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Estinzioni di massa: tre su cinque forse non furono improvvise

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Tre delle cinque grandi estinzioni di massa che hanno segnato la storia della Terra potrebbero non essere andate come si è sempre pensato. Al posto di un colpo secco, improvviso e devastante, dietro alcuni di questi eventi potrebbe esserci qualcosa di più lento e meno spettacolare, cioè una serie di processi graduali che si sono distesi nel tempo. Una lettura diversa che cambia parecchio il modo di guardare al passato del pianeta e, cosa tutt’altro che secondaria, anche al presente.

Nell’immaginario comune queste crisi biologiche sono sempre state raccontate come catastrofi istantanee, momenti in cui la vita sulla Terra ha subito un taglio netto. È un’immagine potente e facile da ricordare. Eppure, se per tre di questi episodi il meccanismo fosse stato più diluito, la narrazione andrebbe almeno in parte riscritta.

Estinzioni di massa meno improvvise di quanto sembrava

Il punto centrale riguarda proprio la velocità. Quando una scomparsa su larga scala di specie avviene attraverso processi più graduali, il risultato finale può essere comunque enorme, ma il modo in cui ci si arriva è molto diverso. Non un crollo improvviso quindi, piuttosto un’erosione progressiva che solo a distanza di moltissimo tempo appare come un unico grande evento.

Ed è qui che entra in gioco la prospettiva. Guardando indietro, cioè con il senno di poi, un fenomeno che si è sviluppato lentamente tende a sembrare meno drammatico di uno concentrato in un arco di tempo breve. Le estinzioni di massa del passato, almeno tre delle cinque considerate classiche, potrebbero quindi perdere un po’ di quell’aura di cataclisma assoluto che le ha sempre accompagnate.

Questo non significa che siano state irrilevanti, sia chiaro. Significa piuttosto che l’idea di un pianeta colpito all’improvviso da eventi eccezionali, capaci di spazzare via la vita in un attimo, potrebbe non essere la chiave di lettura più adatta per tutti questi episodi. Una sfumatura apparentemente tecnica che però ha conseguenze notevoli quando si prova a fare un confronto con ciò che accade oggi.

Il confronto con l’estinzione causata dall’uomo

C’è infatti un rovescio della medaglia, e forse è l’aspetto più interessante dell’intera questione. Se le grandi crisi del passato appaiono meno brusche, allora il contrasto con l’estinzione causata dall’uomo diventa ancora più evidente. Quella che viene spesso definita la crisi della biodiversità attuale, legata all’attività umana, finisce per spiccare in modo molto più netto.

Il ragionamento è piuttosto lineare. Per lungo tempo le cinque estinzioni di massa sono state usate come termine di paragone, una sorta di unità di misura per capire quanto fosse grave la situazione presente. Ma se almeno tre di quei riferimenti si rivelano il frutto di dinamiche più lente, il metro di confronto cambia e la scomparsa di specie legata all’azione dell’uomo appare ancora più anomala.

In altre parole, ridimensionare la rapidità degli eventi passati non rende affatto meno preoccupante quello che sta succedendo adesso. Anzi, accade esattamente l’opposto. Più le estinzioni del passato vengono interpretate come fenomeni graduali, più l’impatto umano sulla biodiversità emerge con contorni marcati e decisamente più severi rispetto a quanto si potesse immaginare mettendolo accanto a quelle grandi catastrofi della storia terrestre.

Fonte: TecnoAndroid

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