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Poste Italiane continua ad aumentare il proprio peso in TIM anche a OPAS ormai chiusa. Nella serata del 1° ottobre 2026 il gruppo ha comunicato di aver comprato direttamente sul mercato un ulteriore pacchetto di azioni TIM che, sommato a quanto raccolto con l’offerta, porta la sua partecipazione all’86,952% del capitale sociale della compagnia telefonica. Si tratta di una novità rispetto alle settimane precedenti, perché da quando era partita la possibilità di aderire all’offerta Poste non aveva mai acquistato titoli dell’operatore al di fuori di quel canale.
Per inquadrare la mossa conviene fare un passo indietro. L’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio volontaria totalitaria su TIM si è sviluppata in due fasi: un primo periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre 2026 e poi una riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre. Il 29 settembre Poste Italiane ha diffuso i risultati definitivi, dai quali è emerso che l’operazione le ha permesso di mettere le mani su un ulteriore 65,719% del capitale. Prima dell’offerta il gruppo possedeva già 429.363.990 azioni, pari al 20,104%, ed era quindi già il primo azionista. Sommando le due quote, alla data di pagamento della riapertura dei termini fissata al 2 ottobre 2026 Poste sarebbe arrivata a detenere 1.832.941.911 azioni, cioè circa l’85,823% del capitale.
Gli acquisti fuori dall’offerta e l’obiettivo del 90%
Le nuove operazioni sono state eseguite il 1° ottobre tramite Intermonte SIM S.p.A. e hanno riguardato azioni ordinarie della società telefonica. Poste ha precisato che ogni titolo è stato pagato a un prezzo unitario non superiore a 6,65 euro, valore che corrisponde al Nuovo Valore Monetario Unitario di Mercato del Corrispettivo alla Data di Riferimento indicato nel comunicato del 7 settembre 2026.
Tenendo conto della partecipazione già in portafoglio, dei titoli portati in adesione all’offerta e degli acquisti appena effettuati, alla data di pagamento il gruppo arriverà a possedere complessivamente 1.857.060.167 azioni ordinarie, rappresentative appunto di circa l’86,952% del capitale sociale dell’ex monopolista.
Il motivo dietro questi acquisti è abbastanza chiaro. Con l’OPAS non era stata superata la soglia del 90%, il livello che avrebbe consentito a Poste Italiane di esercitare il diritto di acquisto sulle quote rimaste in mano agli altri azionisti. Comprando in Borsa una parte dei titoli residui, il gruppo si avvicina a quel traguardo, che renderebbe più semplice il delisting di TIM e quindi la sua uscita da Piazza Affari.
TIM entra ufficialmente nel Gruppo Poste
Nel frattempo l’integrazione è già partita sul piano formale. Il 30 settembre 2026 il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il regolamento che disciplina la direzione e coordinamento di TIM. Il CdA della società telefonica ne ha preso atto e ha approvato contestualmente il Regolamento di governo operativo dei rapporti e dei flussi informativi tra Poste, TIM e le società da questa controllate. Da quella data TIM e le sue partecipate fanno parte a tutti gli effetti del gruppo che fa capo a Poste.
L’operazione ha ricadute importanti anche sul mercato della telefonia. Il progetto prevede infatti la fusione tra le attività telco di Poste, a partire dall’operatore virtuale PosteMobile, e TIM Consumer, con l’obiettivo di dare vita al principale operatore di telefonia mobile in Italia.
Come illustrato da Poste Italiane nei mesi scorsi, TIM è inoltre destinata a diventare la nuova Business Unit “Connectivity & Technology” del gruppo, pensata per riunire tutte le attività legate alla connettività e all’innovazione tecnologica. In questa struttura potrebbero confluire anche le attuali attività telco ed Energia di Poste, in seguito alla fusione tra PostePay e BancoPosta.
Fonte: TecnoAndroid







