In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il fiuto dei cani potrebbe trasformarsi in un alleato inatteso contro il morbo di Parkinson. Un gruppo di ricercatori del Regno Unito ha messo alla prova alcuni animali appositamente preparati, chiedendo loro di individuare la malattia semplicemente annusando campioni umani. Secondo quanto emerso, i cani addestrati sono riusciti a riconoscere la patologia, e questo apre uno spiraglio interessante sul fronte della diagnosi precoce.
Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Parkinson’s Disease, una rivista di settore dedicata proprio a questa malattia neurodegenerativa. Il punto di partenza era una domanda semplice solo in apparenza. Gli scienziati britannici volevano capire se i quattro zampe potessero davvero essere istruiti a cogliere la presenza del Parkinson attraverso l’olfatto, senza alcun altro indizio a disposizione. Un’idea che a prima vista può sembrare curiosa, quasi da racconto, ma che è stata affrontata con tutto il rigore richiesto da una ricerca scientifica seria.
Parkinson e cani: uno studio in doppio cieco per evitare condizionamenti
L’aspetto forse più importante dell’intera indagine riguarda il metodo. La sperimentazione è stata condotta in doppio cieco, cioè con una procedura pensata per eliminare qualsiasi influenza esterna sui risultati. In pratica nessuna delle persone coinvolte direttamente nelle prove sapeva in anticipo quali campioni appartenessero a individui colpiti dalla malattia e quali no. Un dettaglio tutt’altro che secondario quando si lavora con gli animali, perché un cane è bravissimo a leggere i segnali di chi gli sta accanto, anche quelli più involontari.
Con questa impostazione il rischio che il cane venga in qualche modo guidato verso la risposta giusta si riduce al minimo. Se l’animale segnala un campione come positivo, lo fa basandosi soltanto su ciò che percepisce con il naso. Ed è proprio questo che rende il risultato degno di attenzione. Non si tratta di un esperimento improvvisato o di un aneddoto raccontato da qualche appassionato, ma di una verifica strutturata secondo criteri ben precisi e poi passata al vaglio di una pubblicazione specializzata.
Le speranze per una diagnosi precoce del Parkinson
La parte che accende maggiormente l’interesse è quella legata alla possibilità di arrivare prima a una diagnosi del Parkinson. Lo studio suggerisce che la malattia possa lasciare una sorta di traccia rilevabile dall’olfatto canino, qualcosa che sfugge del tutto ai sensi umani ma che un cane ben preparato è in grado di cogliere. È un’ipotesi affascinante, perché sposta l’attenzione su un canale finora poco esplorato, quello degli odori.
Naturalmente parliamo di un ambito ancora tutto da approfondire e nessuno immagina di sostituire domani gli strumenti clinici con un labrador in ambulatorio. Il valore della ricerca sta altrove. Dimostrare che i cani riescono a distinguere i campioni delle persone malate significa confermare che quella traccia esiste davvero, ed è proprio da qui che possono partire nuove strade per riconoscere il Parkinson nelle sue fasi iniziali.
Per chi convive con questa patologia, e per le loro famiglie, la prospettiva di un riconoscimento più tempestivo rappresenta una speranza concreta. Il lavoro del team britannico, condotto in doppio cieco e pubblicato sul Journal of Parkinson’s Disease, ha mostrato che gli animali addestrati sono in grado di rilevare la malattia annusando campioni prelevati da esseri umani.
Fonte: TecnoAndroid


