L’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale sta diventando uno dei nodi più spinosi degli anni a venire, e i numeri cominciano a farsi preoccupanti. Uno studio delle Nazioni Unite ha messo nero su bianco un avvertimento che pesa parecchio: entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a raddoppiare i propri consumi di energia e acqua, con un effetto a catena sull’impatto ambientale su scala globale. Non è una previsione buttata lì tanto per fare scena, ma un segnale che merita attenzione.
Il punto è che dietro ogni risposta generata da un sistema di IA ci sono server che girano senza sosta, e quei server hanno bisogno di elettricità e di acqua per il raffreddamento. Tanta. La crescita di questi strumenti non si vede a occhio nudo, però c’è, e si accumula giorno dopo giorno. Quando si parla di consumi energetici legati alla tecnologia, spesso si tende a pensare a qualcosa di astratto, lontano dalla vita di tutti i giorni. La realtà è un’altra: ogni interazione lascia un’impronta.
L’IA come nuovo acceleratore di emissioni
Per capire meglio la portata della questione conviene fare un paragone con qualcosa che usiamo tutti senza pensarci troppo. Prendiamo la posta elettronica. Una singola email, secondo le stime, può generare tra 0,3 e 4 grammi di CO2. Sembra niente, vero? Eppure moltiplicato per i miliardi di messaggi che viaggiano ogni giorno il conto sale in fretta. L’intelligenza artificiale funziona più o meno con la stessa logica, solo che il moltiplicatore rischia di essere molto più aggressivo.
È proprio per questo che l’IA viene descritta come un nuovo acceleratore di consumi sistemici di CO2, alla stregua di altri servizi tecnologici che ormai diamo per scontati. Il problema non è il singolo utilizzo, ma la somma di tutti gli utilizzi messi insieme, che cresce in modo silenzioso mentre l’adozione di questi strumenti si allarga a macchia d’olio. E con il raddoppio previsto entro il 2030, la pressione sulle risorse energetiche e idriche del pianeta potrebbe farsi sentire in modo concreto.
Il tema dell’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale non riguarda quindi solo gli addetti ai lavori o chi si occupa di sostenibilità. Tocca chiunque utilizzi questi servizi, anche senza rendersene conto. Lo studio delle Nazioni Unite mette in fila dati che invitano a guardare oltre l’entusiasmo per le nuove funzioni e a considerare il costo nascosto di tutta questa potenza di calcolo. Un costo che, stando alle proiezioni, è destinato a crescere parecchio nei prossimi anni.