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Nei casi di phishing la Corte di giustizia Ue ha fissato un principio molto chiaro che cambia gli equilibri tra correntisti e istituti di credito. La banca deve restituire subito il denaro sottratto con pagamenti non autorizzati e deve farlo entro il primo giorno lavorativo, anche quando il cliente ha commesso una colpa grave. Detto in modo ancora più semplice, l’istituto non può rifiutare a priori il rimborso sostenendo che la vittima sia stata troppo ingenua o distratta. Prima riaccredita le somme e soltanto in un secondo momento può muoversi per recuperarle.
Il punto centrale della decisione sta proprio nell’ordine delle cose. Fino a oggi capitava spesso che davanti a una truffa online la discussione partisse dalla condotta del correntista, con la banca pronta a mettere in dubbio la sua diligenza prima ancora di valutare la restituzione. I giudici europei hanno ribaltato questa sequenza e hanno stabilito che il rimborso immediato viene prima di tutto il resto.
Cosa cambia per chi subisce una truffa online
Per chi si ritrova il conto alleggerito da un’operazione mai autorizzata, la differenza è concreta. Il riaccredito entro il primo giorno lavorativo significa non dover attendere settimane o mesi di contestazioni per tornare in possesso del proprio denaro. La vittima di phishing non è più costretta a dimostrare in anticipo la propria buona fede per ottenere ciò che le è stato sottratto, perché l’obbligo di restituzione scatta comunque.
Questo non vuol dire che la condotta del cliente diventi irrilevante. La colpa grave resta un elemento che può pesare, ma secondo la Corte di giustizia Ue non basta a giustificare un rifiuto preventivo. La valutazione su eventuali responsabilità del correntista arriva dopo, e non può diventare un ostacolo al rimborso iniziale. Chi ha cliccato su un link sbagliato o ha comunicato dati che non avrebbe dovuto condividere riceve quindi comunque il denaro indietro in tempi rapidi, almeno in prima battuta.
La banca può ancora recuperare le somme
Dal lato degli istituti di credito la sentenza non cancella ogni tutela. La banca conserva la possibilità di agire per recuperare quanto restituito, se ritiene che il cliente abbia avuto una responsabilità seria nell’accaduto. Cambia però il momento in cui questa azione può partire. Non più come motivo per negare il rimborso, ma come passaggio successivo, una volta che i pagamenti non autorizzati sono già stati riaccreditati sul conto della vittima. In pratica l’onere di avviare l’eventuale contestazione ricade sull’istituto e non più sul correntista. È la banca a dover attivarsi per riavere indietro le somme, dopo averle restituite, mentre il cliente non resta senza soldi nel frattempo. Un cambio di prospettiva che sposta il peso dell’iniziativa e mette al primo posto la restituzione rapida rispetto alla disputa sulle colpe.
Il principio fissato dai giudici europei è dunque netto. Davanti a un’operazione non autorizzata l’istituto deve rimborsare entro il primo giorno lavorativo, anche in presenza di colpa grave del cliente, e solo successivamente può agire per recuperare il denaro restituito.
Fonte: TecnoAndroid


