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Rapporto Clusit 2026: 4.911 attacchi gravi, fabbriche nel mirino

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Gli incidenti informatici nel mondo hanno superato ogni record nel primo semestre 2026, con una crescita del 105% rispetto ai sei mesi precedenti, mentre in Italia gli hacker hanno spostato il mirino sulle fabbriche. Il quadro emerge dall’aggiornamento di ottobre del Rapporto Clusit 2026 sulla cybersecurity e basta un confronto per capirne la portata. Persino il mese più tranquillo di quest’anno, febbraio con 684 casi significativi, ha fatto peggio del mese più pesante del 2025, cioè aprile con 511. A giugno poi il contatore è salito a 984, il valore mensile più alto mai registrato.

Guardando l’intero semestre i numeri diventano ancora più netti. Gli attacchi informatici gravi censiti a livello globale sono stati 4.911, il 71% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In soli sei mesi è stato toccato il 93% degli episodi rilevati in tutto lo scorso anno. La media mensile, che nel 2021 si fermava a 171 eventi, oggi arriva a 819 ed è quasi quintuplicata in cinque anni. Si tratta comunque solo dei casi diventati pubblici, quelli con conseguenze economiche, legali, tecnologiche o di reputazione per chi li ha subiti.

Profitto, servizi criminali e attacchi che restano un mistero

C’è poi un dato meno evidente ma forse più inquietante. Ben 3.321 casi rientrano nella categoria Undisclosed, quella in cui le informazioni disponibili non permettono di capire quale tecnica sia stata usata. I danni si vedono, il modo in cui gli aggressori sono entrati molto spesso no. Un anno fa erano 943, ora sono più che triplicati e pesano per circa due terzi del totale, mentre le intrusioni con tecnica nota sono scese da 1.930 a 1.590.

Molto più chiaro invece il movente. Il cybercrime a scopo di lucro vale il 95,4% degli episodi, con 4.683 casi in sei mesi, quasi quanti in tutto il 2025. Il resto si divide tra hacktivism, spionaggio, sabotaggio e guerra dell’informazione. Il guadagno alimenta un vero mercato in cui malware e offensive digitali si comprano come servizi, secondo il modello “as a service”, alla portata anche di chi ha poche competenze tecniche. L’intelligenza artificiale secondo il Clusit non è ancora il fattore decisivo di questa impennata, ma potrebbe abbassare ulteriormente le barriere, soprattutto se più agenti dovessero collaborare in autonomia per scovare vulnerabilità e combinare tecniche diverse.

Cambia anche la mappa dei bersagli. Pubbliche amministrazioni, strutture militari e forze dell’ordine tornano in testa con 751 incidenti, il 15,3% del totale, quasi il doppio dei 388 di un anno fa. Seguono le campagne a bersagli multipli con 690 casi. Il balzo più forte riguarda il commercio all’ingrosso e al dettaglio, salito dal nono al terzo posto con 467 episodi, oltre quattro volte quelli del primo semestre 2025. Nella sanità i numeri restano stabili a 335, ma il 58% degli eventi è classificato come critico o estremo, contro una media globale del 24%.

Italia, meno peso sul totale ma attacchi più gravi

Il nostro Paese segue una traiettoria diversa. In Italia gli incidenti significativi sono stati 245, contro i 227 del semestre precedente e i 280 della prima metà del 2025. L’aumento dell’8% è lontanissimo dal dato mondiale, tanto che la quota italiana scende dal 9,5% al 5%. Il Clusit però invita alla prudenza perché dietro potrebbe esserci una maggiore efficacia delle difese, ma serviranno i prossimi mesi per capirlo. Intanto la gravità cresce. Il 57,6% dei casi è di livello alto, contro il 39,3% del 2025, quelli critici sono il 7,7% e nessuno rientra nella fascia estrema, complice il calo degli attacchi dimostrativi.

La vera novità riguarda la manifattura, diventata il primo bersaglio con il 18,4% degli incidenti, contro l’11,7% dello scorso anno. A livello globale lo stesso comparto è solo ottavo, eppure le aziende italiane rappresentano il 17% delle vittime manifatturiere censite nel mondo. L’integrazione tra sistemi informatici e impianti industriali e la dipendenza dai fornitori moltiplicano le porte d’accesso, così una falla in una piccola impresa della filiera può aprire la strada verso realtà ben più grandi. Al secondo posto ci sono le campagne multisettore con il 18%, mentre il comparto governativo scivola al terzo, dal 28,4% all’11%, soprattutto per il calo dell’hacktivism. Chiudono con l’8,6% ciascuno il commercio e il settore ICT, con le imprese tecnologiche che guadagnano tre posizioni nella classifica italiana.

Fonte: TecnoAndroid

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