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Perplexity ha deciso di rendere open source SPACE, la sandbox che fa da fondamenta al suo agente personale Perplexity Computer. Si tratta di uno dei primi agenti AI personali comparsi sul mercato, e il suo funzionamento si basa proprio su questo ambiente di elaborazione isolato. Ogni attività affidata all’agente viene infatti svolta dentro uno spazio separato che offre accesso a un file system reale, a un browser reale e a strumenti altrettanto concreti. Ora l’azienda californiana mette questa tecnologia a disposizione di chiunque voglia usarla, studiarla o modificarla.
Da un fornitore esterno a una soluzione fatta in casa
La storia di SPACE è piuttosto recente. Fino a luglio Perplexity si appoggiava alla sandbox di un fornitore esterno, il cui nome non è mai stato reso noto. Da circa tre mesi, invece, la società utilizza una piattaforma sviluppata internamente e decisamente più robusta. Il nome per esteso è Sandboxed Platform for Agentic Code Execution, da cui appunto l’acronimo SPACE.
Il punto centrale riguarda la sicurezza. Secondo i risultati raccolti a settembre, nessuno dei modelli di intelligenza artificiale messi alla prova è riuscito a evadere dall’ambiente isolato sfruttando tecniche simili a quelle impiegate dagli agenti di OpenAI per attaccare Hugging Face. Un dato che pesa parecchio in un settore dove i sistemi agentici hanno accesso a file, strumenti e risorse, e dove quindi il contenimento conta quanto le capacità del modello stesso.
Con il rilascio in formato aperto, il codice sorgente di SPACE è stato pubblicato su GitHub. Gli sviluppatori possono così creare ambienti protetti per i propri agenti, che avranno a disposizione file e tool per portare a termine i compiti assegnati senza il rischio di “uscire” verso Internet. Il vantaggio pratico è evidente: anziché ricostruire da zero tutta l’infrastruttura che sta sotto, chi lavora a questi sistemi può capire come funziona SPACE e adattarlo alle proprie necessità.
Come funziona SPACE e chi lo sta già adottando
Dal punto di vista tecnico, ogni sandbox SPACE gira dentro una piccola macchina virtuale con un proprio sistema operativo. Questa scelta crea un confine di isolamento netto tra quello che fa l’agente e il sistema host che lo ospita. A coordinare il tutto c’è un piano di controllo centrale, incaricato di gestire la creazione degli spazi di lavoro ma anche la loro sospensione, la ripresa e la rimozione quando non servono più.
Diverse realtà del settore hanno già scelto di puntare sulla piattaforma di Perplexity. Akamai ha lanciato SPACE sulla propria infrastruttura cloud e lavora insieme all’azienda californiana per renderla disponibile ai suoi clienti. Crusoe ha avviato una collaborazione per integrare la sandbox nel proprio catalogo di servizi di intelligenza artificiale gestiti, i cosiddetti Managed AI Services. CoreWeave, dal canto suo, ha pubblicato una guida alla configurazione pensata per gli sviluppatori che vogliono implementare SPACE su CKS.
Per chi intende portare questa tecnologia nei propri progetti, sono disponibili le istruzioni di configurazione insieme alle linee guida sulla sicurezza, utili per integrare SPACE nei sistemi basati su agenti AI. Il repository e la relativa documentazione specificano inoltre quali configurazioni sono supportate e quali componenti fanno parte del pacchetto.
Fonte: TecnoAndroid


