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Philips Hue sembra pronta ad aprire le porte del proprio ecosistema alle luci decorative Nanoleaf, e non con un semplice aggiornamento software ma con un accessorio fisico pensato appositamente per fare da ponte tra i due mondi. Le indiscrezioni parlano di un adattatore capace di integrare i pannelli luminosi esagonali e triangolari di Nanoleaf all’interno delle configurazioni Hue già installate in casa. Un’idea che, sulla carta, farebbe felici tutti quelli che negli anni hanno accumulato dispositivi di entrambi i marchi e si sono ritrovati a saltare da un’app all’altra.
I primi segnali erano arrivati a giugno, quando dentro l’app di Philips Hue è comparsa una nuova icona dedicata a una tipologia di illuminazione a pannelli esagonali. All’epoca l’interpretazione più immediata era anche la più ovvia, cioè che l’azienda stesse per lanciare pannelli decorativi propri, con quelle forme geometriche diventate un classico dell’arredo luminoso. Le informazioni più recenti raccontano però una storia diversa, e molto più interessante.
Un adattatore chiamato wall light module

Il dispositivo in questione, per ora del tutto inedito, viene identificato con il nome wall light module. In pratica sarebbe proprio l’adattatore che consente di collegare i pannelli Nanoleaf alla rete Hue, facendoli riconoscere come luci a tutti gli effetti. Sono emerse anche alcune immagini di quella che dovrebbe essere la confezione di vendita, un dettaglio che di solito indica un prodotto già in fase avanzata di sviluppo, non un semplice esperimento di laboratorio.
Il numero che colpisce di più riguarda la capienza. Un singolo adattatore dovrebbe gestire fino a 100 pannelli, una cifra che va ben oltre le esigenze della stragrande maggioranza degli utenti e che suggerisce un uso pensato anche per installazioni ampie, magari intere pareti coperte di moduli luminosi. La compatibilità, sempre secondo le informazioni circolate, comprenderebbe tutte e tre le varianti della gamma Nanoleaf Shapes, quindi Hexagons, Triangles e Mini Triangles.
Quello che ancora non si sa sull’integrazione
Il punto meno chiaro resta la profondità dell’integrazione lato software. Collegare i pannelli è una cosa, poterli controllare come si farebbe con l’app nativa è un’altra faccenda. Non è ancora emerso se attraverso Philips Hue sarà possibile sfruttare gli effetti luminosi, i pattern e le animazioni che caratterizzano l’ecosistema Nanoleaf, che di quei prodotti sono da sempre il vero punto di forza. Un pannello che si limita a cambiare colore tutto insieme perde buona parte del suo fascino, e su questo aspetto l’attesa di conferme è più che legittima.
C’è poi un secondo interrogativo, che riguarda la natura dell’operazione. Non si sa con certezza se l’adattatore sia nato da una collaborazione diretta tra le due aziende, anche se la presenza del marchio ufficiale Nanoleaf sulla confezione fa pensare proprio a un accordo formale. Difficile immaginare che un brand permetta l’uso del proprio logo su un prodotto sviluppato in autonomia da un concorrente diretto nel mondo dell’illuminazione smart.
Vale la pena ricordare che i due ecosistemi hanno storicamente seguito strade parallele. Hue ha costruito la propria reputazione su affidabilità, ampiezza del catalogo e su un bridge che tiene insieme decine di dispositivi, mentre Nanoleaf si è ritagliata uno spazio nel segmento più creativo e decorativo, con moduli modulari e giochi di luce pensati per essere protagonisti della stanza. Un adattatore che unisce le due cose eliminerebbe la necessità di gestire tutto separatamente, cosa che oggi rappresenta uno dei fastidi più comuni per chi ha una casa piena di luci connesse di marche diverse.










