
| Software | Samsung Magician 9.0 |
Componentistica: il grande assente si chiama DRAM
Qui casca l’asino, o meglio, qui si capisce tutto. Dentro questa unità ci sono tre attori, ma uno di quelli che di solito ti aspetti manca all’appello. C’è il controller Samsung in-house (chi ha spulciato l’hardware lo ha ribattezzato “Piccolo”, sigla SALY028), c’è la V-NAND di Samsung, e c’è… la RAM del vostro computer. Perché il chip di DRAM dedicato, quello sì, non c’è.
Al suo posto lavora l’HMB, l’Host Memory Buffer: in pratica il drive si prende in prestito una manciata di megabyte (sui 64) dalla memoria di sistema per gestire le sue tabelle di mappatura. È una tecnica ormai comune nei drive di fascia media, serve a tenere giù prezzo e consumi, ma ha un rovescio della medaglia: senza una cache DRAM tutta sua, l’unità si appoggia al PC per una parte del suo lavoro, e questo si sente in certi scenari (nelle operazioni casuali più intense e nelle scritture prolungate). Nel mio JARVIS, con una montagna di RAM DDR5 a disposizione, l’HMB aveva pane per i suoi denti e il drive non ha mai dato segni di sofferenza nell’uso normale. Ma su una macchina con poca memoria, o sotto carichi davvero pesanti, il compromesso emerge.
Poi c’è la questione NAND, e qui devo essere onesto perché mi ha lasciato perplesso. Samsung, sulla natura esatta della memoria, ha scelto il silenzio: non dichiara se sia TLC o QLC. I primi a metterci le mani sopra propendono chiaramente per la QLC (memoria a 4 bit per cella), sia per come si comporta sia per come è garantita. Non è un dramma, la QLC moderna è buona per la gran parte degli usi, ma è giusto saperlo: incide sulle scritture sostenute e sulla longevità rispetto a una TLC. Un produttore che non dice di che pasta è fatta la sua NAND, francamente, è una cosa che noto e che non mi piace. Detto questo, l’unità monta anche una cache pSLC (la tecnologia Intelligent TurboWrite) che copre circa un quinto della capacità e maschera bene il limite finché non la si satura.
Samsung Magician: il software resta un punto forte
Se c’è una cosa che Samsung fa bene da anni, è il software. Samsung Magician, arrivato alla versione 9.0, è uno di quei tool che uso davvero, non solo il giorno dell’installazione. Ti mostra lo stato di salute, la temperatura, lo spazio, i dati SMART, e ti avvisa quando c’è un firmware nuovo. Interfaccia pulita, tutto a portata di clic.
Nel mio caso ha fatto il suo dovere senza intoppi: riconosciuto il drive al volo, controllo firmware, benchmark integrato per verificare che i numeri fossero in linea. C’è anche la funzione di migrazione dati, comoda se volete trasferire un’installazione esistente. Su questo Samsung ha un vantaggio storico: l’ecosistema è maturo, collaudato, e ti dà quella sensazione di controllo che con altri marchi manca. Un appunto onesto però: come sempre, Magician è roba per Windows. Chi vive su Linux o macOS deve arrangiarsi con altri strumenti, e il monitoraggio raffinato se lo scorda. Non è una novità, ma andava detto. Se avete usato in passato l’ambiente software di questa famiglia, vi trovate subito a casa, un po’ come mi era capitato provando il WD Blue SN5100 di cui ho scritto qui.
Prestazioni, temperature e consumi: forte dove conta, prudente altrove
Veniamo al sodo. In lettura sequenziale l’unità fa quello che promette: nelle mie prove si è piazzata poco sotto i 7.250 MB/s dichiarati, un valore che i test indipendenti confermano (letture reali intorno ai 7.100 MB/s). In scrittura sequenziale siamo sui 6.450 MB/s. Numeri da vertice del PCIe 4.0, non c’è che dire. Per boot, apertura programmi, caricamenti e trasferimenti di file grossi, questo drive vola.
Dove invece si vede la sua natura più prudente è nelle prestazioni casuali e nelle scritture prolungate. Non che siano scarse, ma il fatto di essere senza DRAM e (probabilmente) su NAND QLC si fa sentire quando il carico si complica: superata la cache pSLC, la velocità di scrittura scende, ed è fisiologico. Nella mia esperienza quotidiana, tra file di lavoro e giochi, non ci ho quasi mai sbattuto contro. Ma chi riversa costantemente decine e decine di gigabyte lo noterebbe.
E poi c’è l’asso nella manica, quello che non ti aspetti da un drive di questa fascia: i consumi. Samsung lo definisce il suo SSD più efficiente di sempre, e in effetti si viaggia sui 4 W sotto carico. Tradotto: scalda poco, si gestisce con niente, e su un portatile o in un mini PC questo significa meno calore e più autonomia. Nel mio desktop, con il dissipatore della mobo, le temperature sono rimaste tranquille anche nei trasferimenti lunghi. Un Gen4 che consuma così poco e reattivo quanto basta è, a conti fatti, una gran comodità. La cosa che mi ha colpito, sinceramente.
Benchmark: i numeri messi in fila
So che ai benchmark ci tenete, quindi eccoli, ordinati. Una premessa doverosa, come sempre: i valori di un SSD cambiano con la scheda madre, con la RAM disponibile (qui conta più del solito, visto l’HMB), con il raffreddamento e con quanto è pieno il disco. Prendeteli come riferimento, non come garanzia assoluta valida ovunque.
| Test | Risultato |
|---|---|
| Lettura sequenziale (dichiarata) | 7.250 MB/s |
| Lettura sequenziale (rilevata nei test) | ~7.100 MB/s |
| Scrittura sequenziale | 6.450 MB/s |
| Lettura casuale 4K (QD32) | fino a 850.000 IOPS |
| Scrittura casuale 4K (QD32) | fino a 1.200.000 IOPS |
| PCMark 10 Quick System Drive (2TB) | 5.783 punti |
| Consumo sotto carico | ~4 W |
| Cache pSLC (TurboWrite) | ~20% della capacità |
Cosa ci leggo dentro? Che sul sequenziale questa unità non ha nulla da invidiare ai Gen4 di fascia alta: i valori dichiarati vengono rispettati, e nell’uso reale si sente. Il punteggio PCMark 10, che simula scenari concreti (Office, editing, letture e scritture miste), la piazza tra le migliori del suo segmento, segno che nella vita di tutti i giorni la reattività c’è. E poi quel dato sui consumi, che vale più di quanto sembri: 4 W per queste velocità è un ottimo rapporto. Il rovescio resta sempre lo stesso: nelle scritture continue oltre la cache e nei carichi casuali estremi, l’assenza di DRAM pareggia i conti verso il basso. Sprinter brillante, maratoneta prudente. Sta a voi capire quale dei due vi serve.
Test sul campo: JARVIS, PS5 e la vita vera
Le tabelle raccontano metà della storia. L’altra metà la vivo usando il drive, e allora ecco com’è andata.
Il lavoro di tutti i giorni. L’ho messo in uno slot Gen4 del JARVIS (una precisazione utile: montare un Gen4 in uno slot Gen5 non ha senso, si sprecherebbe lo slot veloce per nulla, quindi va nel posto giusto). Come disco per programmi e file di lavoro, si è comportato benissimo: sistema reattivo, aperture immediate, nessun tentennamento. Una mattina, con Dafne che russava beata sul tappeto, ho spostato una cartella di lavorazione da una quarantina di giga tra foto e documenti: filata via liscia, senza intoppi. Per l’uso quotidiano, questo drive non ti fa mai pesare la sua natura da fascia media.
Il gaming. Ci ho installato un paio di titoli pesanti e i caricamenti sono stati rapidi, in linea con quanto ci si aspetta da un buon Gen4. Qui, va detto con onestà, la banda extra dei drive più costosi non la vedreste comunque: i giochi attuali non la sfruttano. Quindi come unità da libreria giochi il 990 fa la sua porca figura, e i 2TB significano non dover disinstallare nulla per un pezzo. Su questo, chi come me odia il gioco delle sedie musicali tra un’installazione e l’altra, ringrazia.
La curiosità: dentro la PS5. E qui il drive gioca forse la sua carta migliore, e vi spiego perché. La PlayStation 5 ha uno slot di espansione PCIe 4.0: monta un Gen5 e ne sprechi metà, monta questo Gen4 e invece lo sfrutti in pieno. Aggiungeteci il profilo single-sided (entra comodo sotto il coperchietto) e i consumi bassi (meno calore nell’alloggiamento) e capite che, sulla carta, è un candidato ideale per la console. Nella pratica: riconosciuto subito, formattazione in mezzo minuto, giochi che si caricano rapidissimi. Un solo avvertimento, importante: l’unità è nuda, e nella PS5 serve un dissipatore. Il drive scalda poco, quindi basta un heatsink semplice, ma non saltate il passaggio. Se cercate soluzioni pensate apposta per la console, ne avevo parlato qui, e più in generale sul mondo console trovate la guida su quale PS5 conviene oggi.
La prova a sorpresa: la build compatta. Ho voluto metterlo alla frusta anche in uno scenario diverso dal desktop pieno, montandolo in un piccolo sistema compatto che tengo in salotto. Ed è lì che il profilo single-sided e i consumi da quattro watt danno il meglio: niente calore accumulato in uno chassis stretto, nessuna ventola che impazzisce, e uno spessore che entra dove i drive a doppia faccia fanno storie. Per chi assembla mini PC, muletti multimediali o macchine silenziose da soggiorno, questa unità è un tassello che si incastra senza compromessi. Un dettaglio che, ripensandoci, dice molto sulla sua vera natura: non un mostro da vetrina, ma un componente furbo e discreto, di quelli che fanno il loro lavoro e non si fanno notare.
Morale delle due settimane: un ottimo disco tuttofare su PC, e un’espansione PS5 sorprendentemente azzeccata. Non è la bestia da benchmark, ma nei posti giusti se la cava eccome.
Approfondimenti
DRAM-less e HMB: cosa cambia davvero
Facciamo chiarezza, perché il tema “senza DRAM” spaventa più del dovuto. La DRAM, in un SSD, è una piccola memoria dedicata dove il drive tiene le mappe di dove sono scritti i dati. Averla significa reattività costante anche sotto stress. Non averla, come in questo caso, significa affidarsi all’HMB, cioè a un pezzetto della RAM di sistema (una manciata di megabyte). Per l’utente medio, con un PC dotato di RAM sufficiente, la differenza nell’uso quotidiano è minima, quasi impercettibile. Si sente invece quando si spinge forte: operazioni casuali intense, scritture lunghissime, code profonde. In quei casi il drive con DRAM tiene meglio. Il 990, insomma, è onesto con se stesso: non finge di essere quello che non è, e in cambio della rinuncia offre prezzo e consumi più bassi. Sapendolo, si sceglie con cognizione di causa.
La NAND misteriosa e le scritture sostenute
Questo è il punto su cui ho storto di più il naso. Samsung non dichiara il tipo di memoria montata, e chi ha analizzato il drive è convinto si tratti di QLC. Perché conta? Perché la QLC, pur ottima nelle letture e nell’uso normale, nelle scritture sostenute tende a rallentare una volta esaurita la cache veloce. Sul 990 la cache pSLC copre circa un quinto dello spazio: finché restate dentro quel margine, tutto vola. Oltre, la velocità cala. Per chi usa il drive come sistema, per i giochi o per il lavoro d’ufficio, questo limite non lo toccherete quasi mai. Per chi invece riversa quotidianamente enormi masse di dati (backup giganti, editing video massiccio no-stop), è un aspetto da soppesare. Non un difetto in senso assoluto, ma un carattere. E un produttore che non ti dice di che NAND si tratta ti costringe a fidarti sulla parola, cosa che, personalmente, preferirei evitare.
Velocità sequenziali: dove il Gen4 basta e avanza
Un tasto su cui insisto sempre, perché c’è tanta corsa al numero più grande. I 7.250 MB/s in lettura del 990 sono ottimi, e nell’uso reale si traducono in trasferimenti rapidi di file pesanti, caricamenti pronti, sistema scattante. Ma la verità è che per la stragrande maggioranza delle attività (navigare, lavorare, giocare) il Gen4 è già abbondante, e la banda esagerata dei drive più costosi resta in gran parte inutilizzata. Comprare oggi un Gen4 efficiente e veloce come questo, invece di inseguire numeri che non vedrete mai, è una scelta che ha molto più senso di quanto la moda suggerisca. La domanda vera non è “quanto va forte sulla carta”, ma “quanto di quella velocità mi serve davvero”. Rispondetevi con sincerità.
Efficienza energetica e temperature: l’asso nascosto
Se dovessi indicare la caratteristica che mi ha convinto di più, sarebbe questa. Con circa 4 W sotto carico, il 990 è tra gli SSD Gen4 più parchi in circolazione, e Samsung dichiara fino al 38% di efficienza in più rispetto ai modelli precedenti. Cosa significa nella pratica? Meno calore da smaltire, quindi meno rischio di throttling e temperature più docili anche senza dissipatori esagerati. Su un notebook, tutto questo si traduce in batteria che dura di più e ventole meno frenetiche. In un mini PC o in una build compatta, in un componente che non diventa una stufetta. E persino nella PS5, come dicevo, il basso consumo aiuta a tenere sotto controllo l’alloggiamento. È uno di quei pregi che nelle schede tecniche passano in secondo piano e che invece, vivendoci insieme, si apprezzano parecchio.
Uso su PlayStation 5: il posto giusto al momento giusto
Ne ho già parlato nel test sul campo, ma merita un affondo perché è uno degli scenari dove questo drive brilla di più. Lo slot della PS5 lavora a PCIe 4.0: un’unità Gen5 lì verrebbe limitata, mentre un Gen4 come questo gira alla sua velocità piena, senza sprechi. Il formato single-sided entra senza problemi sotto il coperchio, e i consumi bassi tengono giù il calore. Aggiungete i 2TB di spazio (la memoria interna della console si riempie in fretta) e avete un’espansione azzeccata. L’unico accorgimento, lo ribadisco perché è cruciale: serve un dissipatore, dato che l’unità è venduta nuda. Scalda poco, quindi anche un heatsink economico va benissimo, ma non montatelo scoperto. Fatto questo, la console lo digerisce che è una meraviglia.
Endurance, garanzia e il compromesso di fondo
Qui il quadro è a due facce, e conviene guardarle entrambe con calma. Da un lato, gli 800 TBW di endurance sul taglio da 2TB sono un valore sorprendentemente alto per un drive di questa fascia: significa che potete scriverci sopra una quantità enorme di dati prima di doverci pensare, ben oltre l’uso di un utente comune e pure di uno esigente. Un bel biglietto da visita. Dall’altro lato, però, la garanzia è di 3 anni, non i 5 a cui Samsung ci ha abituati sui modelli più blasonati. È un compromesso figlio del posizionamento value, e va messo in conto: tanta resistenza dichiarata, ma una copertura temporale più corta. Come sempre, dipende da cosa cercate. A me il taglio a 3 anni resta un po’ sul gozzo, lo ammetto, ma i numeri di TBW addolciscono la pillola.
Su PCIe 3.0 e sistemi meno recenti
Un aspetto che spesso si trascura: questa unità è retrocompatibile con PCIe 3.0. Cosa significa in soldoni? Che se la montate su una scheda madre più datata, magari per svecchiare un PC di qualche anno fa, funziona lo stesso, semplicemente viaggiando alle velocità consentite dallo slot (intorno ai 3.500 MB/s su Gen3, invece dei 7.250 pieni del Gen4). Non è il suo habitat ideale, certo, ma è una rete di sicurezza preziosa: chi fa un upgrade oggi con l’idea di cambiare macchina domani si porta dietro il drive senza buttare via nulla. E anche a velocità dimezzata, il salto rispetto a un vecchio SSD SATA o a un hard disk meccanico resta abissale, di quelli che ti fanno riscoprire il computer che credevi ormai spacciato. La cosa che apprezzo è proprio questa versatilità silenziosa: un componente che non ti inchioda a una piattaforma, ma ti segue mentre il resto cambia. In un periodo in cui ogni acquisto va ponderato al centesimo, poterlo riciclare su più macchine nel tempo è un valore che pesa più di qualche IOPS in meno sulla carta. Lo dico da chi, di PC da rimettere in sesto, ne ha sempre almeno un paio in giro per casa.
Un nome confuso in una gamma affollata
Chiudo gli approfondimenti con una riflessione, perché il nodo del nome merita due parole. La famiglia 990 di Samsung è ormai un labirinto, e questo modello liscio, senza suffissi, ci si infila in mezzo come opzione d’ingresso. Il rischio? Che qualcuno lo confonda con i fratelli più costosi e si aspetti prestazioni da top di gamma. Non è questo il suo ruolo. Il Samsung 990 è il drive della praticità: veloce dove serve, freddo, parco, capiente, con un software maturo alle spalle. Chi lo capisce, è felice. Chi lo scambia per l’ammiraglia, resta deluso. Un po’ più di chiarezza nel naming avrebbe evitato equivoci, ma tant’è.
Funzionalità: quel che c’è (e serve)
Sul fronte funzioni, il drive porta con sé l’essenziale ben fatto. C’è l’Intelligent TurboWrite, la cache pSLC che accelera le scritture nella fascia di lavoro tipica. C’è il supporto completo a TRIM, garbage collection e monitoraggio SMART, gestiti in modo trasparente. C’è la cifratura hardware (AES 256-bit, TCG/Opal 2.0), utile a chi tratta dati sensibili e vuole protezione a riposo senza penalizzare le prestazioni.
Aggiungeteci la retrocompatibilità con PCIe 3.0 (se lo montate su una macchina più datata funziona lo stesso, a velocità ridotta) e la compatibilità nativa con Windows 11, che me lo ha riconosciuto senza chiedere driver. Non ci sono orpelli, non ci sono modalità mirabolanti: c’è il necessario, fatto bene, gestito da Magician. E in un prodotto pensato per la concretezza, va benissimo così.
Pregi e difetti
Dopo giorni di convivenza, il bilancio sincero, senza sconti né facili entusiasmi.
Cosa mi ha convinto:
- Velocità sequenziali di alto livello, con letture reali che sfiorano i 7.250 MB/s dichiarati.
- Efficienza energetica notevole: circa 4 W sotto carico, tra i migliori della categoria, con temperature docili.
- Endurance da 800 TBW sul 2TB, sorprendente per la fascia.
- Formato single-sided leggero, perfetto per portatili, mini PC e per lo slot della PS5.
- Software Samsung Magician maturo e comodo, con benchmark, monitoraggio e migrazione dati.
Cosa mi ha lasciato perplesso:
- Assenza di DRAM (usa HMB): nelle scritture prolungate e nei carichi casuali estremi si sente.
- NAND di tipo non dichiarato da Samsung, con ogni probabilità QLC: poca trasparenza e scritture sostenute che calano oltre la cache.
- Garanzia di 3 anni, più corta dei 5 anni dei modelli premium.
- Prezzo di lancio alto per la fascia, complice la crisi delle memorie.
- Nessun dissipatore incluso: per la PS5 va aggiunto a parte.
Prezzo e posizionamento
E qui arriva il tasto dolente, o quantomeno quello più discusso. Al lancio il taglio da 2TB è stato proposto negli Stati Uniti a circa 530 dollari, una cifra che per un drive di fascia mainstream fa storcere il naso. La ragione la conosciamo tutti: il mercato delle memorie è in piena tempesta, con i listini in salita da mesi, e nemmeno un prodotto pensato per il risparmio riesce a sottrarsi al fenomeno. Ne avevo scritto proprio qui, parlando dei rincari sugli SSD: comprare storage oggi costa più di ieri, punto.
Il consiglio, allora, è uno solo: tenete d’occhio le offerte. Samsung è storicamente aggressiva con gli sconti, e su questo drive lo street price tenderà a scendere sotto il listino iniziale. A prezzo pieno, oggi, il valore è discutibile; a prezzo scontato, diventa una scelta molto sensata, soprattutto per chi punta a efficienza e capacità senza inseguire il Gen5. Lo trovate sul sito ufficiale Samsung e, una volta listato, disponibile su Amazon.
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Conclusioni
Dopo settimane passate a spostarlo tra il JARVIS e la PS5, la mia idea si è fatta chiara. Il Samsung 990 non è il drive che riscrive le classifiche, e non ci prova nemmeno. È un’unità di buon senso: veloce dove conta, freddissima, parca nei consumi, capiente, con un software solido a farle da spalla. Un onesto tuttofare Gen4 per l’era dei prezzi folli.
Lo consiglio a chi vuole un disco di sistema reattivo, una libreria giochi capiente o un’espansione azzeccata per la PlayStation 5, e non ha bisogno di scritture no-stop da workstation. Per un portatile o un mini PC, poi, quel profilo leggero e a basso consumo è una manna. Lo sconsiglio invece a chi macina scritture sostenute pesantissime tutti i giorni, o a chi pretende la garanzia di 5 anni e la certezza di una NAND dichiarata: in quel caso guardate altrove, o salite di fascia. E, per favore, non compratelo a prezzo pieno se potete aspettare uno sconto.
Alla fine il 990 è un drive che va capito prima di giudicarlo. Preso per quello che è, un value Gen4 efficiente e furbo, sa farsi voler bene. Scambiatelo per un’ammiraglia e vi deluderà. La scelta, come sempre, dipende da cosa cercate davvero.



