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Polymaker, la California fa causa per le armi fantasma in 3D

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La California apre un nuovo fronte nella battaglia contro le ghost guns, le armi fantasma realizzate con la stampa 3D, e questa volta nel mirino finisce uno dei più grandi produttori di filamento al mondo. Si tratta di Polymaker, azienda con sede principale a Shanghai e attività statunitensi gestite da Houston, citata in una causa civile depositata il 5 ottobre 2026 dal County Counsel di San Diego per conto del popolo dello Stato della California. L’accusa sostiene che l’azienda abbia promosso il proprio materiale in modo da attirare gli appassionati di armi, trasformando così il comune PLA in un componente regolamentato, quello che la legge californiana definisce un “precursore di arma da fuoco”.

Secondo la normativa dello Stato, rientra in questa categoria qualsiasi articolo commercializzato o venduto al pubblico per diventare, o essere utilizzato come, il telaio o il carrello di un’arma funzionante una volta completato, assemblato o convertito. Lo riporta la denuncia presentata alla Corte Superiore della Contea di San Diego, che chiede la restituzione dei profitti, sanzioni civili e un provvedimento inibitorio nei confronti dell’azienda.

Polymaker: il caso Sean Aranda al centro dell’accusa

Nel documento si riconosce apertamente che il filamento per stampa 3D non è illegale di per sé. I procuratori però ritengono che Polymaker abbia coltivato attivamente la comunità legata alle armi fantasma e ne abbia tratto guadagno, prima sostenendo e poi assumendo Sean Aranda, conosciuto sui social come The 3D Print General. Esperto di stampa tridimensionale, autore di libri e appassionato di armi, Aranda era stato bandito da YouTube nel 2023 per violazioni delle regole sulle armi da fuoco. In quel momento il suo canale contava circa 123.000 iscritti.

L’azienda, che già sponsorizzava il canale con una bobina speciale in edizione creator di PLA Pro color cachi, gli offrì un posto di lavoro. Aranda diventò così Head of Customer Experience, un ruolo che prevedeva la cura della community online di Polymaker e la partecipazione ai festival di settore insieme al marchio. Oggi ricopre l’incarico di Senior Technical Account Manager. Il suo nome compare ben 65 volte nelle 39 pagine della denuncia People v. Polymaker, e l’accusa lascia intendere che sia stato assunto proprio per i suoi legami con il mondo delle armi stampate e non semplicemente come professionista qualificato in cerca di un impiego lontano dalla creazione di contenuti.

Uno dei punti più discussi riguarda il tentativo di collegare una pratica di marketing diffusissima tra i creator alla proliferazione illegale delle armi fantasma, cioè i link di affiliazione. Si tratta di collegamenti usati dai content creator per promuovere i prodotti che utilizzano, che siano bobine di PLA, bevande energetiche o cibo per cani. Quando qualcuno del pubblico clicca e completa un acquisto, chi ha pubblicato il link riceve una piccola percentuale sulla vendita.

Polymaker sostiene creator di ogni genere nel campo della stampa 3D e il modulo per aderire al programma è pubblicato sul suo sito. Vengono richiesti nome, località e numero di follower sulle varie piattaforme, senza alcuna domanda sul tipo di contenuti prodotti o sulle dimensioni effettive del pubblico. Il messaggio dell’azienda è piuttosto chiaro e accoglie chiunque gestisca un canale YouTube, un profilo TikTok o un piccolo blog dedicato alla stampa 3D, a patto di apprezzare i prodotti del marchio.

A portare avanti la causa è la nuova divisione per l’equità dei consumatori e la tutela pubblica della Contea di San Diego. Se l’iniziativa dovesse avere successo, gli effetti andrebbero ben oltre le armi stampate. Qualora un produttore con base in Texas potesse essere ritenuto civilmente responsabile in California perché uno youtuber ha usato il suo prodotto per fare qualcosa che nel proprio Stato non è vietato, ogni fornitore di materie prime, sviluppatore di software e produttore di hardware desktop attivo nell’era digitale rischierebbe di ritrovarsi nella stessa posizione.

Fonte: TecnoAndroid

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