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Ponte stampato in 3D: è cavo e risparmia il 60% di materiale

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In Norvegia, a Trondheim, è nato il primo ponte stampato in 3D del Paese. Si tratta di una passerella pedonale lunga sei metri e larga quattro che punta a usare meno materiale e a tagliare le emissioni di gas serra. Il principio è semplice da spiegare ma tutt’altro che banale da realizzare. Invece di colare il calcestruzzo dentro uno stampo, la stampante segue un modello digitale e deposita il materiale strato dopo strato, solo nei punti in cui serve davvero.

A raccontarlo è l’architetto che ha progettato l’opera, Adrian Brun. «Camminandoci non si capisce, ma in realtà il ponte è cavo, quindi risparmiamo il 60 per cento di materiale», spiega. Proprio la possibilità di creare una struttura vuota all’interno, senza riempire tutto di cemento, permette di abbassare i costi e ridurre l’impronta ecologica dell’intervento.

Ponte stampato in 3D: meno materiali, meno emissioni e cantieri più sicuri

I numeri diventano ancora più interessanti allargando lo sguardo. Morten Dybesland, direttore del dipartimento Ricerca e Strategia di Statsbygg, l’ente che fa da consulente centrale dello Stato norvegese per edilizia e immobili, sostiene che questa tecnologia può ridurre l’impiego di materiali fino al 75% e le emissioni di gas serra fino al 90%. Non tutto potrà essere automatizzato, visto che alcune operazioni andranno comunque svolte a mano, a partire dal montaggio dell’impianto attorno alla stampante. Il risultato però sarebbe un cantiere più sicuro e lavori che procedono più in fretta.

Molti ingegneri e architetti considerano la stampa 3D una delle tecnologie destinate a pesare sempre di più nel futuro dell’edilizia, e test di questo tipo servono proprio a scoprirne il potenziale reale. La Norvegia si colloca tra i primi Paesi europei ad averla adottata. Prima di lei si sono mosse Madrid e Amsterdam, dove per un passaggio pedonale sopra un canale è stato usato l’acciaio. Fuori dall’Europa c’è Singapore, che ha annunciato l’inaugurazione del suo primo ponte pedonale stampato in 3D nel 2028. Sarà lungo 10 metri e largo 5, composto da 10 segmenti che richiedono quattro ore di stampa ciascuno, e dovrebbe ridurre del 50% la manodopera necessaria in un settore che soffre una cronica carenza di lavoratori.

Un nuovo modo di progettare

Dietro la passerella di Trondheim c’è parecchio lavoro preliminare. Brun racconta che è stato dedicato uno sforzo maggiore alla fase di progettazione proprio per rendere il modello riutilizzabile. Secondo l’architetto la stampa permette di produrre in serie un buon progetto. «Con la stampa 3D è possibile utilizzare geometrie complesse che possono essere riprodotte e personalizzate», osserva.

Per portare questa tecnologia nei cantieri di tutti i giorni servirà però un cambio di mentalità. Dybesland insiste sulla necessità di rivedere il modo in cui gli edifici vengono pianificati, progettati e costruiti. «Ciò significa che apporteremo modifiche ai nostri modelli di business, ai contratti stipulati e ai requisiti che imponiamo all’appaltatore». Sulla stessa linea Cathrine Mørch, direttrice per la strategia e lo sviluppo di Statsbygg, secondo cui la tecnologia consente di ripensare l’intera catena del valore, dallo sviluppo dei materiali fino all’opera finita.

La prova degli inverni di Trondheim e la prima casa all’orizzonte

Adesso il banco di prova è il tempo. Bisognerà verificare come la struttura si comporterà negli anni e soprattutto come reagirà al clima di Trondheim, città nota per i suoi inverni rigidi. Le esperienze raccolte dopo l’inaugurazione serviranno per decidere come far evolvere la tecnologia.

C’è già chi guarda oltre i ponti. «Immaginiamo che la stampa 3D possa diventare il metodo preferito anche per la realizzazione di case e altri tipi di strutture e prodotti che forniamo», spiega Eirik Kristensen, responsabile dello sviluppo commerciale digitale di Veidekke Bygg Norge. Kristensen prevede che la prima casa stampata in 3D della Norvegia possa vedere la luce entro un anno, mentre nel mondo i progetti sperimentali di questo genere sono già diversi. Brun, specializzato nella stampa 3D su larga scala, ha già partecipato alla costruzione di un’abitazione stampata in Danimarca. Per Kristensen l’esperienza del ponte aiuterà a capire a che velocità questa tecnologia potrà svilupparsi, ma il settore deve avere il coraggio di puntare sull’innovazione.

Fonte: TecnoAndroid

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