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Due nuove specie di ragni di mare sono state scoperte nel Mare dei Salish da un gruppo di ricercatori della University of British Columbia, e almeno una di queste ha tutto quello che serve per rovinare una nuotata notturna: zampe pelose e occhi di un rosso acceso. Non succedeva da quasi cento anni che in quest’area venissero descritte formalmente nuove specie di questi animali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Organisms Diversity & Evolution e mette insieme osservazioni fisiche molto dettagliate e analisi genetiche, con l’obiettivo di colmare lacune piuttosto ampie nella conoscenza di queste creature marine così particolari.
Tutto è nato quasi per caso. L’autore principale della ricerca, che ha svolto il lavoro durante il suo master in zoologia, voleva capire come i ragni di mare venissero colpiti dal cambiamento climatico e dal disturbo umano, visto che gli invertebrati marini della zona sono considerati particolarmente a rischio. Il problema è che non trovava praticamente nulla. Il motivo era semplice: si sapeva pochissimo su quali specie vivessero lì e su come vivessero. Una mancanza di informazioni di base che riguarda molti artropodi marini e che rende difficile proteggerli, perché prima di tutto bisogna essere in grado di riconoscerli.
Un lignaggio antichissimo dalla biologia bizzarra
I ragni di mare appartengono a una stirpe comparsa circa 500 milioni di anni fa. Sono parenti di ragni, scorpioni e limuli ma, a differenza dei loro cugini terrestri, non hanno mai lasciato l’oceano. Anche per gli standard degli artropodi hanno un aspetto decisamente strano. Alcune specie arrivano ad avere fino a 12 zampe e si nutrono grazie a una proboscide che funziona per suzione. Le dimensioni cambiano parecchio, da meno di un centimetro fino a oltre 70 cm in Antartide, dove certe specie cacciano animali più piccoli nelle profondità oceaniche. Molte specie di acque basse invece sono minuscole e vivono da parassiti su organismi più grandi, succhiando i fluidi dell’ospite proprio con la proboscide.
Le stranezze non finiscono qui. Questi animali respirano direttamente attraverso la pelle e sono i maschi a occuparsi di trasportare e crescere la prole. Nelle femmine le ovaie si estendono lungo gli arti, dove le uova si sviluppano prima di uscire da un poro dedicato. Durante l’accoppiamento il maschio raccoglie le uova con appendici specializzate vicino alla base della testa, chiamate ovigeri, le ricopre con una colla prodotta dalle zampe e si attacca addosso i grappoli di sacche finché non si sviluppano.
Zampe pelose, occhi rossi e una piccola folla di parassiti
Gli esemplari sono stati raccolti tra settembre 2023 e agosto 2024 durante immersioni fino a 18 metri di profondità, in diversi habitat marini attorno a Quadra Island, Vancouver, Bamfield e Victoria. La prima specie si chiama Callipallene pilosuspedes, nome che in latino richiama i “piedi pelosi” e che si deve alle lunghe spine ricurve che coprono la parte bassa delle zampe. Ha occhi rossi e una proboscide corta dotata di artigli che le servono ad afferrare il cibo prima di morderlo. La bocca è triangolare, divisa in tre labbra e circondata da filamenti sensoriali, tanto da ricordare in miniatura il Sarlacc. Al microscopio i ricercatori l’hanno vista avvolgere i suoi ovigeri, molto agili, attorno alle zampe e usare spine simili a un pettine per pulirsi il corpo. Nonostante un aspetto così memorabile ne è stato trovato un solo esemplare.
La seconda specie, Tanystylum kiixin, prende il nome da un antico sito indigeno vicino al luogo della prima raccolta. Il nome, che si pronuncia più o meno “chi hin”, evoca il suono delle onde che si infrangono ai piedi del villaggio. I suoi ovigeri sono molto più piccoli e meno flessibili e questo sembra limitarne la capacità di pulirsi. Non a caso gli esemplari erano spesso ricoperti di sporco, detriti e minuscoli parassiti, al punto che l’autore dello studio li descrive come un ecosistema dentro un ecosistema dentro un ecosistema.
Il DNA rivela una diversità ancora nascosta
Si tratta della prima indagine completa sui ragni di mare del Mare dei Salish che abbini immagini dettagliate e analisi del DNA. Il gruppo ha ottenuto sequenze genetiche di diverse specie mai sequenziate prima e ha realizzato una guida per aiutare gli scienziati a distinguere le specie presenti nella regione. Le due nuove arrivate sono ormai registrate in un database globale, ma secondo il ricercatore la zona ospita quasi certamente altre specie ancora da documentare, dato che il lavoro sul campo si è limitato a una sola stagione. La ricerca è stata finanziata dal National Sciences and Engineering Research Council of Canada.
Fonte: TecnoAndroid








