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Petra rivela un sistema idrico sorprendentemente avanzato

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Per molti appassionati di cinema, Petra è il tempio scavato nella roccia dove, in Indiana Jones e l’ultima crociata, si nascondeva il Sacro Graal. Una scena entrata nell’immaginario collettivo, con tanto di scelta sbagliata e conseguenze memorabili. Ma tolta la polvere della cultura pop, resta qualcosa di ancora più sorprendente: una città che, oltre a essere spettacolare da vedere, era un capolavoro di ingegneria idraulica in pieno deserto.

Nuove scoperte a Petra mostrano complessità idraulica inaspettata

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Levant ha riportato l’attenzione su uno degli aspetti meno appariscenti ma più decisivi della città nabatea: il sistema idrico. Gli archeologi hanno analizzato l’acquedotto di ‘Ain Barq, una delle arterie principali che portavano acqua verso l’area urbana, e quello che è emerso racconta una storia di competenze tecniche molto più avanzate di quanto si pensasse. All’interno del complesso sono state individuate nove condotte diverse. Non una, non due: nove soluzioni integrate tra loro. La scoperta più sorprendente è una tubazione in piombo lunga circa 116 metri, affiancata da canali in terracotta. Il piombo, in quell’area e in quel periodo, è tutt’altro che scontato. La sua presenza suggerisce un’influenza ellenistica più marcata nelle scelte ingegneristiche dei Nabatei, popolo che spesso viene raccontato più per le sue rotte commerciali che per la sua abilità tecnica. Le indagini si sono concentrate nel massiccio di Jabal al-Madhbah, su una superficie di circa 2.500 metri quadrati. Qui sono emersi anche un grande bacino sigillato da una diga, due cisterne e sette vasche di dimensioni differenti. Il tutto collegato da canali di scolo scavati direttamente nella roccia, progettati per intercettare e gestire ogni possibile flusso d’acqua piovana. In un ambiente arido come quello giordano, non si trattava di un dettaglio ma di una questione di sopravvivenza.

Acquedotti e tubazioni in piombo: l’ingegneria dei Nabatei svelata

Grazie a questo sistema, Petra non era solo una scenografia monumentale: poteva sostenere giardini, bagni pubblici, santuari e complessi architettonici imponenti. Una città fertile nel deserto, resa possibile da una rete idrica che sfruttava pendenze, pressione e materiali diversi a seconda delle necessità. Il piombo, in particolare, permetteva di trasportare acqua in pressione e superare dislivelli importanti, adattandosi a un territorio tutt’altro che semplice. In una fase successiva, però, sembra che si sia tornati a un uso più esteso della terracotta, forse per ragioni di manutenzione o di costo. Le certezze, su questo punto, sono ancora poche. Gli studiosi sottolineano che molte ricostruzioni precedenti del sistema idrico di Petra erano basate su ipotesi e modelli teorici, talvolta troppo ottimistici. Ora si apre una fase nuova, fondata su dati concreti raccolti attraverso scavi e analisi dirette. Nei prossimi anni il tracciato completo dell’acquedotto di ‘Ain Barq sarà mappato in modo sistematico. E ogni nuovo metro esplorato potrebbe aggiungere un tassello a una storia che, a quanto pare, è molto più sofisticata di qualsiasi leggenda hollywoodiana.
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